Lavoro un 2012 da dimenticare

disoccupazione

Sempre più disoccupati e imprese sul lastrico. Nel 2013 i disoccupati saranno 3 milioni. Tre milioni, circa il 70% del totale, sono anche le aziende che soffrono di problemi di liquidità dovuti al ritardo dei pagamenti. I mancati incassi, per queste imprese, toccano i 40,5 miliardi di euro all’anno.

Cresce a dismisura il numero dei senza lavoro presenti in Italia. Nel 2012, secondo una stima elaborata dall’Ufficio studi della CGIA, il numero medio dei disoccupati è aumentato di 609.500 unità. Nel 2013 l’esercito di coloro che sono alla ricerca di una occupazione  è destinato a salire ulteriormente, per la precisione di altre 246.600 unità. Se per l’anno in corso lo stock dei senza lavoro si attesta attorno ad un dato medio annuo pari a 2.717.500 (che equivale ad un tasso di disoccupazione del 10,6%), l’anno venturo sfiorerà quota 3 milioni (precisamente 2.964.100, con un tasso dell’ 11,5%).

Dati  CGIA di Mestre

Dati CGIA di Mestre

“Una situazione allarmante che sta diventando una vera e propria piaga sociale – afferma il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi –  Purtroppo le condizioni generali della nostra economia sono pessime e questo si riflette negativamente sulla tenuta occupazionale anche delle piccole imprese. Giovani, donne e stranieri sono le categorie più a rischio, senza contare che tra questi ex lavoratori sta aumentando drammaticamente il numero dei disoccupati di lungo periodo”.

Il quadro generale, ricorda la CGIA, è molto pesante: dall’inizio di quest’anno la contrazione dei prestiti bancari erogati alle imprese è stata di 26,7 miliardi di euro (pari al -2,7%), mentre le sofferenze in capo al sistema imprenditoriale sono aumentate di 8,7 miliardi di euro (pari al +10,9%). Se consideriamo che la produzione industriale è scesa del 6,5% e gli ordinativi del 10,4% , appare evidente come la situazione in capo alle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, sia peggiorata drammaticamente. A tutto questo si aggiunge che in Italia oltre 3 milioni di imprese, pari al 70% del totale, soffrono di problemi di liquidità dovuti al ritardo dei pagamenti. Le perdite per i mancati incassi arrivano a toccare i 40,5 miliardi di euro all’anno. I problemi legati ai ritardi nei pagamenti – ricorda la CGIA –  sono all’origine di una moltitudine di problemi che le piccole imprese devono affrontare quotidianamente. La contrazione nell’erogazione del credito avvenuta in questi ultimi anni di crisi economica, nonché la dilatazione dei tempi con i quali le imprese (soprattutto quelle di piccola dimensione) vengono pagate dai propri committenti, hanno contribuito a mettere sul lastrico moltissime realtà.

Le cause di questo malcostume tutto italiano – segnala la CGIA di Mestre che ha elaborato un’analisi condotta da Intrum Justitia – vanno ricercate nei tempi medi di pagamento effettivi che intercorrono nelle transazioni commerciali con le altre imprese e con la Pubblica amministrazione. Nel primo caso i giorni medi necessari per il saldo fattura sono 96; nel secondo caso si arriva addirittura fino a 180 giorni. In entrambe le situazioni siamo maglia nera quando ci confrontiamo con i nostri principali partner economici dell’Ue.

“Dal 1° gennaio – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – avremo pagamenti certi e questa anomalia tutta italiana, che colpisce soprattutto le piccole e micro imprese, dovrebbe finalmente terminare. Infatti, i contratti stipulati dopo il primo dell’anno saranno disciplinati dal decreto legislativo n° 192 che recepisce la Direttiva europea contro il ritardo dei pagamenti.  Una novità che obbliga il committente a pagare entro 30 giorni dal ricevimento della merce o dall’emissione della fattura. Salvo accordi tra le parti, il pagamento può slittare sino a 60 gironi e in casi eccezionali superare anche quest’ultima soglia. Finalmente si ristabilisce un principio fondamentale: chi lavora deve essere pagato in tempi certi e ragionevoli. Chi, invece, non rispetta gli accordi subirà delle sanzioni economiche di tutto rispetto”.

Ora – grazie all’introduzione dell’Iva per cassa, che dal 1° dicembre di quest’anno consente alle aziende con un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro di versare l’Iva allo Stato solo dopo il pagamento avvenuto – e a questa legge che dovrebbe ridurre i tempi medi di pagamento, le piccole imprese hanno qualche strumento in più per difendersi in questa fase economica così difficile.

“Purtroppo – conclude Bortolussi – rimane ancora un grosso problema da risolvere. Ovvero, lo smobilizzo di circa 80-90 miliardi di euro che le aziende private italiane avanzano dalla Pubblica amministrazione. Purtroppo, nonostante l’impegno profuso in questo ultimo anno dal Governo Monti, la lentezza con la quale questi soldi vengono elargiti è sfiancante, con il risultato paradossale che molte piccole aziende rischiano la chiusura per crediti e non per debiti”.

Quest’anno il Pil è previsto attorno al -2,3/-2,5%. I consumi privati si dovrebbero attestare al -3,4%, quelli pubblici al -0,7% e gli investimenti sono destinati a subire un vero e proprio tracollo: -8,1%, con una punta del -10,9% per quelli relativi alle attrezzature e  ai macchinari. Nel 2013 la caduta subirà una frenata, ma ancora una volta tutti gli indicatori saranno preceduti dal segno meno. Il Pil sarà pari al -0,5% circa, i consumi privati  -0,9%, quelli pubblici -0,3%, mentre gli investimenti chiuderanno con un -2,1%.

“Con queste previsioni – conclude Bortolussi – non c’è da meravigliarsi se le aziende non ce la fanno più a trattenere le proprie maestranze. Anche le piccole imprese, che in passato erano riuscite ad assorbire i lavoratori espulsi dalle ristrutturazioni che avevano interessato le grandi imprese, ora sono allo stremo e dopo 5 anni di crisi la loro tenuta è ormai ridotta al lumicino.  Servono delle misure anticicliche in grado di far ripartire l’economia: l’Italia, verosimilmente, rispetterà gli impegni presi in sede europea ma rischia di diventare un Paese sempre più povero”.


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+