L’albero di Natale fuorilegge del Papa

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L’albero del Natale 2012 acceso questa sera da Benedetto XVI ha una circonferenza di 3.5 metri ed un altezza di oltre 22,. Un abete soprano tagliato dal bosco di Pescopennataro (Is) e  trasportato con un bilico a Roma in  piazza San Pietro. “Il Vaticano acquisti un albero finto” ha gridato una cittadina di Bojano che ha protestato durante le operazioni di abbatimento del pregiato esemplare. Enorme lo spiegamento di uomini e mezzi della protezione civile della regione Molise.

Perché si dovrebbe gioire nel vedere un albero così maestoso destinato a diventare un balocco anche se addobbato e ricoperto dallo scintillio di luci e colori?  Cosa rimane una volta  spente le luci e saziata la nostra sete di vanità?  Niente: il vuoto, proprio quello che nasce dal fatto di non riuscire a riconoscere che è l’albero il dono e noi i suoi custodi. Ci si augura, a questo punto, che quanto accaduto non cada nel dimenticatoio e che il sacrificio di questo albero non sia vano e contribuisca a sollevare, invece, l’attenzione e il dibattito su un tema così delicato e centrale quale quello della tutela e del rispetto dell’ambiente, del territorio e delle persone che lo abitano. Ci aspettiamo anche che i responsabili di questo scempio siano chiamati a renderne conto all’intera comunità. Si chiede alla Santa Sede di non accettare più doni di morte ma di celebrare la vita che nasce cambiando questa usanza”.

Pescopennataro viene chiamato il paese degli Abeti, per la presenza sul suo territorio dell’abete bianco; e l’Abete bianco nell’Appennino centro meridionale rappresenta una situazione ecologica abbastanza rara e di interesse particolare per lo studio della biodiversità.

Non è facile trovare abetine che riescono a vivere in territori submontani; uno dei più belli di questi abeti bianchi, pochi giorni fa è stato imbrigliato e tagliato di netto, con i potenti mezzi della Protezione civile, per essere trasportato a Piazza San Pietro ed essere addobbato per le festività natalizie. Ma non è il solo, cinque saranno gli alberi tagliati dai boschi italiani per addobbare la capitale, due proverranno dal Molise (per San Pietro e il Colosseo) e tre dal Trentino (per Piazza Venezia, Pincio e Campidoglio).

E anche se una nota del Campidoglio assicura che”dopo le feste gli alberi di Natale saranno restituiti alla natura, trasformati in compost di qualità grazie alla certificazione Fsc (Forest Stewardship Council) che garantisce la salvaguardia dell’ambiente, attestando che gli abeti provengono dalla normale attività di diradamento forestale operata per favorire lo sviluppo dei boschi” ci sentiamo di dire che i tempi difficili che stiamo vivendo ci impongono maggiore sobrietà e che, semmai, le festività natalizie devono indurci ad un maggior rispetto per la natura: ci sembra impossibile pensare che questi maestosi giganti, silenziosi custodi della nostra storia possano essere sacrificati ad una pratica degna del più sfrenato, capriccioso e anacronistico consumismo e che il loro destino sia quello diventare concime. Lo stigmatizziamo come un gesto grave nella sua assoluta inutilità.

Ma vorremmo dire anche una parola di più: la legge regionale del 23 febbraio 1999 n. 9 “Norme per la tutela della della flora in via di estinzione…” , proibisce la raccolta delle piante ritenute specie in via di estinzione rare e vulnerabili che in quanto tali sono degne di protezione per il loro interesse scientifico e per il mantenimento sia della biodiversità sia dell’integrità dell’ambiente.

In realtà, in dispregio della norma, è sotto gli occhi di tutti,  particolarmente in occasione delle feste natalizie, si estirpano e raccolgono specie vegetali inserite negli elenchi di salvaguardia regionale:

I muschi che possono essere raccolti in quantità inferiori ai 200 g mediante forbici a 2 cm dal terreno; e per quantità superiori, fino ad un max di 1 kg, solo dietro il rilascio di un regolare permesso da parte delle autorità comunali.

Il Pungitopo (Ruscus aculeatus) e l’ Agrifoglio (Ilex aquifolium) la cui raccolta è assolutamente vietata e sanzionata.

Salvaguardare la biodiversità è un obbligo etico di tutta la comunità, non si possono più assecondare  pratiche scorrette in ossequio a  tradizioni popolari ormai incompatibili con la sensibilità ambientale e con il rispetto per la natura che dovrebbero far parte della nostra normale quotidianità.

(Legambiente Molise)


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+