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La verità sull’uranio impoverito

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Si ritorna a parlare dello scottante e drammatico problema dell’uranio impoverito, sostanza impiegata a scopi militari in bombe e missili anche in teatri di guerra, nel ‘95 e nel ‘99, in Bosnia, in Serbia e in Kosovo, dove sono stati impegnati migliaia di soldati italiani, centinaia dei quali morti dopo aver contratto varie forme di tumore. L’uranio impoverito è una sorta di metempsicosi economica capace di trasformare una voce di spesa (le scorie radioattive) in una voce di guadagno. Per l’industria del nucleare è business su business. Nel 2001 i primi militari italiani, impiegati in quei teatri operativi, cominciarono ad ammalarsi e a morire. Ad oggi i nostri soldati morti a causa dell’uranio impoverito sono 314 mentre quelli che si sono ammalati sono 3650.

La drammatica lettera di Giovanna Soria, vedova di uno dei carabinieri del Tuscania che garantirono la pace di Sarajevo, in cui chiede a Sergio Mattarella, come Capo delle Forze armate, che sulla “sindrome balcanica” sia fatta finalmente luce:

“Caro Presidente, mi chiamo Giovanna Soria e rappresento una di quelle tante donne e mamme italiane che anni fa hanno perso uno dei propri cari per una causa che Lei conosce molto bene: i decessi per Uranio Impoverito di molti militari Italiani. Mio marito si chiamava Pasquale Cinelli e faceva parte dei Carabinieri Paracadutisti Tuscania, considerato il corpo d’elite dell’Arma. Da quel 19 novembre 2000 la vita mia e quella di mia figlia Jessica cambiò radicalmente lasciando tutte le conseguenze e le difficoltà che Lei può immaginare. Come Lei ben sa, l’uranio impoverito lavora in maniera subdola ma letale e fino ad ora la questione delle morti dei militari che ha causato non ha avuto la giusta attenzione da parte di chi rappresenta il nostro Paese. Mio marito non si è mai tirato indietro partecipando a molteplici missioni, ed è sempre stato orgoglioso di ricoprire un ruolo importante nelle operazioni di peace keeping, soprattutto nella zona dei Balcani. Adesso però, sento che lui non è orgoglioso di vedere, da lassù, del fatto che lo Stato che lui ha sempre rappresentato con forza, onestà e coraggio lo stia abbandonando. È chiaro, infatti, che la sua morte è stata causata da fattori che all’epoca sono stati più o meno volutamente nascosti. Mi auguro con tutto il cuore che Lei stesso come nuovo presidente della nostra Repubblica prenda atto di tutto questo e che si impegni personalmente affinché venga fatta giustizia e Le sarei grata se potesse concedere un incontro a me e ai familiari delle vittime dell’uranio impoverito. In attesa di un suo pronto riscontro la saluto cordialmente, orgogliosa di essere stata la moglie di un militare che ha creduto fino in fondo nei valori della Patria”.

Le dieci domande sull’uranio impoverito rimaste ancora senza risposta:

1) PERCHÉ non sono state adottate le protezioni per il nostro personale impiegato in zone a rischio già a partire dalle operazioni in Somalia? (e, per chi ha operato nei poligoni, anche molti anni prima!)

a) Intanto era nota un’ampia letteratura sui pericoli dell’uranio impoverito già prima del 1993.

b) Avevamo già notizia dei pericoli all’epoca della prima Guerra del Golfo (1990-1991), soprattutto in seguito a quanto accaduto a Camp Doha in Kuwait. Lo stesso dott. Armando Benedetti del Cisam, in un’audizione presso la Commissione d’Inchiesta del Senato, aveva osservato che i fatti di Camp Doha erano noti in Italia .

c) Alcuni militari italiani avevano visto in Somalia i militari Usa che adottavano tute e maschere (v. testimonianze del maresciallo Pizzamiglio e del paracadutista Marica) e altri avevano visto i carri armati Abrams dotati di armamento e armature all’uranio impoverito (v. testimonianza del maresciallo Diana).

d) Nel 1995 era stato girato per conto della Rai dal regista Alberto D’Onofrio, un documentario dal titolo “La sindrome del Golfo” che mostrava “gli effetti collaterali dell’uranio” (bambini nati con deformazioni).

e) Gli aerei alleati, che hanno operato in Bosnia gettando 10 proiettili, peraltro non rilevati, all’uranio impoverito, sono decollati dalle basi di Aviano e Gioia del Colle, basi sotto i Comandi italiani, e che quindi avrebbero dovuto essere al corrente della presenza di tali armi nei suddetti aeroporti. C’è da chiedersi: sono mai stati interrogati tali Comandi?
Le prime norme apparse sono apparse il 22 novembre 1999 e sono le norme della Kfor (la Forza Multilaterale nei Balcani). Tali norme mettono tra l’altro in evidenza i pericoli dell’uranio impoverito (possibilità di tumori e di nascite di bambini malformi).
Prima dell’emanazione di tali norme, a parte quanto sopra accennato, esistevano le norme per le “basse radiazioni” approntate per la Bosnia da Saceur il 2 agosto 1996 ed emanate a tutti i Comandi della Nato.
In merito c’è da chiedersi perché neppure nei Balcani (oltreché, come si è detto in precedenza in Somalia), sono state adottate le misure di protezione. C’è da chiedersi se il nostro personale poteva disporre di maschere monouso, di guanti monouso, di occhiali monouso e di tute con ricambio.

2) PERCHE’ i Servizi Segreti, a partire dalle operazioni in Somalia, non hanno segnalato, almeno a quanto è dato sapere, pericoli come quelli che erano stati segnalati da nostri militari ai loro superiori?

Non risulta che ad oggi siano state formalmente avanzate delle richieste in merito ai Servizi Segreti, né che loro rappresentanti siano stati auditi dalle Commissioni d’Inchiesta. La stessa questione vale naturalmente anche per i Comandanti delle nostre Forze nelle missioni, a partire da quella della Somalia. Ma già qualcosa doveva essere a conoscenza dei Comandi, in relazione alla guerra del Golfo del 1990-91, per quanto sopra accennato relativamente all’incidente di Camp Doha che ebbe grande notorietà. La problematica non riguarda solo le missioni all’estero, ma anche le attività neipoligoni in Italia e non riguarda solo personale in missione, ma anche personale in destinazione fissa.

3) PERCHE’ non si riesce ancora a sapere quanti sono i morti e i malati militari in servizio e quelli che hanno lasciato il servizio? E quanti sono i civili inviati dallo Stato nelle zone a rischio, appartenenti ad enti come la Presidenza del Consiglio, Ministero dell’Interno e degli Esteri, della Salute, della Giustizia, dell’Economia, dell’Agricoltura e Foreste. Non si menziona qui il personale civile delle Onlus. Le cifre oscillano in modo inaccettabile tra le decine e le migliaia. 2536 è il numero di casi fornito dalla Sanità Militare alla Commissione d’Inchiesta nel 2006. In passato sono state riferite cifre relative ai casi come 44, 312, 1140.

4) PERCHE’ non è stata applicata la L. 308/81, per quanto concerne i risarcimenti. Tale legge stabilisce che la “speciale elargizione” debba essere conferita non solo nel caso sussista la condizione di “causa di servizio” ma anche nel caso sussista la condizione di “in permanenza di servizio”. E inoltre stabilisce che anche per le vittime che hanno compiuto operazioni di vigilanza e soccorso debba essere conferito lo status di “vittime del dovere” (e quindi la speciale elargizione ed altri compensi) indipendentemente dal fatto se sussistano o meno le condizioni per la “causa di servizio”. Perché, ad esempio, non è stato conferito lo status di “vittima del dovere” a chi, come il Capitano Antonino Caruso, ammalatosi in Somalia, aveva effettuato operazioni di soccorso, e ciò in base a quanto stabilito dalla L. 466/80 e dalla L. 308/81, leggi in vigore ben prima di quanto stabilito dalla Legge Finanziaria 2005 e dal DPR 243/66. E perché, quindi, nelle decisioni del concedere/negare i risarcimenti si cita, come fonte di diritto il DPR 243/06, che non era in vigore per tutte le operazioni precedenti il 2006 e non si citano invece le L. 466/80 e 308/81, che invece erano in vigore all’epoca dei fatti? Chi ha autorizzato questa omissione di contesti giuridici specificamente rilevanti?
Inutile dire che si tratta di fatti che hanno escluso indebitamente un grandissimo numero di aventi diritto.

5) PERCHE’, e in base a quali motivazioni, è stata proposta dal Ministero Difesa l’esclusione della legge 308/81 dal nuovo Codice Militare? E perché, pur essendo in vigore per tutti i casi di infortunio nelle operazioni nella Guerra del Golfo, in Somalia, Bosnia, Kossovo, Albania, Macedonia, Iraq, Afghanistan, non è stata applicata, in relazione al conferimento della speciale elargizione e degli altri risarcimenti dovuti in base allo status di “vittima del dovere”, status come sopra accennato legato in particolar modo all’attività di vigilanza, vigilanza che tutti i militari sul campo avevano svolto?

6) PERCHE’ nei poligoni, dove pure esistono rischi per nanoparticelle di metalli pesanti, come finalmente è stato sancito dalla Legge Finanziaria 2008 (art. 2, commi 78 e 79), non sono state adottate le misure di protezione?
Ciò con particolare riferimento ai poligoni di impiego internazionale, nei quali non si può essere sicuri degli armamenti che vengono sperimentati da ditte o forze straniere perché a questi enti si richiede solo un’autocertificazione. E come si può affermare (come purtroppo anche di recente è stato fatto) che nei poligoni non esistono rischi quando nel poligono di Teulada esistono addirittura aree che sono state ufficialmente definite come non più bonificabili e delle quali è stata interdetta l’abitabilità?

7) PERCHE’ le decisioni del Comitato di Verifica, specie quelle relative al diniego della “causa di servizio” vengono ritenute come vincolanti per Previmil, quando non possono che essere dei pareri limitati agli infortuni per i quali si suppone possa sussistere l’esistenza della “causa di servizio”? Mentre, come detto in precedenza, in base a quanto stabilito dalla L. 308/81 i risarcimenti spettano anche qualora esista la condizione della “permanenza in servizio”, aspetto che non compete al Comitato di valutare. E a che titolo il Comitato di Verifica può esprimersi circa la questione delle “cause ambientali ed operative” e dei rischi che ne derivano, dato che ciò non rientra nel campo delle conoscenze dei membri del Comitato di Verifica? Ad esempio il Comitato di verifica non può essere in grado di escludere “rischi ambientali” nelle operazioni in Somalia, o in Bosnia o in altre zone operative e nei poligoni, in quanto queste valutazioni sono di competenza di organismi operativi che, si suppone, debbano conoscere la situazione sul campo.
E’ addirittura capitato che il Comitato di Verifica abbia negato ad una signora residente nell’area di un poligono (vi aveva abitato per 9 anni) e quindi soggetta, in base a quanto stabilito dalla Legge Finanziaria 2008, ai rischi inerenti i poligoni, la “causa di servizio” (e di conseguenza i risarcimenti) senza che la signora non avesse mai neppure prestato servizio. Come è dunque possibile che venga espressa una valutazione sulla causa di servizio quando il servizio non è neppure esistito?
A proposito della “causa di servizio” sopra citata, è bene tener presente una questione troppo spesso dimenticata, e cioè che per i militari la condizione di servizio è valida 24 h su 24, cioè non esiste una “25^ ora” in cui il militare possa essere considerato non in servizio. Ecco perché la legge 308/81 menziona la condizione della “permanenza in servizio”, quale condizione qualificante per ottenere i risarcimenti. L’abolizione della L. 308/81 viene ad abolire indebitamente un aspetto specifico della condizione militare, lede cioè un diritto fondamentale e quindi la sua esclusione dal codice è del tutto inaccettabile, come lo scrivente ha peraltro fatto presente al Ministero della Difesa e alle Commissioni Difesa della Camera e del Senato, in attesa di una revisione di una valutazione certamente errata.

8) PERCHE’ Previmil chiede pareri al Comitato di Verifica su questioni che non sono di competenza del Comitato stesso? Riferendosi ad esempio al caso sopra citato, perché Previmil, che pure doveva essere a conoscenza del fatto che la signora non aveva svolto alcuna “attività di servizio”, si è rivolta al Comitato di Verifica per le Cause di Servizio e perché ha accettato e fatta propria una valutazione che era palesemente errata? E come è stato possibile che Previmil, che pure era a conoscenza della situazione ambientale e di quanto stabilito dalla Legge Finanziaria 2008, abbia addirittura convalidato il diniego basandolo su motivazioni ambientali, motivazioni che, all’opposto, imponevano non il diniego ma il riconoscimento dei rischi e quindi la doverosità dei risarcimenti per la signora?
Non si capisce come il Comitato di Verifica possa asserire, in relazione a numerosi dinieghi, che tali dinieghi sono dovuti al fatto che il personale ha operato in una situazione operativa con caratteristiche di ordinarietà, anche quando ciò era platealmente contraddetto dai fatti. Ad esempio sono stati negati risarcimenti per personale che ha operato in Somalia dove vi sono stati durissimi combattimenti e migliaia di morti. Chi ha effettuato simili valutazioni ovviamente non era nemmeno al corrente di quanto accaduto al “Check Point Pasta” dove, tra gli italiani, vi sono stati una ventina di feriti e tre morti, tutti e tre decorati con medaglia d’oro al valore militare perché avevano condotto operazioni di combattimento. Credo che agli occhi di tutti sia evidente la differenza tra una tale situazione e quella che si riscontra nella ordinaria attività addestrativa o d’ufficio in Italia svolta da militari che lavorano, ad esempio in ufficio presso il Ministero della Difesa, o svolgono attività di addestramento a Castro Pretorio.
In merito alle decisioni del Comitato di Verifica, peraltro convalidate anche da Previmil, lasciano delle perplessità, vicende come quella riguardante il capitano Antonino Caruso, per il quale il Comitato di Verifica ha espresso tre diverse valutazioni in contrasto tra loro. Su queste valutazioni probabilmente dovrebbe esprimere un parere il Ministero della Salute perché, in definitiva, le ultime responsabilità sanitarie dovrebbero essere responsabilità di questo Ministero.

9) PERCHE’ si accetta che il Comitato di Verifica e, sulla sua scia, Previmil, emettano delle valutazioni in materia di risarcimenti per i tumori, valutazioni di natura deterministica, quando invece, da sempre, nella giustizia italiana i Tribunali civili, in relazione a risarcimenti riferentesi a malattie come i tumori, si sono sempre basate su un nesso probabilistico (almeno il 51% di probabilità). Perfino la Commissione Mandelli, che nelle sue relazioni aveva affermato con impropria sicurezza che non potevano esservi nessi tra tumori e attività di servizio prestata, ha poi successivamente dovuto modificare questo giudizio, tanto è vero che lo stesso Prof. Mandelli, in una lettera scritta insieme al Prof. Mele, altro componente della Commissione Mandelli, alla rivista “Epidemiologia e Prevenzione” (n. luglio-ottobre 2001) ha dovuto affermare che ci si riferiva alle patologie tumorali legate al Morbo di Hodgkin “non si può escludere” che queste patologie fossero derivate dal fatti di servizio. La Giustizia Civile del resto ha ritenuto errate le valutazioni espresse dal Ministero della Difesa in vari casi, come quelli di Melone, Marica, Vacca, Di Raimondo, Melis, e ha stabilito dei risarcimenti superiori ai 500 mila euro, rovesciando le valutazioni che erano state fatte in ambito dell’Amministrazione Militare.

10) PERCHE’ non sono state rese note dal Ministero della Difesa le conclusioni a cui è pervenuto lo Studio Signum, uno studio che era stato qualificato come di importanza epocale e ai quali dunque si dovrebbe poter fare riferimento.


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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