La verità sul trasporto pubblico italiano

trasporti pubblici in Italia

I trasporti pubblici in Italia sono gratuiti per circa il 70% – 80%. Faccio un esempio: se io un biglietto del bus o della metrò lo pago 1 euro, alla collettività lo stesso biglietto costa 4 euro, questo perchè il trasporto pubblico locale è pesantemente finanziato dallo stato (comune nel caso di bus e metrò o Regione/Stato per le ferrovie). La Comunità europea, secondo una sua direttiva, aveva stabilito che il massimo di percentuale finanziabile da parte dello stato/enti locali fosse del 50% e che per l’aggiudicazione delle linee ci fossero gare ad evidenza pubblica (di concorrenza nel settore manco a parlarne purtroppo). Noi naturalmente ci siamo inventati gare con cavilli appositi per fare vincere l’ azienda municipalizzata che già operava (in forte perdita) sulle linee esistenti. Altra cosa è l’opportunità di favorire (ulteriormente) coloro i quali prendono il mezzo pubblico. E’ risaputo che le aree più servite delle nostre città (centro di Milano, Roma, Firenze) sono quelle dove di solito lavora gente che guadagna molto di più della media della popolazione. Consideriamo un impiegato di banca neoassunto, 1600 euro al mese netti, tredicesima + premio produttività (2 mensilità aggiuntive) totale 22400 euro/anno e che lavora in centro a Milano e che abita in periferia a 30 Km dal lavoro. L’abbonamento al treno + tutti i mezzi pubblici gli costa circa 50 euro, totale annuo 600 euro. Le spese di viaggio incidono per un 2,68% sul suo reddito. Prendiamo un operaio neoassunto che lavora e vive in periferia 1100 euro al mese + tredicesima totale 14300 euro anno. L’ operaio deve fare 15 Km andata e 15 Km al ritorno per andare al lavoro. Ci va in macchina perchè non esistono collegamenti tra il luogo dove lavora e il costo chilometrico della sua utilitaria è di 0,35 euro al Km (costo di ammortamento carburante assicurazione usura delle parti ecc.) per un totale per 22gg lavorativi al mese di 231 euro al mese e di 2772 euro all’ anno che incidono per il 19,38% sul suo salario. Consideriamo anche che circa il 60% di 2772 euro all’ anno che l’operaio “brucia” nel viaggio sono, al netto della manutenzione delle strade italiane, tasse (iva automezzo, imposte varie, accise carburanti ecc.). Quindi l’operaio cede circa 1663,30 allo stato. Per far muovere l’impiegato di banca lo stato utilizza circa 3000 euro di cui gli tornano solo indietro 600 euro per un saldo negativo di 2400 euro, praticamente per muovere l’ impegato ci vogliono 1,44 operai. Inoltre per i trasporti pubblici si parla di costi di gestione, perchè l’infrastruttura è a carico dello stato al 100%. La mia è una semplificazione estrema ma il vero nodo del trasporto pubblico italiano è proprio questo, ovvero l’enorme spreco di denaro pubblico, per mantenere un servizio pubblico locale che spesso e volentieri soffre di fenomeni di “cattura”, ovvero del fatto che essendo un servizio gestito dalla politica si presta molto a fenomeni di scambio di “favori”, ovvero voti in cambio di posti di lavoro, e ciò abbassa complessivamente la qualità del servizio stesso, vedi carrozze ferroviarie sporche o autobus vecchi e inquinanti oppure linee di bus improduttive (con pochi passeggeri) mantenute nei quartieri per far vedere alla gente che il politico di turno è uno che pensa a loro (sono stati fatti degli studi per i quali alla collettività piuttosto che mantenere determinate linee di autoservizi converrebbe mettere su un servizio a chiamata di taxi gratuito). In europa i trasporti pubblici sono molto più cari dei nostri anche del doppio o del triplo (vedi Londra ma anche Monaco di Baviera) ma sono molto più efficienti, meglio gestiti e puliti pure. Si potrebbe anche introdurre la gratuità totale per incentivare la gente ad utilizzare di più il mezzo pubblico. Forse è ragionevole, ma bisogno contare che di solito il prezzo del biglietto (già molto basso) non è il solo criterio che fa prediligere per il mezzo pubblico piuttosto che quello privato. Ci sono altri criteri che l’utente vaglia prima di compiere una scelta, ovvero la distanza da una fermata, la puntualità, la regolarità (a volte il trasporto pubblico dopo una certa ora chiude), la pulizia ecc. Alla luce di tutto questo forse varrebbe la pena considerare l’opportunità di aumentare il prezzo del biglietto, questo seguito naturalmente da un miglioramento del servizio e da una migliore gestione del sistema, anche con scelte impopolari, come la chiusura delle linee improduttive o il ridimensionamento di alcune municipalizzate un poco sovrabbondanti. Oppure si potrebbe andare tutti in bicicletta, che sarebbe la cosa migliore di tutte, ma questo è un mio sogno… la realtà è più cupa. Giosuè Sordi


Le bugie nel carrello. Le leggende e i trucchi del marketing sul cibo che compriamo. Cos’è esattamente il Kamut? Perché è meglio non mangiare troppo tonno? Le patate al selenio fanno bene alla salute? La mortadella 100 per cento naturale esiste davvero? Dario Bressanini ci accompagna tra gli scaffali di un supermercato immaginario e ci aiuta a capire cosa raccontano, e cosa nascondono, le etichette dei prodotti che acquistiamo.


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+