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La schiavitù del nuovo millennio: Il caporalato

caporalato

“Nelle campagne del Salento modaiolo e di tendenza, nel territorio di Nardò, ogni estate va in scena uno dei fenomeni più beceri della schiavitù del nuovo millennio: il caporalato. Centinaia di stagionali (tra i 400 e i 600) nella bella stagione vengono impiegati per la raccolta delle angurie e dei pomodori. Si tratta di lavoratori “migranti”, che si spostano dalla Sicilia al Lazio, per poi arrivare nelle campagne del Salento e del foggiano, a seconda delle esigenze delle aziende agricole. Per le quali lavorano i “sotto caporali”: coloro i quali hanno il compito di “reclutare” i lavoratori, attraverso un oramai collaudato sistema di telefonate ed sms. Si spostano con dei furgoncini nel buio delle ultime ore della notte, prima che l’alba faccia capolino da Santa Maria di Leuca, la punta più ad est del Salento. Raccolgono “squadre” di non più di 6 uomini e raggiungono i campi. Dove si lavora con la schiena piegata per 12 ed anche 14 ore sotto il sole cocente. Per una paga giornaliera tra i 25 e i 35 euro. Che va però decurtata di 3,50 euro per un panino, di 1,50 per una bottiglietta d’acqua e di altri 5 euro per il “passaggio” fornito dai caporali all’andata e al ritorno. Ulteriori 10 euro invece, occorrono nel caso di un trasporto in ospedale, riducendo la paga ad una ignobile miseria. Il tutto condito da un’infinita sequela di insulti quotidiani e di metodi di lavoro da medioevo. Che si completa nello squallore degli “alloggi”, spesso vecchi casolari abbandonati in cui gli stagionali riescono a trovare posto per un piccolo giaciglio. È la sorte che tocca alla maggior parte di loro, visto che appena 80 fortunati possono usufruire del “ghetto tenda” dotato di luce e acqua, messo in piedi dopo la chiusura della masseria “Boncuri” dove il Comune di Nardò aveva pensato di stabilire i lavoratori sino all’estate del 2011. L’anno della svolta e della ribellione degli stagionali guidati dall’ingegnere camerunense Yvan Sagnet attraverso due storiche settimane di sciopero. Tutta questa storia è poi sfociata in un’inchiesta condotta dai Ros di Lecce denominata “Sabr” e durata tre anni, che dopo le denunce sporte dai migranti (in maggioranza tunisini e ghanesi) tra il 2009 e il 2011, il 23 maggio 2012 portò a 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere, accendendo definitivamente i riflettori su questa organizzazione a struttura piramidale conosciuta da sempre da tutti.

Proprio in questi giorni è andata in scena la quinta udienza del processo iniziato il 31 gennaio 2013: la prossima si svolgerà il 6 novembre. Sono in tutto sette i braccianti costituitisi parte civile, insieme a Regione Puglia, Cgil, Camera del Lavoro, Flai-Cgil e l’associazione Finis Terrae. Assente il Comune di Nardò. Gli imputati rischiano dai 5 agli 8 anni di reclusione ed una multa pari a 2.000 euro a lavoratore. Grazie all’introduzione, nel settembre 2011, del reato penale nell’articolo 603 bis, contenente il nuovo reato di Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Ma il lavoro contro la schiavitù del nuovo millennio è ancora tanto. Come testimonia Antonio Gagliardi, segretario generale della Flai Cgil Lecce. “A livello nazionale insieme alla Uila abbiamo avanzato una proposta di legge che crei una rete che renda obbligatorio per le aziende il reclutamento attraverso i centri d’impiego”. Eventualità che toglierebbe ogni alibi per lo sfruttamento irregolare nel reclutamento della mano d’opera. Dall’agosto 2011, grazie al sindacato, esistono “delle liste d’impiego e di prenotazione per reclutare mano d’opera presenti in tutti i centri d’impiego della Regione” ricorda Gagliardi. Ma la fine della schiavitù è ancora lontana”. Gianmario Leone


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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