La rivoluzione islandese: il popolo sconfigge l’economia globale

Il Cambiamento ha intervistato Hordur Torfason, il cantante e attore islandese che ha organizzato i giorni delle rivolte in Islanda. È anche grazie al suo lavoro sistematico se una protesta nata in maniera spontanea, ma spesso caotica e priva di scopi, si è trasformata in un movimento capace di rovesciare il governo e le più alte cariche, chiedendo con forza l’annullamento del debito.

È giunto in Italia invitato dall’associazione Fare Treviso, che ha organizzato quest’anno un interessante ciclo di conferenze sul tema del debito e sui modelli economici alternativi. Nelle settimane precedenti è stato in giro per l’Europa, poi è volato in Venezuela, quindi è arrivato da noi dove ha avuto tre giorni pieni d’incontri. “Il mio compito adesso – mi spiega – è quello di andare in giro e raccontare quello che abbiamo fatto, come lo abbiamo fatto, e quando e perché. Ce n’è assoluto bisogno”.

Quando nel 2008 le tre principali banche islandesi vennero nazionalizzate ed il governo decise di socializzare i debiti, Hordur aveva già alle spalle anni ed anni di lotte sociali. Ciononostante l’avvenimento lo colse di sorpresa, come accadde all’incirca per tutti gli islandesi. “Quando arrivò la crisi, nell’ottobre 2008, non sapevo cosa stesse succedendo. Fino a pochi giorni prima ci avevano detto che eravamo una delle nazioni più ricche del mondo e d’improvviso le banche fallivano, ci ritrovavamo di colpo senza più niente”.

La rapida fine del “sogno islandese”, che nel volgere di pochi anni aveva stravolto una nazione, fatto annusare a chiunque il profumo di una ricchezza facile, a portata di mano, stava creando una rabbia diffusa. C’erano manifestazioni e qualche tafferuglio, ma tali espressioni di dissenso si concludevano generalmente nel giro di poche ore e lasciavano la situazione inalterata. Mancava organizzazione, nessuno sapeva esattamente cosa andava fatto. “Le proteste a cui partecipai inizialmente erano prive di uno scopo, non vi era alcun tipo di controllo, solo gente che usciva di casa, gridava il proprio malcontento per strada e poi dopo un’ora tornava a casa senza aver ottenuto nulla. Ma non è così che funziona, che si ottiene qualcosa. Ho imparato, a partire dal ’75, che in ciascuna cosa c’è bisogno di disciplina, di lavoro sistematico”.

Così Hordur ha deciso che si sarebbe recato di fronte al parlamento ogni giorno a mezzogiorno in punto. “Chiedevo alle persone, ‘sai dirmi cosa è successo nel nostro paese? Sai dirmi cosa possiamo fare?’” Ma nessuno sapeva rispondere. “Persino i politici, che talvolta intercettavo mentre uscivano dal Parlamento, mi rispondevano che non riuscivano a capire. Loro, che erano stati eletti per guidare il paese, che erano pagati per essere competenti in materia, non si capacitavamo di quanto accadeva”. “Così decisi di organizzare un meeting di protesta. Chiamai un po’ di amici: scrittori, professori, intellettuali, artisti, e chiesi loro di venire in piazza e spiegare alla gente quello che stava succedendo”. In poco tempo, la protesta così organizzata da Hordur riuscì a coinvolgere una quantità enorme di persone, che a loro volta iniziarono a salire sul palco e tenere discorsi. “La chiave del successo sta ne fatto che mai ho pensato di andare in piazza a dire agli altri ‘questo è il mio punto di vista, è così che bisogna fare’. Piuttosto chiedevo alla gente ‘cosa ci potrebbe unire tutti? Cosa vorremmo che succedesse?’ Così giungemmo a decidere tre obiettivi che ci mettevano tutti d’accordo: volevamo che il governo si dimettesse, che il consiglio della Banca Nazionale (la CBI, Central Bank of Iceland ndr) si dimettesse e che si dimettessero anche i membri della authority per la supervisione monetaria”. E neanche a dirlo, ci sono riusciti.

Il resto è storia, sebbene una storia non abbastanza conosciuta, che in molti cercano di tenere nascosta. Prima di salutarci, Hordur e il marito mi raccontano un aneddoto che rende bene l’idea della mentalità islandese, la stessa che ha reso possibile la rivolta contro il debito. All’inizio degli anni Sessanta in Islanda si parlava molto di cambiare la guida da sinistra a destra. Il parlamento prese infine la storica decisione. Il cambiamento avvenne in una notte. Il 25 maggio 1968 gli islandesi tornarono a casa guidando a sinistra; il 26 mattina andarono a lavoro guidando a destra. Nel volgere di una notte vennero cambiati 1662 segnali stradali, tutti gli autobus furono sostituiti. L’unico incidente registrato in seguito fu la rottura di una gamba da parte di un bambino. Immagino sia il genere di cose che Hordur intende quando parla di “lavoro sistematico”.

(Fonte Il Cambiamento)

 


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+