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La balla della Social card agli immigrati, chi istiga al razzismo?

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Le polemiche sull’estensione della social card agli immigrati, ottanta euro ogni due mesi per spese sanitarie, alimentari e per le bollette, è il racconto di una guerra finta su un oggetto inesistente. Gli immigrati possono già averla dal 2012 (governo Monti), con l’appoggio di Forza Italia e Ncd. Ecco l’ordine degli eventi come racconta ibtimes.

La social card estesa agli immigrati è una provocazione inaccettabile. Il clima di intolleranza e di esasperazione è tale che questa ipotesi getta benzina sul fuoco. È poi penoso il tentativo dell’Economia di spiegare un palese errore con commenti tecnici” (Maurizio Gasparri, Forza Italia)

Il governo ritiri l’emendamento sulla social card agli stranieri” (Nunzia De Girolamo, NCD)

Social card agli immigrati? Il governo Renzi istiga al razzismo” (Matteo Salvini, Lega).

A leggere le vibranti proteste di due ex ministri e dell’uomo politico del momento, pare che il governo abbia deciso di fare un regalo agli immigrati ‘cattivi’ nei giorni delle proteste di Tor Sapienza. Non è vero.

Fu l’ultimo governo Berlusconi a inserire la social card: doveva essere un bonus di qualche decina di euro assegnato a quella fascia di cittadini che viveva ai limiti della povertà. A modificarne l’impianto fu il governo Monti (sostenuto tanto da Gasparri che dalla De Girolamo), destinata in via sperimentale ai cittadini dei principali Comuni (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia e Verona.

Il bonus viene quantificato in base a vari parametri, tra cui il numero dei componenti del nucleo familiare e la situazione patrimoniale.  Il criterio per ottenerla non è la cittadinanza italiana, ma la residenza da almeno un anno in uno di quei 12 Comuni. In questo modo possono usufruirne tanto gli italiani che gli immigrati con regolare permesso di soggiorno. A confermare la social card di Monti, con l’idea di estenderne la ristretta platea, anche Enrico Letta.

Immigrazione-razzismo-AfricaAd anticipare i soldi della social card sono le Poste, ma il decreto che doveva sanare parte del debito saltò nel passaggio dal governo Letta al governo Renzi. Ora, per evitare che siano i possessori della social card a sentirsi chiedere indietro i soldi, è necessario piazzare una toppa. Va letto in questo senso l’emendamento del governo. Ma nei giorni in cui si cavalcano le agitazioni di Tor Sapienza per fare un po’ di campagna elettorale, ecco la levata di scudi contro una norma che chi protesta aveva votato due volte.

Il vero problema è che l’emendamento scritto dal Ministero dell’Economia non otterrebbe il risultato sperato (versare alle Poste quanto anticipato nei mesi passati) e va modificato. Tutto qua. E allora, chi è che istiga al razzismo?


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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