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Italia, patria di lavoratori autonomi. Peggio di noi solo la Grecia

Italia lavoratori autonomi

L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto numero di lavoratori autonomi. A rivelarlo sono i recenti dati Eurostat, calcolati su un totale di 30,6 milioni di persone auto-impiegate in Europa tra i 15 e i 64 anni di età.

In Italia i lavoratori autonomi sono molti più della media UE

L’Italia è il Paese del lavoro autonomo. Nella Ue in media la percentuale di autonomi sull’insieme dei lavoratori è del 14% nel 2016, ma nel nostro Paese arriva al 21% degli occupati (4,7 milioni di persone), dietro solo alla Grecia (29%). È probabile che molti di questi sarebbero lavoratori dipendenti in qualunque altro stato europeo.

Eurostat lavoro autonomo

Nei Paesi nordici il lavoro autonomo, infatti, è molto meno popolare: in Danimarca è all’8%, in Germania, Estonia, Lussemburgo e Svezia si mantiene al 9%. In pratica, nelle economie dove i tassi di disoccupazione sono più bassi, anche la scelta di lavorare in modo autonomo è nettamente più bassa: in Danimarca e in Germania i tassi di disoccupazione si arrestano rispettivamente al 4,3% e al 3,7% contro il circa 11% dell’Italia.

Per approfondire: La scarsa qualità del lavoro in Italia

Finte Partite Iva figlie della crisi

Siamo il popolo della Partita Iva, o se preferite delle “false” Partite Iva, la scorciatoia scelta da tanti datori per sottrarsi ai costi dei contratti stabili, inquadrando in una forma di attività autonoma prestazioni tipiche da lavoro dipendente.

In Italia si finge di essere autonomi pur di lavorare. Un’area grigia di precarietà ed elevata dipendenza dal committente, che spesso è unico: mai malattia, ferie, maternità, legge 104 (permessi retribuiti per l’assistenza a parenti disabili, ndr) o licenza matrimoniale. Oggi le Partite Iva sono quei lavoratori che hanno meno diritti di tutti.

Queste “false” Partite Iva si calcola siano oggi circa 600mila, più di una ogni dieci autonomi. E guadagnano poco, molto poco: 8-9mila euro annui, 7-800 euro mensili.

Dietro a questi numeri ci sono uomini e donne costretti dal datore di lavoro (ops, committente) ad aprirsi una Partita Iva. Un modo semplice ed efficace per scaricare sul lavoratore i costi del lavoro.

I giovani sono i più penalizzati

Tra le categorie più sensibili al fenomeno, in Italia, ci sono i giovani. La definizione di lavoratore autonomo ricorre spesso nella quota di popolazione under 35 che lavora fuori dal perimetro tradizionale dei contatti. Sempre secondo le valutazioni di Eurostat, il 35% degli occupati che si qualifica come freelance ha meno di 40 anni, sopra la media del 33% Ue.

Per approfondire: I lavoratori italiani sono i più poveri d’Europa

Il fallimento delle politiche del lavoro

I dati elencati spiegano molto bene il fallimento delle politiche del lavoro attuate in Italia dai governi Renzi e Gentiloni. Solo il 57,7% degli italiani in età lavorativa è occupato. Peggio fanno solo Grecia (52,7%) e Turchia (50,9%).

Il Jobs Act di Renzi non ha migliorato le cose, anzi. Una parte dei contratti atipici si sono trasormati proprio in nuove Partite Iva.

Nel nostro Paese si investe pochissimo per misure di inserimento attivo nel lavoro e manca il personale qualificato

Questa “moda” va avanti da circa un decennio. Che fine faranno il “popolo delle finte partite Iva”?

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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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