In Italia 3.764.236 extracomunitari nel 2013, +127mila in un anno

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Al 1° gennaio 2013 sono regolarmente presenti in Italia 3.764.236 cittadini non comunitari. Tra il 2012 e il 2013 si è verificato un incremento di oltre 126 mila unità. I paesi di cittadinanza più rappresentati sono Marocco (513.374), Albania (497.761), Cina (304.768), Ucraina (224.588) e Filippine (158.308). La comunità cinese è quella che ha fatto registrare il maggiore incremento, sia in termini assoluti (oltre 27 mila unità) che relativi (quasi il 10% in più). La presenza di cittadini del Bangladesh e dell’Egitto si è accresciuta con variazioni superiori al 5% (aumentando di oltre 6 mila unità). Un deciso rallentamento si riscontra, invece, nel caso dell’Ucraina (+0,4%) e una diminuzione per la Tunisia (-0,9%).

Le donne rappresentano il 49,3% della presenza, ma la componente femminile è tradizionalmente molto variabile a seconda delle collettività considerate: prevalente per Ucraina (79,8%) e Moldova (66,9%), in netta minoranza per Egitto, Bangladesh, Tunisia e India.

Continua a salire la quota di minori non comunitari presenti in Italia, che ora è pari al 24,1%, mentre nel 2012 era al 23,9%. Come per la distribuzione di genere, anche nel caso di quella per età si mettono in luce sostanziali differenze tra le varie cittadinanze. La quota di minori sul totale delle presenze varia infatti sensibilmente a seconda delle collettività considerate: si colloca oltre il 30% per le collettività del Nord-Africa, mentre rappresenta poco più del 9% per l’Ucraina.

È in costante crescita anche il numero dei soggiornanti di lungo periodo, di persone cioè con un permesso a tempo indeterminato. Nel 2012 erano 1.896.223, nel 2013 sono 2.045.662 rappresentando il 54,3% della presenza regolare. Tra le prime dieci cittadinanze, la quota di soggiornanti di lungo periodo è particolarmente rilevante per Albania, Tunisia, Marocco ed Egitto (dal 66% al 58,2%) e più contenuta per Cina e Moldova, entrambe al di sotto del 40%.

La distribuzione territoriale degli stranieri da sempre vede il Centro-Nord come area privilegiata di presenza: quasi il 37% dei cittadini non comunitari regolarmente presenti ha un permesso rilasciato/rinnovato nel Nord-ovest, il 28,2% nel Nord-est e il 23,1% al centro; meno del 12% ha un permesso rilasciato/rinnovato nel Mezzogiorno. La regione preferita dagli stranieri non comunitari è la Lombardia (26,5%), seguita da Emilia-Romagna (12,2%) e Veneto (11,6%). Le province nelle quali si concentra maggiormente la presenza straniera sono: Milano, Roma, Brescia, Torino, Bergamo e Firenze. Nelle province di Milano (11,6%) e Roma (8,4%) vive un quinto degli stranieri non comunitari, ma accanto alle grandi città si collocano anche centri di minore ampiezza demografica: nella provincia di Brescia, ad esempio, vivono più stranieri non comunitari di quanti ne vivano nell’intera Campania. La regione preferita dalle prime dieci collettività è la Lombardia. Anche in questo caso, tuttavia, emergono specificità per le varie collettività: per i moldavi, ad esempio, la regione in cui si registra il maggior numero di presenze è il Veneto, per i tunisini è l’Emilia-Romagna, mentre per i cittadini del Bangladesh è il Lazio.

L’incidenza dei soggiornanti non comunitari sul totale della popolazione residente è pari al 6,3% e tocca il suo massimo in Emilia-Romagna (10,5%) e Lombardia (10,2%). La situazione, però, risulta fortemente diversificata a livello territoriale: per 12 province, tutte nell’area del Centro- Nord, il rapporto si colloca oltre il 10%. Quelle per le quali si registra l’incidenza più elevata sono: Prato, Reggio nell’Emilia, Brescia, Modena e Mantova, per le quali il rapporto va dal 12% al 20%.

Le regioni che registrano le incidenze più elevate di soggiornanti di lungo periodo sono, nell’ordine: Trentino-Alto Adige, Veneto e Marche che si collocano tutte oltre il 60%. Non sono le grandi province a registrare le quote più elevate, ma province come Bolzano, Pistoia, Biella, Brescia e Sondrio, dove la quota di soggiornanti di lungo periodo supera il 67%. Nelle province di Firenze (48,1%), Roma (43%) e Napoli (35,7%) tale incidenza è molto contenuta rispetto alla media. Anche Milano con il 50,9% si colloca sotto la media nazionale (54,3%).

Sempre meno arrivi per lavoro. Tra il 2011 e il 2012 prosegue la diminuzione dei flussi di nuovi ingressi verso il nostro Paese. Durante il 2012 sono stati rilasciati quasi 264 mila nuovi permessi, il 27% in meno rispetto all’anno precedente in cui si registravano 361.690 nuovi ingressi. La diminuzione ha interessato più gli uomini (-33%) delle donne (-19,5%), per le quali invece tra il 2010 e il 2011 si era registrato un calo più rilevante. Il rapporto tra i sessi nei nuovi flussi risulta più equilibrato nell’ultimo anno: le donne passano a rappresentare, dal 44,1% del 2011, il 48,7% degli ingressi nel 2012. Sono ancora i nuovi permessi per lavoro a ridursi in maniera più evidente: il 43,1% in meno rispetto al 2011. Quelli per famiglia sono scesi invece del 17% e quelli per altri motivi del 21%. All’interno di quest’ultima categoria sono diminuiti soprattutto i permessi per motivi umanitari e asilo per i quali durante il 2011 si era registrato un picco “storico”; i permessi per studio sono invece rimasti sostanzialmente stabili.

Se osservati in un periodo più lungo di cinque anni i cambiamenti riguardanti i flussi migratori in ingresso sono ancora più evidenti. Nel 2007 gli arrivi per lavoro erano nettamente prevalenti e molto più consistenti in valore assoluto: 150.098 rispetto ai 70.892 di oggi. Dal 2007 al 2012 sono invece notevolmente cresciuti i permessi per famiglia (da 86.468 a 116.891), diventando la modalità prevalente di accesso al territorio Italia; anche i permessi per studio e per asilo e motivi umanitari sono cresciuti tra il 2007 e il 2012.

Nei cinque anni considerati non solo sono cambiati i motivi per i quali si entra in Italia, ma è anche cambiata la struttura per sesso ed età dei nuovi ingressi, con un peso sempre maggiore dei minorenni. Per gli uomini si evidenzia una minore rilevanza di giovani tra i 20 e i 30 anni. Per le donne si registra invece un peso maggiore – nel 2012 rispetto al 2007 – per la classe di età tra i 20 e i 25 anni e una minore importanza relativa delle donne oltre i 30 anni e soprattutto sopra i 40 e 50.

Durante il 2012 sono scaduti oltre 180 mila permessi che non sono stati rinnovati. Nella maggior parte dei casi (46,5%) si è trattato di permessi per lavoro, per il 27% di permessi per famiglia, nel 12% di permessi per studio. Sono stati quasi 84 mila i permessi per lavoro scaduti e non rinnovati, l’8,4% di quelli validi per lo stesso motivo alla fine dell’anno precedente. Si deve anche sottolineare il consistente numero di permessi per asilo e motivi umanitari scaduti e non rinnovati: circa il 28%.

Molti nuovi italiani tra i cittadini non comunitari. Sono sempre di più i cittadini dei paesi non comunitari che acquisiscono la cittadinanza italiana, ulteriore sintomo di stabilizzazione di questo tipo di presenza sul nostro territorio. Durante il 2011 si sono registrate 56.148 acquisizioni di cittadinanza. Di queste 49.836 (l’88,8%) hanno riguardato persone che avevano in precedenza la cittadinanza di un paese terzo. Sono stati soprattutto marocchini (10.732) ed albanesi (8.101) ad accedere alla cittadinanza italiana; seguono, ad una certa distanza le persone provenienti da Egitto, Tunisia, Brasile e Perù. In generale le donne rappresentano il 50,4% del totale delle acquisizioni da parte di cittadini non comunitari. Per alcune collettività la componente femminile è nettamente prevalente: Brasile (65,6%), Perù (71,1%), Ucraina (88,9%) e Filippine (57,9%).

Da qualche anno anche in Italia, come in molti paesi europei, il numero di acquisizioni per residenza ha superato quello di persone che diventano italiane a seguito di matrimonio. Durante il 2012 le acquisizioni di cittadinanza per residenza da parte di persone originarie di paesi terzi sono state 25.079 quelle per matrimonio 14.744.

Per le donne il matrimonio resta però la modalità largamente prevalente per l’accesso alla cittadinanza. Le acquisizioni per questa motivazione rappresentano oltre il 48% del totale per la popolazione femminile, mentre per gli uomini soltanto il 10,4%. Le acquisizioni per motivi diversi dalla residenza o dal matrimonio riguardano soprattutto minori che diventano italiani per trasmissione del diritto dai genitori e persone che, nate in Italia, al raggiungimento della maggiore età hanno i requisiti e richiedono la cittadinanza italiana. Nell’ultimo anno sono state 10.013 le acquisizioni che hanno riguardato queste categorie. Circa 8.000 hanno riguardato minori.

Dal punto di vista territoriale le acquisizioni di cittadinanza interessano soprattutto le province del Nord-est e del Nord-ovest, mentre il numero di acquisizioni risulta molto più contenuto nel Mezzogiorno. Le province che registrano il maggior numero di acquisizioni sono: Milano, Roma, Torino, Brescia e Treviso. Al Sud e nelle Isole hanno inoltre un peso relativo più consistente le acquisizioni di cittadinanza per matrimonio. Dal punto di vista relativo, tuttavia, anche alcune province del Mezzogiorno fanno registrare, a fronte di una popolazione straniera residente non particolarmente numerosa, un’incidenza elevata di stranieri non comunitari che acquisiscono la cittadinanza italiana.

*Dati Istat 


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+