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Il fallimento dei project bond. E come al solito pagano i cittadini

spreco denaro pubblico

Per la Commissione europea doveva essere la trovata del secolo per dirottare fiumi di capitali privati nella costruzione di grandi opere infrastrutturali. Invece, la prima uscita dei project bond è stata un fallimento totale e a farne le spese saranno adesso i cittadini spagnoli, che dovranno sborsare 1,3 miliardi di euro. Non proprio noccioline per uno dei paesi più colpiti dalla crisi finanziaria.

Alla costante minaccia russa di chiudere i rubinetti del gas nei momenti di maggior tensione geopolitica, Bruxelles e il governo iberico intendevano rispondere con una sorta di magazzino sottomarino dove stoccare ingenti quantità di gas, a cui attingere in caso di emergenza. Ma una serie di terremoti ha affossato il progetto e ora Madrid dovrà risarcire gli investitori privati.

Il progetto Castor, al largo del golfo di Valencia, prevedeva infatti un grande deposito offshore a 1.750 metri di profondità, in grado di stipare fino a 1.300 milioni di metri cubi di gas naturale. Una quantità in apparenza enorme, ma pari ad appena 13 giorni di consumo nazionale.

In Spagna di depositi di gas ce ne sono già tre in attività, ma Castor aveva qualcosa in più. Per finanziare l’opera, il governo spagnolo si era avvalso del 2020 Project Bond Initiative, un programma lanciato nel 2012 dalla Commissione europea e dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) per spingere i mercati a investire nelle grandi opere di “interesse comune”.

L’emissione di bond per 1.350 milioni di euro, garantiti dalla stessa Bei, ha permesso al consorzio Escal UGS di trovare in pochi giorni le risorse necessarie per avviare i lavori. A finanziare l’opera sarebbero stati decine di fondi pensione, istituti di credito e fondi di investimento, oltre ovviamente alla Bei che per alzare il rating dei bond ha investito circa 500 milioni di euro di fondi pubblici, di cui 300 milioni nell’acquisto degli stessi bond

L’iniziativa dei project bond altro non è che una versione raffinata di partnership pubblico-privata in cui attori finanziari come fondi di investimento e fondi pensione possono partecipare direttamente all’operazione, dove a socializzarsi sono sempre e soltanto le perdite. Così è stato per Castor, che dei project bond europei era addirittura il progetto pilota.

Quando il consorzio guidato dalla Acs di Florentino Perez, il presidente del Real Madrid, avviò le manovre di immagazzinamento del gas, centinaia di terremoti iniziarono a susseguirsi senza sosta nel paese iberico, con punte fino a 4.2 gradi della scala Richter. Fu lo stesso Istituto Geografico Nazionale ad accertare la relazione tra le iniezioni di gas naturale di Castor e i movimenti tellurici.

Eppure la faglia al largo delle coste valenciane era già stata mappata, e una seria valutazione di impatto ambientale avrebbe dovuto tenerne conto. Così non è stato, e poco importa se sia dipeso da negligenza o da dolo imputabile all’Escal.

Poco importa perché una clausola vessatoria del contratto di concessione, firmato nel 2008 dal governo Zapatero, prevedeva il recupero dell’investimento anche nel caso di interruzione del progetto “per dolo o negligenza dell’azienda concessionaria”. A causa dei terremoti, la scorsa settimana il governo spagnolo ha quindi deciso di “ibernare” Castor e di indennizzare Escal con 1.350 milioni di euro. Denaro pubblico che servirà per risarcire Escal e per ripagare gli investitori che avevano acquistato i project bond.

A rimborsare il consorzio guidato da Florentino Perez sarà il gestore pubblico del gas, Enagas, che si indebiterà con le banche per pagare Escal e poi girerà il debito ai cittadini spagnoli, che per i prossimi 30 anni si ritroveranno nella bolletta del gas una tassa in più da pagare: la “tassa project bond”, come l’hanno già rinominata tra Barcellona e Valencia.

Un’operazione che tra bond emessi, interessi alle banche e costi di mantenimento della piattaforma offshore, rischia di costare ai contribuenti quasi 3miliardi di euro.

Una cifra enorme che dovrebbe mettere in allerta anche il governo Renzi che, attraverso lo “Sblocca Italia”, intende rilanciare il meccanismo dei project bond. Una misura contro la quale è intervenuto addirittura il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, che pochi giorni fa ha evidenziato i gravi rischi sul piano della normativa anti-riciclaggio, sottolineando peraltro l’inefficacia dello strumento promosso dalla Bei.

Chissà se la lezione spagnola ci eviterà almeno questo nuovo grattacapo.

(Fonte recommon)


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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