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Il capitalismo perfetto del futuro

Michio-Kaku

“Ci stiamo muovendo verso una nuova era, quella del “capitalismo perfetto”, dove il consumatore sa moltissimo dei prodotti e i produttori a loro volta sanno moltissimo dei consumatori e dove le curve della domanda e dell’offerta rasentano la perfezione.

In questo quadro il branding e l’immagine diventano paradossalmente ancora più importanti. Il consumatore che di un prodotto conosce tutto deciderà sulla base di ciò che appunto conosce meglio, ad esempio il marchio. In futuro il problema principale per le banche sarà quello di dover affrontare una concorrenza più agguerrita e una libertà di scelta da parte dei clienti ancora più accentuata.

Le banche perderanno le proprie posizioni monopolistiche, perché per effetto delle tecnologie anche le imprese più piccole, come i gestori di carte di credito ad esempio, avranno l’opportunità di affacciarsi all’operatività bancaria……Le banche sono tradizionalmente conservatrici. Ma siamo nell’era dei computer, dove la concorrenza si allarga velocemente grazie all’innovazione tecnologica.

Le banche istintivamente si oppongono ai cambiamenti. Ma chi cerca di contrastare il processo di digitalizzazione è destinato a soccombere. Bisogna cavalcare l’onda tecnologica, senza cercare di resisterle. E bisognerebbe cercare di comprendere le tecnologie sul mercato.

La merce disegna il volto del capitalismo, ma i servizi finanziari del futuro si baseranno su beni intangibili e non su merci. Le imprese che produrranno ricchezza saranno quelle in grado di comprendere il legame tra capitale-merce e capitale intellettuale. Per quest’ultimo non esiste produzione in massa. Le banche devono capire che il benessere del futuro si conseguirà in altro modo.

All’inizio le tecnologie innovative presuppongono sempre costi ingenti. Secondo la legge di Moore, però, i prezzi scendono nel tempo. Le piccole e medie imprese possono quindi essere ugualmente competitive. Le grandi imprese hanno invece un altro problema: proprio a causa delle dimensioni, possono arrancare nel cambiare rotta.

Microsoft e Xerox sono esempi emblematici in questo senso. Microsoft ha rischiato varie volte la bancarotta, evitata all’ultimo minuto da Bill Gates che ha fatto sbarcare il colosso in Internet. Oggi Microsoft ha lo stesso tipo di problema: vista la sua mole, fatica a prendere piede nel segmento dei tablet.

La dimensione non è dunque garanzia di successo. Negli anni Sessanta, Xerox Parc sviluppava personal computer, stampanti laser e interfacce a finestre: c’erano tutti i presupposti, insomma, per applicare al segmento della stampa le tecnologie innovative. Invece l’azienda ritenne che, operando nel ramo stampanti, ai propri collaboratori non servissero i personal computer, e perse il treno.

In sintesi, le aziende piccole possono avere limitati capitali ma sono agili e snelle, e quindi si possono adattare meglio. Anche per questo motivo, fenomeni come Facebook riescono a nascere praticamente dal nulla e arrivare a valutazioni nell’ordine di miliardi di dollari. Le innovazioni arrivano in gran parte dal fronte delle piccole aziende.

Quando gli storici ricostruiranno le dinamiche di questa era, diranno che milioni di indiani e cinesi sono passati dalla povertà al ceto medio. Questo cambiamento demografico è il risvolto positivo del secolo scorso. In passato, a un paese occorrevano 200 anni per industrializzarsi. Ora basta una generazione. Il grande vantaggio della globalizzazione è la velocità con cui la conoscenza può diffondersi in tutto il mondo.

L’evoluzione non è perfetta. Lo dimostra il fatto che la maggior parte delle malattie hanno cause genetiche. Ci sono circa cinquemila patologie, tra cui il diabete o l’Alzheimer, nei confronti delle quali siamo indifesi. L’evoluzione può realizzarsi solo finché si fanno figli. Poiché gran parte dei malati di Alzheimer ha superato l’età fertile, dal punto di vista evolutivo non c’è fretta di creare uomini resistenti a queste malattie.

Nei prossimi trent’anni avremo sconfitto molti di questi difetti genetici tramite la ricerca e la medicina di precisione modellata sul paziente. La spinta principale a “perfezionare” i nostri figli deriva dal desiderio di sconfiggere le malattie. Naturalmente alcuni genitori si spingeranno a volere prole intelligente e geneticamente perfetta. Per questo motivo avremo bisogno di leggi del tutto nuove, che garantiscano ad esempio che non si manipoli a piacimento l’aspetto fisico.

Magari in alcune parti del mondo si potranno comprare illegalmente geni, e sarà difficile impedirlo. Dovremo convivere con questa problematica, con il fatto che un certo numero di individui possa in futuro procurarsi geni violando la legge.”Michio Kaku 

Nel 2100 saremmo totalmente circondati dalla tecnologia, che sarà nascosta nelle tappezzerie, e i volti degli amici appariranno sotto forma di ologrammi nei nostri salotti. In bagno avremo sensori in grado di rilevare DNA e proteine nelle molecole dei nostri corpi per individuare cellule anomale. Saremo in grado di rilevare cellule tumorali dieci anni prima che compaia il cancro. Sulla parete del nostro bagno, vedremmo proiettarsi automaticamente l’analisi del DNA appena effettuata. Con la telepatia potremo far uscire la nostra auto dal garage, comandandola per mezzo di campi magnetici. Gli ingorghi stradali scompariranno, perché il traffico sarà gestito dai computer. Le auto si guideranno da sole, e intanto noi potremo navigare in Internet e leggere le notizie con apposite lenti a contatto o occhiali speciali. La competizione intellettuale aumenterà. Tratto da: “Fisica del futuro” – Michio Kaku 


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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