Il Bengodi continua: Il caro carissimo Quirinale

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228 milioni di euro è il bilancio di previsione per il 2013 dell’Amministrazione della Presidenza della Repubblica, ultimo del settennato del Presidente Giorgio Napolitano. Alla faccia di Napolitano e della crisi.

Un ridicolo taglio c’è stato, ma proprio ridicolo. Infatti nel corso del 2012 sono stati tagliati 24 unità del personale di ruolo (da 823 a 799) mentre è rimasto sostanzialmente stabile (da 103 a 102 unità) l’ammontare del personale comandato e a contratto, il cui rapporto di collaborazione fiduciaria si concluderà alla scadenza del settennato. Durante l’anno passato, si è ridotto anche il personale militare e delle forze di Polizia distaccato per esigenze di sicurezza: 42 unità in meno da 861 a 819.

La spesa complessiva prevista, al netto degli effetti meramente contabili delle partite di giro, dei fondi di riserva e della restituzione di 4.251.000 euro al Ministero dell’economia e delle finanze (che risulta ridotto rispetto ai 5.016.000 euro previsti per il 2012 dovendo scontare gli effetti della sentenza n. 223/2012 della Corte costituzionale), ammonta a 243,6 milioni di euro (234,2 milioni al netto delle ritenute previdenziali a carico del personale, come si è detto incrementate rispetto al 2012), con un calo di quasi due milioni di euro rispetto sia al dato del bilancio assestato 2012 sia al dato dell’iniziale bilancio di previsione dello stesso anno.

La spesa per il personale in servizio e in quiescenza costituisce il 90,88% della spesa complessiva suindicata. La spesa per il personale in servizio (pari al 53,78%) ammonta a circa 131 milioni di euro, in calo di 1,8 milioni di euro rispetto all’iniziale bilancio di previsione per il 2012.

La spesa pensionistica, che ammonta a circa 90,4 milioni di euro, registra un aumento di 2,2 milioni di euro rispetto al 2012 a causa del progressivo incremento del numero dei trattamenti di quiescenza e risulta pari al 37,10% della spesa rispetto al 30,3 % del 2007, anche a causa della riduzione del personale in servizio per effetto del blocco del turn over.

La spesa per beni e servizi, pari a 22,2 milioni di euro (9,12% del totale), risulta in calo di circa due milioni di euro rispetto al 2012, essendo da un lato venute a cessare alcune delle voci di spesa proprie degli esercizi 2011 e 2012 (quali quelle relative alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia) ed essendo state, dall’altro lato, intraprese azioni amministrative volte al contenimento dei costi – in primo luogo nel settore delle dotazioni informatiche – in grado di controbilanciare i maggiori oneri fiscali (IVA e tributi locali) e l’incremento del tasso di inflazione. Anche nel settore dei beni e servizi è possibile riscontrare una linea di progressiva riduzione della spesa – particolarmente impegnativa in un settore che negli anni ha per l’appunto visto sia incrementi dell’indice dei prezzi sia aumentati oneri fiscali – passando dai 25,8 milioni di euro dell’esercizio 2007 e dai 23,9 milioni di euro dell’esercizio 2008 per giungere ai livelli di spesa attualmente previsti.

Sulla base di tale classificazione il totale della previsione di spesa, al netto delle partite di giro dei fondi di riserva e delle restituzioni di risorse al Ministero dell’economia e delle finanze, precedentemente indicato in 243,6 milioni di euro, è così distribuito: all’area delle funzioni istituzionali sono destinati 45,8 milioni di euro (18,80% della spesa complessiva), a quella dei servizi generali 43,2 milioni di euro (17,73%), a quella della dotazione e della valorizzazione del patrimonio artistico 34,7 milioni di euro (14,25%), all’area Sicurezza 15,8 milioni di euro (6,49%) mentre l’area amministrazione assorbe 13,7 milioni di euro (5,62%). Si è infine attribuita ad una specifica area la spesa relativa ai trattamenti di quiescenza per il personale di ruolo, i cui oneri, come già rilevato, restano a carico di questa amministrazione: le risorse destinate a tale area sono pari a 90,4 milioni di euro (37,10%).

Per giustificare le spese elevate rispetto agli altri capi di Stato, per esempio del presidente degli Stati Uniti o della regina d’Inghilterra, il segretario generale della presidenza della Repubblica Donato Marra replica nella nota che “per avere una lettura corretta e non fuorviante” del bilancio di previsione 2013, “il primo dato di cui si deve tener conto è quello relativo al crescente ammontare delle spese pensionistiche. Considerato che tali spese nella generalità degli altri paesi gravano sui bilanci di distinte gestioni previdenziali, il costo comparabile dell’amministrazione del Quirinale ammonta conseguentemente allo stato a 153,2 milioni di euro”. Occorre poi detrarre gli extra costi derivanti dalla gestione, manutenzione e valorizzazione di un compendio immobiliare e naturalistico unico al mondo e aperto alla più ampia fruizione del pubblico, che alla luce delle risultanze di bilancio può essere stimato in circa 30 milioni di euro. E quindi?

In pratica il Quirinale riceve 228 milioni di euro l’anno dal Tesoro ma non gli bastano. E infatti ne spende 243,6, quasi 16 milioni in più. I 16 milioni di differenza vengono pagati in parte coi risparmi degli anni precedenti e in parte con entrate proprie. Il Quirinale incassa 90 mila euro l’anno da “ingressi”.  Altri 60 mila euro dalla “vendita di pubblicazioni e documentazione”. Poi c’è l’azienda agricola 40 mila euro, 200 mila euro vengono incassati dai “proventi attività agro zootecniche della tenuta di Castelporziano”, 40 mila euro dalla “vendita di esemplari fauna selvatica della tenuta di Castelporziano”.  Alla faccia di Napolitano della crisi e dei tagli.


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+