Il banchiere, la moglie, la nuora e quei 13 milioni scudati

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Tredici milioni scudati. Dietro l’operazione per riportare il gruzzolo dalla Svizzera in Italia c’è la famiglia di Giovanni Berneschi. Fino a pochi mesi fa numero uno di Carige e da sempre difensore dell’italianità delle banche.

Tutto nasce dal rapporto Bankitalia che toglie la pelle di dosso alla passata gestione Carige e spinge l’istituto sull’orlo del commissariamento. Tra decine di questioni da chiarire (le carte sono in mano alla Procura di Genova), Bankitalia segnala che nel 2012 la famiglia di Berneschi, per decenni padre e padrone della Carige, ha scudato 13 milioni. Operazione fiscalmente lecita. Sulle carte non compare il nome di Berneschi, ma di sua moglie e di sua nuora. Su questo si soffermano gli ispettori. Perché le due donne non avrebbero un reddito che giustifichi un tale patrimonio. Ecco allora le domande dei pm (pur senza ancora addebiti formali): i 13 milioni sono da riferire a Berneschi? E da dove provengono? Non solo: le somme rientrano in Italia attraverso il Centro Fiduciario Carige, che garantisce riservatezza ai correntisti più “pesanti”. L’operazione, però, doveva essere segnalata a Bankitalia. Cosa che non sarebbe avvenuta.

Insomma, un’altra tegola per Carige. Proprio ieri era emerso che lo stesso Berneschi è indagato per i fidi concessi all’imprenditore Andrea Nucera, latitante ad Abu Dhabi. I pm sottolineano le condizioni favorevoli concesse nonostante pregresse sofferenze. Sì, proprio a quel Nucera, re del mattone in Liguria, che aveva avviato operazioni immobiliari faraoniche approvate e progettate da sindaci e architetti del centrosinistra. L’istituto di credito che tiene i cordoni della borsa dell’economia ligure è diventato da anni un parlamentino trasversale degli affari locali. Basta vedere chi sedeva nel cda dell’epoca Berneschi (assolto dall’accusa di aggiotaggio per la scalata Unipol-Bnl). Accanto a lui Scajola. Non l’ex ministro Claudio, ma il fratello Alessandro (vicepresidente). Nella fondazione anche il consuocero. Vicepresidente della Fondazione era Pierluigi Vinai, scajoliano, candidato sindaco Pdl a Genova. Nella controllata Carisa (Savona) ecco Luciano Pasquale definito da Claudio Scajola “manager di grande caratura”.

Banca Scajola? No. Nella Carige c’era Luca Bonsignore, figlio dell’europarlamentare Vito (Udc poi Pdl, nominato nelle intercettazioni di Massimo D’Alema ai tempi dei furbetti del quartierino). E poi ecco Alessandro Repetto, già presidente della Provincia di Genova (centrosinistra). Altri Pd non mancano: nel consiglio di indirizzo della Fondazione ex onorevoli come Graziano Mazzarello ed ex assessori come Massimiliano Morettini (toccato dall’inchiesta Mensopoli, poi prosciolto). Ma si ritrovano tesorieri del Pci ligure a guidare banche del gruppo. Nel cda sedeva anche Bruno Cordazzo, presidente Legacoop Liguria, socio di peso della Carige.

Non manca nessuno, perfino la Curia, cui la Regione di Claudio Burlando aveva lasciato il posto che le spettava nel cda della Fondazione. Dalla banca è passato Marco Simeon, pupillo di Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco, poi approdato a incarichi romani (Rai). Lo stesso Vinai (vicino all’Opus Dei) era stato appoggiato da Bagnasco quando si candidò a sindaco di Genova. Gradito in Curia anche il potente Flavio Repetto. Nessuna sorpresa, quindi, se anni fa in molti a Genova avevano sponsorizzato l’ingresso dello Ior nell’azionariato Carige. L’Istituto vaticano ha acquistato e rivenduto 100 milioni di bond Carige.

Intanto nel mirino dei pm (pur senza indagati, finora) finiscono alcuni finanziamenti: come la contestata operazione degli Erzelli. Decine di grattacieli che dovevano ospitare la cittadella della tecnologia e che invece rischiano, secondo i critici, di diventare un’operazione immobiliare sostenuta con denaro pubblico. Un progetto guidato dall’imprenditore Carlo Castellano (Pd) e voluta dal centrosinistra, Burlando in testa. Poi ecco finanziamenti al patron del Genoa, Enrico Preziosi, agli Orsero, i re della frutta. E infine alle colonie bergamasche, operazione immobiliare della famiglia Spinelli (ex patron del Genoa, poi del Livorno) e della Curia di Savona.

Una gestione sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno, a parte il ragionier Luigi Barile, un semplice socio, ha aperto bocca. E oggi ecco affacciarsi nuovi nomi per le poltrone di comando. Magari con lunghe frequentazioni di potere, partito o sacrestia. Amici o figli dei passati vertici. Che tutto cambi, perché nulla cambi. Procure permettendo.

(Fonte Il Fatto Quotidiano – 26 Ottobre 2013)


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+