Il 2015 anno nero per i diritti umani nel mondo

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Il 2015 è stato un anno nero sul fronte del rispetto dei diritti umani nel mondo. Amnesty International, ha presentato il suo rapporto annuale che documenta la situazione dei diritti umani in 160 paesi e territori durante il 2015. Secondo l’ong l’Onu ha fallito nel suo ruolo vitale.

In molte parti del mondo, un notevole numero di rifugiati si è messo in cammino per sfuggire a conflitti e repressione. La tortura e altri maltrattamenti da un lato e la mancata tutela dei diritti sessuali e riproduttivi dall’altro sono stati due grandi fonti di preoccupazione. La sorveglianza da parte dei governi e la cultura dell’impunità hanno continuato a negare a molte persone i loro diritti.

Oltre 122 Stati hanno praticato maltrattamenti o torture, 30 Paesi hanno rimandato illegalmente indietro rifugiati e 19 tra Paesi, governi e gruppi armati hanno commesso crimini e altre violazioni.

Per l’Italia dieci sfide ancora aperte. Dall’immigrazione, alla violenza sulle donne, al sovraffollamento delle carceri, passando per il riconoscimento delle famiglie di persone dello stesso sesso fino all’esportazione delle armi. Amnesty auspica la chiusura degli ultimi quattro ospedali psichiatrici giudiziari ancora operativi nel nostro Paese.

Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International: “Milioni di persone stanno patendo enormi sofferenze nelle mani degli stati e dei gruppi armati, mentre i governi non si vergognano di descrivere la protezione dei diritti umani come una minaccia alla sicurezza, alla legge, all’ordine e ai valori nazionali, la protezione internazionale dei diritti umani rischia di essere compromessa da interessi egoistici nazionali di corto respiro e dell’adozione di misure draconiane di sicurezza che hanno portato a un assalto complessivo ai diritti e alle libertà fondamentali”.


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+