I Paesi emergenti sono i veri padroni dell’economia

Paesi-emergenti

Nel 2017 le economie che una volta venivano considerate emergenti arriveranno a produrre il 74% del Pil mondiale. In cinque anni, quindi, questi Paesi distribuiranno sul globo il doppio di beni e servizi prodotti dai Paesi industrializzati. Il cambiamento si è ormai imposto e le economie avanzate sono relegate nella retroguardia. Parlare quindi, oggi, di Paesi Emergenti è etimologicamente improprio poichè gli stessi sono già emersi e hanno tassi crescita che i Paesi Avanzati invidiano.

Autore della notizia è il Fondo Monetario Internazionale che indica un dato prevedibile ma al contempo allarmante. Nel 2013, per la prima volta, i paesi “emergenti” produrranno la maggior parte dei beni e dei servizi del mondo. Nel decennio passato la quota di Pil mondiale da essi prodotto ha superato quella dei Paesi industrializzati; ed entro cinque anni sarà il doppio di quella dei paesi industrializzati. Il cambiamento negli equilibri dell’economia globale è così grande che qualunque azienda che concentri le sue attività nelle economie occidentali sta vivendo nel passato.

I dati del rapporto parlano chiaro. Nel 1982-1987, i paesi avanzati o industrializzati producevano il 69 per cento del Pil mondiale, quelli in via di sviluppo o emergenti ne producevano il 31 per cento. Nel 1992-1997, i due gruppi sfioravano la parità, sia pure ancora con un lieve predominio occidentale: 54 per cento del Pil mondiale proveniva dai Paesi avanzati, 46 per cento dai Paesi emergenti. Nel quinquennio 2002-2007 si è verificato il primo sorpasso: solo il 33 per cento del Pil mondiale era prodotto dai Paesi industrializzati, mentre quelli emergenti producevano il 67 per cento. E nel quinquennio in corso, 2012-2017, il gap continuerà a crescere, fino a doppiare l’economia occidentale: 26 per cento del Pil mondiale prodotto dai Paesi avanzati, 74 per cento da quelli emergenti.

Negli anni ’80, afferma l’ex-capo economista della Goldman Sachs, Jim O’Neill, una crescita del Pil cinese del 10 per cento annuo era meno importante per il resto del globo di una crescita dell’1 per cento del Pil Usa. Oggi una crescita dell’8 per cento della Cina è più importante di una crescita del 4 per cento dell’America. E il peso delle “nuove economie” è destinato a continuare ad accentuarsi: entro il 2018 non ci sarà un solo Paese europeo tra i dieci che maggiormente contribuiscono al Pil mondiale. Se nel 1982 gli Stati Uniti contribuivano da soli a quasi il 30 per cento del Pil mondiale, oggi contribuiscono al 12 per cento. E nel 2018 Cina e India, da sole, rappresenteranno quasi la metà del Pil del mondo.

“Ragazzi, quando ero piccolo, i miei genitori mi dicevano: “Tom, finisci quello che hai nel piatto; in Cina e India la gente muore di fame”. A voi io dico: “Ragazze, finite i vostri compiti, perchè in Cina e India la gente è affamata dei vostri posti di lavoro”, Thomas L. Friedman.


Bric. I nuovi padroni dell’economia mondiale. Dieci anni fa, Jim O’Neill ha avanzato un’ipotesi sconcertante: i paesi del G7 – come gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Giappone – avrebbero smesso di essere le superpotenze economiche del pianeta. La globalizzazione avrebbe dato avvio a una nuova era, in cui i paesi emergenti (Brasile, Russia, India e Cina: nazioni popolose, in forte urbanizzazione, ricche di materie prime e piene di ambizione) avrebbero spodestato le più grandi economie occidentali. Così sono nati i BRIC.


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+