Gli spostamenti globali dei ricercatori

Non cervelli in fuga, ma sempre più mobili verso nuove destinazioni. Il quadro lo dipinge Nature che ha pubblicato un rapporto sugli spostamenti globali dei ricercatori basato su migliaia di interviste. La situazione e dinamica, in particolare nei paesi emergenti, con lo spostamento del baricentro della ricerca verso l’Asia. Le frontiere sono sempre meno rigide, e le reti di ricercatori sempre più globali. L’Italia e incapace di attrarre scienziati: solo il 3 per cento di quelli che lavorano nel nostro paese arriva dall’estero. Contro il 17 per cento della Francia, il 23 per cento della Germania, per tacere del 33 per cento del Regno Unito o del 38 per cento degli Stati Uniti. Persino Spagna e Brasile ci superano, arrivando al 7 per cento. Al primo posto la Svizzera, la cui popolazione di scienziati è costituita al 57 per cento da stranieri, seguita da Canada e Australia.

Tra i paesi ricchi solo il Giappone si avvicina all’Italia con il 5 per cento di ricercatori stranieri. I due paesi non sono attraenti perché hanno burocrazie rigide e sistemi chiusi: per chi viene dall’estero e difficile ottenere un lavoro. Va meglio con la percentuale di ricercatori italiani che lavorano all’estero: il 16 per cento, in particolare in Stati Uniti e Regno Unito, seguite da Francia e Germania. Un dato non bassissimo. ma che non giustifica gli allarmi sui cervelli in fuga. Secondo i risultati di un sondaggio effettuato da Nature il 60 per cento dei ricercatori intervistati indica la Cina come paese di riferimento futuro. Infatti non è troppo diverso da quelli di altri paesi come la Francia (13 per cento) e la Germania (23 per cento). Mentre supera gli Stati Uniti che hanno solo il 5 per cento dei ricercatori all’estero. I ricercatori italiani sembrano più avanti rispetto alle istituzioni scientifiche del nostro paese. Dato che contribuiscono a pieno titolo al sistema di mobilità globale su cui si regge la ricerca. Paesi come l’India, che ha il 40 per cento dei propri ricercatori all’estero o la Cina, soffrono del problema opposto: non riescono a trattenere i talenti di casa. Ma la situazione sembra destinata a cambiare. Quasi il 60 per cento dei ricercatori sostiene che nel 2020 la Cina produrrà la scienza migliore nel proprio campo. Anche l’India è indicata dal 30 per cento degli scienziati come punto di riferimento futuro, mentre scendono gli Stati Uniti e crollano i paesi europei. Tuttavia, meno del 1o per cento sarebbe disposto a trasferirsi in Asia, mentre Stati Uniti, Europa, Canada e Australia restano le destinazioni preferite. I fattori principali che spingono a lasciare il proprio paese sono opportunità di carriera e possibilità di lavorare in gruppi di ricerca di qualità. Le barriere culturali sembrano però ostacolare i paesi asiatici, che non sono ancora in grado di attrarre ricercatori da Europa e Nord America.

(Fonte Le Scienze – Alessandro Delfanti)


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+