Gli abusi fiscali delle multinazionali

Dopo un’ondata di scandali fiscali internazionali, il gruppo dei governi europei favorevoli a una maggiore trasparenza fiscale sta finalmente cominciando a crescere. Tuttavia, la battaglia non è ancora vinta, in quanto un numero non indifferente di governi rimane su posizioni contrarie. Nel frattempo, relativamente alle misure di contrasto alle pratiche di abuso (evasione ed elusione fiscale) attuate dalle multinazionali, il quadro desta più di una preoccupazione. Nonostante lo scandalo LuxLeaks, il numero di accordi fiscali segreti (tax-ruling) tra i governi europei e le multinazionali è salito alle stelle. I governi europei continuano inoltre a sottoscrivere trattati fiscali alquanto controversi con i paesi in via di sviluppo. Tali trattati possono facilitare pratiche di elusione fiscale da parte delle imprese multinazionali e a imporre restrizioni sui sistemi fiscali nei paesi in via di sviluppo. Paesi che continuano a pagare un prezzo troppo elevato per le iniquità di un sistema fiscale globale che non hanno contribuito a creare. Purtroppo la stragrande maggioranza dei decisori politici europei rimane tuttora fortemente contraria all’idea di coinvolgere con pari voce in capitolo e pari dignità i paesi più poveri nel processo di riforma della fiscalità internazionale. Ecco i dati del rapporto Survival of the Richest realizzato da un network di 47 organizzazioni non governative di 20 paesi europei, tra cui le italiane Oxfam Italia e Re:Common.

Gli accordi fiscali (tax-ruling) segreti siglati dai Paesi UE con compagnie multinazionali sono in vertiginoso aumento. Una tendenza che non sembra essere stata minimamente scalfita dallo scandalo LuxLeaks detonato nel novembre del 2014.

Dai 547 accordi siglati nel 2013 si è passati ai 972 del 2014, fino a raggiungere i 1.444 in vigore in UE alla fine del 2015. Dall’analisi dei dati forniti dalla Commissione Europea, si tratta di una crescita complessiva di oltre il 160% in soli due anni (2013-2015) e di un aumento di quasi il 50% dal 2014 al 2015.

Trattandosi di accordi “segreti” fra imprese e autorità fiscali, al pubblico non è dato conoscere il loro contenuto. Tuttavia, lo scandalo LuxLeaks e le indagini sui casi di aiuto di stato condotte dalla Commissione con alcune decisioni eclatanti già rese pubbliche (su tutte la decisione sul caso dei ruling irlandesi a favore delle compagnie del gruppo APPLE dello scorso agosto) hanno dato chiara evidenza di come tali accordi permettano alle corporation di ottenere un trattamento fiscale di favore nonché un vero e proprio vantaggio competitivo rispetto alle piccole e medie imprese nazionali. I tax-ruling prefigurano di fatto l’introduzione di regimi fiscali privilegiati, che permettono alle corporation beneficiarie di ridurre drasticamente il carico fiscale sui propri utili globali, dare adito a pratiche elusive, erodendo la base imponibile in altri Paesi e contribuendo a sottrarne cospicue risorse erariali. Il Belgio e, incredibilmente, proprio il Lussemburgo sono in cima alla classifica dei Paesi UE con il più alto numero di tax-ruling in vigore alla fine del 2015. I ruling italiani in vigore alla fine dello scorso anno erano 68 secondo il modello di contabilizzazione della Commissione.

“Il rapporto Eurodad presenta un’Europa ancora in chiaro-scuro sotto il profilo di alcune misure di giustizia fiscale che Oxfam ritiene imprescindibili per contrastare con efficacia gli abusi fiscali di corporation e individui facoltosi, arginare la corsa al ribasso in materia fiscale fra i Paesi, garantendo un fairplay fiscale nella comunità europea, avendo cura degli impatti sui Paesi più poveri e contestualmente potenziando la raccolta di risorse erariali indispensabili per aumentare investimenti a favore dei cittadini più vulnerabili – commenta Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia – L’Italia può e deve giocare un ruolo propulsivo e progressista in fase di negoziato nei processi di riforma fiscale continentale e nel recepimento più ambizioso di direttive già approvate, dando prova di un Paese attento alle questioni di giustizia fiscale”.

Gli autori del rapporto Survival of the Richest, rappresentanti di una coalizione di organizzazioni della società civile europea, tra cui le italiane Oxfam Italia e Re:Common, hanno condotto un’analisi comparativa sui progressi relativi a specifiche misure di giustizia fiscale in 18 Paesi europei. Ne è emerso che:

  • sta crescendo il sostegno a misure di trasparenza sui beneficiari effettivi di società, fondazioni e trust. Per la prima volta infatti il gruppo dei Paesi favorevoli all’introduzione di registri pubblici centralizzati dei titolari effettivi è maggioritario rispetto ai Paesi contrari;
  • si registra qualche segnale positivo nel supporto a misure di maggiore trasparenza societaria con un incremento dei Paesi schierati a sostegno dell’introduzione dell’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese per le grandi multinazionali operanti nella UE. Misura indispensabile per disporre di informazioni disaggregate sull’operato delle corporation e sul livello di effettiva tassazione nei diversi Paesi in cui queste sono presenti tramite proprie sussidiarie. Il numero dei Governi UE contrari all’introduzione di questa misura è tuttavia ancora superiore a quello dei suoi sostenitori.
  • Sul fronte degli impatti sui paesi in via di sviluppo va annoverato come i Governi europei continuino a siglare controversi trattati fiscali che ledono i sistemi di tassazione dei Paesi in via di sviluppo. In totale gli accordi siglati dai Paesi UE presi in esame nel rapporto sono 752. In media questi accordi contribuiscono ad abbassare l’aliquota fiscale nei Paesi in via di sviluppo di circa 3,8 punti percentuali.
  • Più della metà dei Governi UE analizzati nel rapporto mantengono un orientamento politico contrario all’idea di permettere ai Paesi in via di sviluppo di partecipare a pieno titolo al processo di riforma della fiscalità internazionale. Non c’è un solo Governo del vecchio continente che supporti in maniera attiva la proposta dei Paesi poveri di creare un nuovo organismo intergovernativo in materia fiscale sotto l’egida delle Nazioni Unite che permetterebbe ai Paesi in via di sviluppo di avere una pari voce nella definizione di nuove regole e standard fiscali globali.

Nonostante l’impulso al processo di armonizzazione fiscale nella UE, esplicitato dal sostegno ai principi cardine di una base imponibile comune consolidata per l’imposta sulle società (CCCTB) – che può rappresentare un serio baluardo anti-elusivo – l’Italia ottiene nel rapporto un giudizio tendenzialmente negativo lungo gli indicatori analizzati. Tale giudizio è riconducibile in parte a una posizione dell’esecutivo italiano poco progressista sulle misure più ambiziose in materia di trasparenza fiscale. Non è infatti ad oggi noto il posizionamento del nostro Governo su una autentica rendicontazione pubblica paese per paese e preoccupa la propensione – resa esplicita da una consultazione pubblica lanciata pochi giorni fa dal Dipartimento del Tesoro – a non garantire al vasto pubblico l’accesso incondizionato ai registri dei titolari effettivi di società e fondazioni, concedendolo esclusivamente a una ristretta platea di ‘portatori di legittimo interesse’. D’altra parte pesa sul giudizio il carattere ‘estremamente restrittivo’ di alcuni trattati fiscali che l’Italia ha in vigore con i Paesi in via di sviluppo come la Repubblica Democratica del Congo. Completa il quadro la mancanza di supporto dell’Italia all’organismo intergovernativo in materia fiscale sotto gli auspici dell’ONU.

Il rapporto elelnca anche 12 raccomandzioni ai governi europei. Tra queste c’è l’invito ad adottare registri dei titolari effettivi di società, fondazioni, trust e strutture legali simili, con informazioni completamente ed incondizionatamente accessibili al pubblico e disponibili in formato open data leggibile da un’applicazione informatica; a introdurre per tutte le grandi multinazionali l’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese; a realizzare e pubblicare analisi di tutte le politiche fiscali nazionali e comunitarie, comprese le società veicolo, i trattati fiscali e gli incentivi per le imprese multinazionali; a garantire che il nuovo standard globale sullo scambio automatico di informazioni, sviluppato dall’Ocse, includa un periodo di transizione per i paesi in via di sviluppo che attualmente non sono in grado far fronte a richieste di scambio automatico di informazioni per via della debolezza strutturale delle loro amministrazioni fiscali; ad adottare misure efficaci di protezione dei whistleblower per tutelare chi agisce nell’interesse pubblico.


Condividi:

Ti potrebbe anche interessare:

This entry was posted in Economia and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.

About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+