Fukushima la nuova Cernobyl

Il rapporto “Fukushima, un anno dopo” presentato in questi giorni da Greenpeace International a quasi un anno dal disastro nucleare, giuge alla conclusione che “si è trattato di un disastro causato dall’uomo che potrebbe ripetersi in ciascuno degli impianti nucleari del pianeta, mettendo a rischio milioni di persone”. Jan Van de Putte, esperto di sicurezza nucleare di Greenpeace International, evidenzia quello che la lobby nucleare ha tentato di negare attribuendo tutte le colpe al terremoto/tsunami che colpì il Giappone: “Anche se fu innescato tecnicamente dal terremoto e dallo tsunami dello scorso 11 marzo, il disastro di Fukushima è stato causato dal fatto che le autorità giapponesi hanno deciso di ignorare i rischi del nucleare e di dare priorità agli interessi economici piuttosto che alla sicurezza.

Fukushima la nuova Cernobyl? Come sanno gli abitanti di Pripyat, la cittadina sovietica costruita per i dipendenti di Cernobyl, l’evacuazione da una zona in cui c’è stata una catastrofe nucleare è senza ritorno. Dopo 26 anni il tempo sembra essersi fermato e le bandiere con falce e martello sventolano ancora sui lampioni come il giorno in cui venne chiesto ai residenti della città di salire sugli autobus. Un destino simile attende anche le 80mila persone allontanate un anno fa da Fukushima. Il governo giapponese alimenta la speranza di un ritorno, ma la vita senza vicini, e senza gli allevamenti e l’industria ittica della zona, non sarebbe più la stessa.

Buona parte della regione è destinata a morire come Pripyat. Ci vorranno decenni per estrarre il combustibile dai reattori, se mai sarà possibile. Il mondo è rimasto ammirato dalla velocità con cui i giapponesi hanno sgombrato le macerie dello tsunami che aveva devastato la sua costa nordorientale, ma ormai è chiaro che l’incidente nucleare avrebbe potuto essere una catastrofe peggiore. Se la centrale di Fukushima fosse stata abbandonata, come avrebbe voluto l’azienda che la gestiva, la Tepco, si sarebbe potuta innescare una reazione a catena di fusioni del nocciolo che avrebbe costretto a evacuare anche Tokyo. Un’ipotesi apocalittica, ma secondo la Fondazione per la ricostruzione del Giappone – un’équipe di professori, giuristi e giornalisti che ha indagato per sei mesi sulla tragedia – certo non remota. I dirigenti della Tepco sono quelli che escono peggio da questa indagine. L’ex primo ministro Naoto Kan, che non si fidava della Tepco ma poi ha scelto consulenti senza esperienza, ne esce un po’ meglio. Il vero eroe è stato il direttore dell’impianto, Masao Yoshida, che ha continuato a versare acqua di mare nei reattori.

Con solo due dei suoi 54 reattori nucleari in funzione, il Giappone oggi importa carbone e petrolio, e non potrà rispettare il limite di emissioni del protocollo di Kyoto. L’eccessiva fiducia che aveva riposto nell’energia nucleare come alternativa “pulita” a carbone e petrolio dovrebbe far riflettere il resto del mondo. Anche i giapponesi pensavano che da loro una tragedia come quella di Cernobyl non sarebbe mai successa.

(Fonte The Guardian)

 


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About Claudio Rossi

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