Ecosistema Rischio Industrie: Scuole e centri commerciali nelle aree a maggior rischio

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Gli insediamenti industriali che trattano sostanze potenzialmente pericolose, quali impianti chimici, petrolchimici, depositi di gpl, raffinerie o depositi di esplosivi o composti tossici, possono costituire un rischio per l’ambiente e la popolazione. In caso d’incidente o di malfunzionamento dell’impianto, infatti, la presenza di tali sostanze può contribuire a causare incendi, contaminazione dei suoli e delle acque o nubi tossiche. In Italia sono attualmente presenti 1.152 impianti industriali che trattano sostanze pericolose, definiti insediamenti suscettibili di causare incidenti rilevanti e sottoposti alle specifiche norme di controllo e tutela. Tali insediamenti sono situati nei territori di 739 comuni. Con il progetto Ecosistema rischio industrie, campagna nazionale di monitoraggio, prevenzione e informazione per la mitigazione dei rischi naturali e antropici, Legambiente e Dipartimento della protezione civile hanno realizzato un’indagine volta a focalizzare l’attenzione su alcuni temi legati alla sicurezza dei cittadini e alla tutela dell’ambiente nei comuni italiani dove sono presenti insediamenti a rischio d’incidente rilevante.

La legge prevede, per tali specifiche tipologie di stabilimenti, che vengano perimetrate le aree circostanti all’insediamento nelle quali, nell’eventualità di un incidente, possono riscontrarsi conseguenze sull’ambiente o sulla salute della popolazione. Poiché la gravità degli effetti di un incidente è proporzionale alla distanza dal luogo dell’incidente e ai tempi di esposizione, l’area soggetta a rischio circostante allo stabilimento sarà divisa in tre distinte zone: “di sicuro impatto”, “di danno” e “di attenzione”. È evidente che tali zone non sempre coincidono con i confini amministrativi di ogni singolo comune che ospita l’impianto e che quindi tale tipologia di rischio, le norme di tutela dei cittadini e dell’ambiente, l’individuazione dei soggetti che devono operare per la prevenzione non possono limitarsi entro i confini amministrativi dei comuni in cui risiedono gli insediamenti. Tuttavia, vista l’importanza assegnata dalla normativa alle attività finalizzate alla corretta informazione dei cittadini e all’interazione dei diversi soggetti territoriali nelle attività destinate alla pianificazione territoriale nelle aree interessate dalla presenza di stabilimenti industriali a rischio d’incidente rilevante, abbiamo ritenuto opportuno condurre la nostra indagine proprio a partire dai comuni in cui tali impianti sono presenti.

Fonte: www.minambiente.it; elaborazione: Legambiente

Fonte: www.minambiente.it; elaborazione: Legambiente

Dagli elementi raccolti emerge che il 94% del campione ha recepito, come previsto dal decreto legislativo 334/99, la scheda informativa redatta dal gestore dell’impianto e ha dunque i dati necessari per valutare i possibili scenari di danno, attuare una pianificazione urbanistica del territorio e realizzare campagne di informazione.

L’86% dei Comuni ha predisposto la planimetria del territorio e individuato le “aree di danno” sottoposte a conseguenze in caso di incidente industriale nel territorio comunale. Strutture vulnerabili o sensibili sono state individuate in “aree di danno” dal 49% dei Comuni intervistati.
Dal dettaglio sulla tipologia di strutture vulnerabili/sensibili presenti in queste zone emerge che nel 18% dei casi si tratta di scuole, nel 13% di centri commerciali, nell’8% di strutture ricettive turistiche, nel 7% di luoghi di culto, nel 2% di ospedali.

Il 64% dei comuni intervistati ha inoltre inviato alle prefetture tutte le informazioni sulle attività svolte e sulle modalità previste per l’allertamento della cittadinanza, per predisporre gli aggiornamenti ai Piani di emergenza esterna.

Ai Comuni compete soprattutto la realizzazione di campagne informative per la cittadinanza sia sul rischio industriale in genere sia sui comportamenti da tenere per restare in sicurezza in caso di emergenza. A questo proposito il 70% delle amministrazioni ha realizzato campagne informative sul rischio industriale, ma soltanto nel 50% dei casi queste campagne hanno previsto anche l’informazione sulla fase dell’emergenza. Il 46% delle amministrazioni ha realizzato opuscoli informativi; il 28% pagine web consultabili sul sito dell’amministrazione; il 14% iniziative nelle scuole e sempre nel 28% sono stati organizzati incontri pubblici con la cittadinanza. Per le attività d’informazione e diffusione di conoscenze di protezione civile, la presenza sul territorio di associazioni e gruppi di Volontariato è una risorsa fondamentale: il 58% dei comuni intervistati ha stretto in questo senso rapporti di collaborazione con organizzazioni o gruppi di protezione civile.

Anche l’organizzazione di esercitazioni è essenziale per testare le capacità di risposta in caso di eventi calamitosi, ma solo il 36% dei comuni intervistati ha partecipato/organizzato esercitazioni sul rischio industriale e soltanto nel 16% dei casi questi momenti esercitativi hanno coinvolto la popolazione. Le regioni dove è stato realizzato il maggior numero di esercitazioni sono la Toscana e il Piemonte, rispettivamente 64% e 63%. Sempre nei comuni del Piemonte, con il 32%, il maggior numero di esercitazioni con il coinvolgimento diretto dei cittadini.

La presenza di insediamenti non è uniforme sul territorio nazionale ed è dunque possibile solo in parte una analisi comparata a livello regionale. La maggior parte degli impianti a rischio d’incidente rilevante è localizzata tra Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna, anche se insediamenti con caratteristiche tali da rientrare nei parametri della direttiva “Seveso” sono presenti in tutte le regioni.

Fra le amministrazioni comunali intervistate tutte quelle di Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Toscana e Umbria sono attive nel recepimento dei dati della Scheda informativa sullo stabilimento industriale, mentre nelle altre Regioni alcuni Comuni del campione non si sono ancora adeguati a quest’obbligo di legge.

La planimetria del territorio è stata realizzata nel Lazio solo dal 43% delle amministrazioni intervistate e appena il 22% delle amministrazioni campane ha individuato la presenza di strutture vulnerabili nelle aree cosiddette “di danno”.

Molto diversificati nelle diverse regioni italiane anche i dati sulle attività d’informazione rivolte alla cittadinanza. Il 93% dei comuni toscani intervistati ha realizzato iniziative d’informazione ai cittadini, mentre per le altre regioni le percentuali sono decisamente più basse con un picco minimo del 33% in Campania.

Nella predisposizione e realizzazione di campagne informative i più attivi, con l’86%, risultano i comuni delle Marche, i meno attivi sono invece con il 20% i comuni dell’Umbria. Nel rapporto con le organizzazioni di volontariato presenti sul territorio per la realizzazione di attività d’informazione alla popolazione, i comuni più attivi – con il 100% del campione – si sono dimostrati quelli marchigiani, mentre in coda alla classifica si collocano con il 33% i comuni del Friuli Venezia Giulia.

“I comuni, a cui non compete la gestione delle emergenze connesse al rischio industriale né la redazione dei Piani di emergenza esterni previsti per alcune tipologie di impianti – spiega Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – hanno il compito fondamentale di fare da raccordo tra le attività di pianificazione urbanistica e la presenza di insediamenti a rischio d’incidente rilevante. Spetta loro anche l’informazione ai cittadini: uno strumento di prioritaria importanza perché fa crescere la consapevolezza e insegna i comportamenti corretti in caso di emergenza”.

“Alla base della normativa sulla mitigazione del rischio industriale – aggiunge Simone Andreotti Protezione civile di Legambiente – c’è il grave incidente che nel 1976 colpì Seveso e altri comuni brianzoli, la contaminazione provocata da una nube tossica fuoriuscita dallo stabilimento di un’industria chimica, l’ICMESA, di Meda. Quel disastro spinse gli Stati membri della Comunità europea a promuovere una politica comune sul rischio industriale. Siamo oggi alla terza direttiva Seveso, le norme per prevenire eventuali incidenti e circoscriverne al massimo i danni sono sempre più puntuali e rigorose. Ed è di fondamentale importanza che tutti gli attori coinvolti – dalle aziende produttrici all’insieme dei soggetti istituzionali che hanno l’onere di predisporre politiche di prevenzione e di gestire eventuali emergenze – facciano la propria parte per rispettare la legge con precisione”.


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+