Debiti PA: 10 ponti di Messina, via l’Irap o 8,5 Torino-Lione

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La CGIA, facendo alcuni esempi teorici, ha dimensionato quante tasse risparmierebbero le imprese, o quante grandi opere si potrebbero costruire, con i 70 miliardi di euro che la Pubblica amministrazione deve al sistema imprenditoriale italiano. Compensando i 70 miliardi via l’Irap per 2 anni o l’IMU per 7,5. Inoltre, si potrebbero costruire 10 ponti di Messina o 8,5 tratte della Tav Torino- Lione.

Visto che l’Irap pagata dalle aziende al fisco italiano è pari a circa 33 miliardi di euro all’anno , per compensare i 70 miliardi le Regioni dovrebbero rinunciare agli incassi di questa imposta per oltre 2 anni. In virtù del fatto che il gettito Imu sulle attività produttive è stato pari a 9 miliardi di euro circa, i 70 miliardi potrebbero essere saldati con il mancato pagamento dell’imposta per oltre 7 anni e mezzo.

“E’ chiaro – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – che stiamo parlando di un esercizio puramente statistico che ci consente di far capire quanto incidano sui bilanci delle aziende creditrici questi 70 miliardi di euro che lo Stato deve assolutamente onorare. Una cifra che, ricordo, non è ancora ufficiale, visto che molti analisti asseriscono che lo stock dei mancati pagamenti della Pa potrebbe essere di 100 miliardi e, secondo altri, addirittura prossimo ai 150 miliardi.”

Per quanto concerne le grandi opere, la CGIA ha preso in esame 2 grandi infrastrutture molto discusse in questi ultimi anni: la Tav Torino-Lione e il ponte sullo Stretto di Messina. Secondo l’Osservatorio Territoriale Infrastrutture, il costo dell’opera per la realizzazione dell’alta velocità dovrebbe aggirarsi attorno agli 8,2 miliardi di euro. Ebbene, con 70 miliardi subito disponibili si potrebbero realizzare ben 8,5 tratte. Il costo per la costruzione del Ponte sullo stretto, invece, era stimato in 7 miliardi. Con l’importo che la Pa deve alle imprese sarebbe possibile costruirne ben 10.


La Repubblica di Barbapapà. Storia irriverente di un potere invisibile. “Barbapapà è il soprannome che la redazione di ‘Repubblica’ aveva dato a Eugenio Scalfari, il fondatore e il primo direttore. Ho lavorato accanto a lui per quattordici anni, più altri diciassette all”Espresso’. E oggi qualche amico mi domanda sorpreso: ‘Perché hai voluto scrivere da canaglia la storia del trionfo di Barbapapà e di quanto è accaduto dopo?’. Rispondo che l’ho fatto per non sottostare alla regola plumbea che tutela i grandi giornali. Fortezze sempre ben difese, capaci di incutere un timore riverenziale che induce a cautele cortigiane e narrazioni felpate. Con un po’ di presunzione, sono convinto che nessun altro fosse pronto a costruire un racconto fondato su un’infinità di ricordi personali e con l’aiuto di un diario tenuto per decenni.


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+