Comprate terra, perché non la fabbricano più

“Comprate terra, perché non la fabbricano più”

La citazione di Mark Twain e’ una delle preferite di Warren Buffett, l’investitore più straordinario della storia recente (e non solo) della finanza mondiale. Uno che nella sua lunga carriera e’ riuscito ad accumulare una fortuna di 50 miliardi di dollari. E ci e’ riuscito seguendo una sola regola: badare al sodo, pensare al lungo periodo, non farsi irretire da (presunti) facili guadagni.

Non stupisce dunque che oggi Buffett consigli di investire sulla terra. Non si tratta di un nostalgico ritorno al passato. Al contrario,e’ una lucida analisi di quel che ci attende nel futuro. La terra, o meglio il cibo, e’ un bene che inizia a scarseggiare. E c’è chi giura che tra un po’ varrà più dell’oro. I prezzi alimentari sono saliti alle stelle in tutto il mondo e, secondo alcuni analisti, tra un paio d’anni importare cibo potrà costare il doppio di oggi.

La corsa alla terra e’ già cominciata. Basti pensare che solo tra il 2008 e il 2009 sono stati venduti 45 milioni di ettari arabili nel mondo, una superficie pari a una volta e mezzo quella dell’Italia. Prima del 2008, invece, venivano convertiti a coltivazione meno di 4mila ettari all’anno. E la terra, altro dato estremamente significativo, e’ finita nel portafoglio di molti grandi investitori finanziari a livello mondiale. In particolare spicca l’attivismo di George Soros, 81 anni come Buffett e un patrimonio di 14,5 miliardi di dollari, che ha deciso di liberarsi di tutto l’oro che aveva e con i 53 milioni di dollari ricavati ha portato al 23,4% la sua quota in Adecoagro, una società che possiede grandi terreni in Sud America ed e’ leader nella produzione di cibo ed energia rinnovabile.

Anche in Italia il valore dei terreni agricoli e’ salito considerevolmente negli ultimi anni. Dal 2000 al 2009, per esempio, i vigneti si sono rivalutati del 101%. E in generale, i terreni del Nordest sono cresciuti del 97%, quelli del Nordovest del 90%. Ben al di sopra del tasso d’inflazione nello stesso periodo.

In regioni come il Sud America e, soprattutto, l’Africa, la corsa alla terra ha un carattere meramente industriale e aspetti controversi: da un lato potrebbe essere una risorsa per paesi poveri, perché le compagnie che investono garantiscono sviluppo tecnologico e infrastrutturale; dall’altro c’è chi pavimenta il rischio di sfruttamento  delle popolazioni locali. In Italia, dove comunque vi sono grandi gruppi, da Allianz a Generali, a Intesa Sanpaolo, che investono, con ottimi profitti nel settore, gli imprenditori che decidono di diversificare non lo fanno solo con l’ottica del profitto. A guidare Lorenzo Pelliccioli, l’amministratore delegato di DeAgostini che ha acquistato 600 ettari di campagna provenzale a Saint-Rémy, o la famiglia Ferragamo, proprietaria della Tenuta del Borro in Valdarino, e altri imprenditori/manager e’ prima di tutto la passione.

La passione per la natura, la terra, il vino. Se poi davvero, tra qualche anno, il cibo varrà più dell’oro, allora avere a disposizione un orto per il consumo familiare si sarà rivelato anche il migliore degli investimenti.

(fonte Capital Magazine – Alessio Andreucci)

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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+