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Cina: La più grande economia del mondo non è sostenibile

economia cinese

Il modello di crescita della Cina non è sostenibile ma molte delle riforme necessarie sono in una fase di stallo. “Il presidente Xi intende consolidare il proprio potere prima di occuparsene”, dichiara l’economista Nouriel Roubini ( soprannominato Mr Doom, per essere stato tra i pochi ad avere previsto la crisi economica del 2008).

La crescita cinese ha rallentato il proprio ritmo. Perché ritiene che questo rallentamento proseguirà?

Nouriel Roubini: Le autorità cinesi si rendono conto che il loro modello di crescita, contenente troppi risparmi, troppi investimenti e ad alto impiego di capitale, non è sostenibile. Nessun paese al mondo può essere così produttivo da prendere metà del proprio PIL annuo e investirlo in nuovo capitale di dotazione. Questo genera tre problemi: in primo luogo, un’elevata quantità di crediti inesigibili nelle banche e nelle banche ombra; ossia cattivi investimenti in immobili e infrastrutture; in secondo luogo, un eccesso di capacità nella produzione industriale; infine un aumento delle sofferenze nel settore pubblico e privato. Il rapporto di indebitamento del settore privato e pubblico in Cina oggi è pari al 250 per cento del PIL e sta crescendo.

La Cina è consapevole del fatto che le riforme sono necessarie. I cinesi devono ridistribuire il reddito alle famiglie al fine di incrementare i consumi e ridurre gli investimenti. Se questo accadrà, in concomitanza con la flessione e all’invecchiamento della popolazione, la crescita dovrà rallentare in quanto il settore dei servizi diventerà meno produttivo rispetto al settore manifatturiero, che è ad alta intensità di capitale. Se, d’altro canto, il riequilibrio sarà ritardato, come si prospetta al momento, si corre il rischio che il costo finanziario dell’eliminazione dei crediti inesigibili, delle sofferenze e degli eccessivi investimenti determinerà un atterraggio più accidentato e difficile dell’economia cinese. In un modo o nell’altro, si prevede un tasso di crescita compreso tra il 5 per cento e il 6 per cento nei prossimi due anni.

Qual è la sua opinione circa i progressi delle riforme cinesi?

Molte delle riforme finanziarie sono in sospeso: in particolare, la liberalizzazione dei tassi d’interesse creditore, l’assicurazione dei depositi, la liberalizzazione dei tassi di cambio e dei conti capitale e l’eliminazione del moral hazard dalle attività delle banche ombra. Il motivo può essere che il presidente Xi vuole consolidare il proprio potere politico. Xi sta andando contro gli interessi economici e le lobby che traevano vantaggio dal vecchio modello di crescita: le imprese statali, il governo provinciale, l’esercito e il settore statale. E una volta che avrà consolidato il proprio potere e godrà di maggiore fiducia, potrebbe avviare le riforme con vigore.

La speranza è che Xi somigli a Deng Xiaoping, che consolidò il potere e poi lo utilizzò aggressivamente per realizzare le riforme strutturali. Staremo a vedere se tutto questo potere sarà utilizzato per una giusta causa o piuttosto per mantenere la stabilità dell’attuale sistema e regime.

In che modo il rallentamento della Cina si ripercuoterà sul resto del mondo?

In numerosi paesi emergenti, molti dei quali sono fragili, stiamo assistendo a una stagnazione della crescita. A livello mondiale, i venti a favore si sono trasformati in venti contrari a causa del rallentamento della Cina, della fine del superciclo delle materie prime e del fatto che la Fed ha gradualmente portato a termine il suo tapering. Nel corso dei prossimi mesi, tuttavia, i tassi d’interesse ricominceranno ad aumentare lentamente.

La situazione cinese influenzerà la politica della Fed?

La Fed non deciderà la propria politica monetaria in base alla crescita e all’inflazione mondiali, piuttosto in base agli obiettivi di crescita, inflazione e occupazione interni. Tuttavia, la Fed ci ha già comunicato che se la crescita mondiale diminuisse rispetto a ciò che la Fed stessa e l’FMI prevedono e, se il dollaro dovesse continuare ad apprezzarsi in modo sensibile, potrebbe ritardare l’aumento dei tassi d’interesse. Questo non perché gli Stati Uniti si interessino direttamente al resto del mondo, ma piuttosto perché il resto del mondo influisce sulla crescita economica, sui posti di lavoro e sull’inflazione USA.

(Fonte credit-suisse)


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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