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Buon ponte di Ferragosto con una poesia di José Hierro: Accanto al mare

Accanto al mare di José Hierro

Vi auguro un sereno Ferragosto con una poesia di José Hierro, grande poeta spagnolo del secolo scorso: “Accanto al mare”.

Quest’anno il Blog si concede una piccola pausa di Ferragosto. L’appuntamento per tutti con nuovi post è per il 16 agosto. Buon riposo e buone ferie per chi le farà! Un abbraccio e a presto. Claudio Rossi

Accanto al mare di José Hierro

Se muoio, che mi mettano nudo,
nudo accanto al mare.
Saranno le acque grigie il mio scudo
e non si dovrà lottare.

Se muoio che mi lascino da solo.
Il mare è il mio giardino.
Non può, chi amava le onde,
desiderare un’altra fine.

Sentirò la melodia del vento,
la misteriosa voce.
Sarà finalmente vinto il momento
che miete come falce.

Che miete incubi. E quando
la notte inizierà ad ardere,
sognando, singhiozzando, cantando,
io nascerò di nuovo.


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Domenica in Poesia: Questo piccolo mondo assassino di Paul Éluard

Paul Éluard: Questo piccolo mondo assassino

Una poesia per la domenica di Paul Éluard: Questo piccolo mondo assassino.

Questo piccolo mondo assassino
È puntato sull’innocente
Gli toglie il pane di bocca
E dà la sua casa alle fiamme
Gli prende le vesti e le scarpe
Gli prende il tempo e i figli
Questo piccolo mondo assassino
Confonde i morti con i vivi
Assolve il fango, grazia i traditori
La parola trasforma in rumore
Grazie mezzanotte dodici fucili
All’innocente rendono la pace
E tocca sempre alle folle
Sotterrare quella sua carne
Sanguinosa e il suo cielo nero
E tocca alle folle comprendere
Quanto debole è chi assassina.

Paul Éluard

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Elogio dell’imparare

Elogio dell’imparare, Bertolt Brecht

Quando Bertolt Brecht scrisse “l’Elogio dell’imparare“, nel 1933, in Germania al potere c’era Adolf Hitler. Appena Hitler acquisì i pieni poteri i nazisti bruciarono oltre 25.000 libri di autori non graditi al regime. È il delirio nazista. La folla bruciò anche gli scritti del poeta ebreo del diciannovesimo secolo Heinrich Heine, fino a quel momento particolarmente amato in Germania, il quale nel 1820 aveva scritto: “Là dove si bruciano i libri, prima o poi si bruceranno anche gli esseri umani”.

Impara quel che è più semplice!

Per quelli il cui tempo è venuto
non è mai troppo tardi!
Impara l’abc; non basta, ma
imparalo! E non ti venga a noia!
Comincia! devi sapere tutto, tu!
Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all’ospizio!
Impara, uomo in prigione!
Impara, donna in cucina!
Impara, sessantenne!
Tu devi prendere il potere.

Frequenta la scuola, senzatetto!
Acquista il sapere, tu che hai freddo!
Affamato, afferra il libro: è un’arma.
Tu devi prendere il potere.

Non avere paura di chiedere, compagno!
Non lasciarti influenzare,
verifica tu stesso!
Quel che non sai tu stesso,
non lo saprai.

Controlla il conto,
sei tu che lo devi pagare.
Punta il dito su ogni voce,
chiedi: e questo, perché?
Tu devi prendere il potere.

Bertolt Brecht 

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Questa è la mia faccia, poesia di Roberto Piumini

Questa è la mia faccia

E questa è la mia faccia,
speriamo che ti piaccia:
la fronte è una campagna,
il naso è una montagna,
gli occhi son fontane,
le orecchie son due tane,
la bocca è una gran grotta,
la lingua è una marmotta
che un po’ sta sotto i fiori,
poi mette il muso fuori!
BLBLBLBLBL!
E questa è la mia piazza,
speriamo che ti piaccia:
la fronte è un grande viale,
il naso è un campanile,
gli occhi son lampioni,
le orecchie due portoni,
la bocca è casa mia,
la lingua è una poesia
che prima resta muta,
poi salta fuori tutta!
BLBLBLBLBL!

Roberto Piumini da Le canzoni dell’albero azzurro

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Il poeta

poeta

Il poeta, una cosa.
Una cosa deve fare il poeta
non è che sia un lavoro così difficile, il poeta
il poeta, non è che sia un mestiere così complesso
perché al poeta, signori
gli si chiede una cosa che è una
al poeta gli si chiede
siediti
mettiti comodo
e scrivine una bella
ecco cosa deve fare il poeta
il resto, tutte minchiate
che uno al tassista cosa gli chiede?
guida
e all’avvocato?
difendi
e al sarto?
cuci
e al medico?
cura
e al muratore?
costruisci
e al maratoneta?
corri
e quelli
guidano
e difendono
e cuciono
e curano
e costruiscono
e corrono
poi arriva il poeta
che lo vedi già da lontano il poeta
lo riconosci
che il poeta arriva da lontano
e lo vedi tutto gesticolante
tutto ansioso
con le gote arrossate
i capelli scompigliati
le scarpe spaiate
arriva
e ti vuole spiegare
e ti vuole dire
e ti vuole far capire come funziona
e parla
e ti spiega
e parla
e ti racconta
e parla
e ti delucida
e parla
e ti illustra
e parla
e ti commenta
e parla
e ti parafrasa
e parla
e ti interpreta
e parla
e ti insegna
e parla
e ti chiosa
e a un certo punto
fa:
posso leggerti una poesia?
tua? gli chiedi

e lì
nove su dieci
è una martellata nei coglioni
ma di quelle pese.

Che basterebbe poco, il poeta
il poeta, basterebbe poco
capisse
che una cosa gli si chiede
una cosa che è una
gli si chiede
siediti
mettiti comodo
e scrivine una bella.

Guido Catalano

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