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Il lusso nel Terzo Millennio? Il Tempo, lo Spazio e la Quiete

qualità della vita

Il lusso nel Terzo Millennio sarà fatto d’aria. Basta guardarsi intorno. Le lotte future per la redistribuzione si scateneranno intorno a priorità del tutto diverse dalle attuali: qualità della vita, come l’acqua e l’aria pulita, la tranquillità, i grandi spazi. Il menù elementare degli autentici lussi nel Terzo Millennio? Eccolo, stilato da Hans Magnus Enzensberger, il più acuto intellettuale tedesco contemporaneo, in un articolo “Reminiscenze del superfluo” pubblicato su Der Spiegel nel dicembre del 1996. Quasi 20 anni fa.

La qualità della vita è il vero lusso

Scarse, rare e desiderabili nell’epoca dei crescenti consumi non saranno né le veloci automobili né gli orologi d’oro, le cassette di champagne, i pullover di cashmere e così via. Cose che si possono comprare ormai a ogni angolo di strada chic. Lo saranno invece presupposti elementari della qualità della vita, come l’acqua e l’aria pulita, la tranquillità, i grandi spazi.

Il tempo è il più importante dei beni.

Paradossalmente sono proprio le elite professionali a poter spendere meno liberamente della loro vita. Una media di ottanta ore settimanali di lavoro, continua disponibilità, calendari programmati già per l’anno intero, persino la mondanità imposta come un obbligo. Continue Reading


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In Italia record di Neet e di povertà estrema

Neet

L’Italia non è un Paese per giovani, ormai lo sappiamo bene. Una generazione di rassegnati che deve affrontare la letale combinazione di scarse opportunità, redditi bassi, flessibilità massima, costi contributivi elevati e nessun welfare. Giovani che pagano alla crisi o all’incapacità del sistema educativo con l’esclusione dal sistema sociale.

La conferma arriva dagli ultimi dati del 2016 pubblicati dalla Commissione Europea. L’Italia detiene, infatti, la percentuale più alta nell’Ue di giovani fra i 15 e i 24 anni che non hanno lavoro e nemmeno lo cercano (i cosiddetti Neet). Sono il 19,9% contro una media Ue dell’11,5%. Un record che detiene ormai ininterrottamente dal 2013.

Al secondo posto (18,2%) troviamo la Bulgaria, che aveva il record fino al 2012, mentre terza è la Romania (17,4%), poi a seguire Croazia (16,9%), Cipro (15,9%) e Grecia (15,8%) e Spagna (14,6%).

Inoltre in Italia chi riesce a trovare un lavoro, in più del 15% dei casi ha contratti precari, e se non ha ancora 30 anni guadagna meno del 60% di un lavoratore over 60. Ne consegue che i giovani italiani escono dal nido familiare fra i 31 e i 32 anni, molto dopo la media Ue di 26 anni.

Ma i dati allarmanti riguardano anche il trend del numero di persone che in Italia vivono in condizioni di povertà estrema: 11,9% (contro il 7,8% medio dell’Ue e il 6,8% dell’area dell’euro), cifra aumentata fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania. Nel 2016, la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni è stata al 37,8%, in calo rispetto al 40,3% del 2015, comunque la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%).

L’Ocse, ha poi messo l’Italia agli ultimi posti nella sua classifica sul mercato del lavoro. Solo il 57,7% degli italiani in età lavorativa è occupato. Peggio fanno solo Grecia (52,7%) e Turchia (50,9%).

Una volta Charles De Gaulle disse che l’Italia non era un Paese povero, ma un povero Paese. Aveva ragione.

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I primi 10 Paesi esportatori mondiali di merci nel 2016

Paesi esportatori merci

La graduatoria dei principali paesi esportatori mondiali di merci, secondo l’ultimo Rapporto dell’agenzia ICE, non ha mostrato significativi mutamenti nelle prime posizioni, ancora dominate dalla Cina che resta il primo esportatore mondiale. Gli Stati Uniti, secondo esportatore, hanno mantenuto immutata la propria quota rispetto al 2015. La Corea del Sud dopo decenni di forte dinamismo perde due posizioni, scendendo dal sesto all’ottavo posto. La forza dell’export Made in Italy, è stata confermata anche nel 2016.

L’Italia, infatti, è il nono Stato esportatore al mondo, guadagnando una posizione rispetto al 2015, con vendite all’estero per 462 miliardi di dollari, poco più del 30% del PIL. L’Italia con una quota di mercato del 2,9%, si conferma fra i Paesi avanzati quelli che nella globalizzazione hanno conservato maggiori quote di mercato a livello internazionale. E il trend positivo per l’export di Made in Italy non sembra essersi esaurito: dal Rapporto emerge infatti che, nei primi quattro mesi di quest’anno, le esportazioni italiane sono cresciute del 6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato che, se confermato nei successivi quadrimestri, porterebbe il dato dell’intero 2017 a superare le stime, che ipotizzavano un aumento del 3-4%.

Per l’Italia due note dolenti. La prima è rappresentata dal numero di aziende esportatrici (circa 215.000) che è incrementato troppo lievemente rispetto alle previsioni: nel 2016 sono state infatti solo 10mila (+0,3%) le nuove aziende esportatrici italiane. La seconda proviene dai tre settori in cui l’Italia mantiene le quote di mercato più elevate nel mondo: articoli in pelle (10,1%), macchinari ed apparecchiature (6,4%), abbigliamento (4,9%). Settori in cui non bisogna assolutamente arretrare. Per farlo è necessario aggredire il mercato ecommerce, che oggi vale 1900 miliardi di euro e di cui il Belpaese rappresenta appena l’1% perché al momento l’Italia è in ritardo rispetto agli altri Paesi europei: solo il 10% delle imprese italiane accetta ordini online, contro il 18% della Spagna, il 21% della Francia ed il 27,2% della Germania.

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Economia circolare: In Svezia il primo centro commerciale del riciclo

economia circolare: ReTuna Recycling Gallery

Arriva dalla Svezia, vicino Stoccolma, il ReTuna Recycling Gallery: il primo rivoluzionario centro commerciale del riuso. Ben 14 negozi specializzati solo nella vendita di prodotti che sono stati riparati, ricondizionati o riciclati. Obiettivo del centro è quello di sperimentare un nuovo modo di fare shopping, senza danneggiare l’ambiente. Continue Reading

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Nel 2050 età pensionabile a 70 anni, lavorare di più per avere di meno

età pensionabile

In pensione a 67 anni dal 2019 e quasi a 70 nel 2050, 69 anni e 9 mesi per essere precisi. L’obiettivo è aumentare sempre di più l’età pensionabile per garantire la sostenibilità finanziaria a medio termine del sistema previdenziale.

È questo lo scenario messo in evidenza ieri dal presidente dell’Istat Giorgio Alleva durante un’audizione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge recanti modifiche all’articolo 38 della Costituzione per assicurare l’equità nei trattamenti previdenziali e assistenziali. Continue Reading

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