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Attenti al polverino #EternitGiustizia

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Attenti al polverino è il titolo di una fiaba scritta da Assunta Prato, moglie di Paolo Ferraris assessore e vicesindaco di Casale Monferrato, anch’egli morto di amianto. La micidiale polvere (il “polverino”) che ha ucciso, e contiua a uccidere, ex lavoratori e cittadini di Casale e di tanti paesi e città nel Monferrato e nel resto d’Italia (Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli, ecc.). In questi anni ne sono morti già 3000, altri 700 sono malati. E nel mentre la corte di Cassazione accoglie la richiesta del procuratore generale nel processo Eternit, dichiara la prescrizione e cancella la condanna a 18 anni al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, unico imputato. Questa è una fiaba, ma a Casale Monferrato non c’è famiglia che non abbia un padre, una madre, un nonno, uno zio, un figlio, un amico morto per colpa dell’amianto, per colpa della Eternit, la più grande fabbrica di morte d’Europa. L’Ingiustizia è fatta….

C’era una volta, in un Paese non troppo lontano da noi, un signore molto vecchio e molto ricco, che si chiamava Silvier de l’Argentier.
Quando era giovane e andava in giro per il mondo, de l’Argentier aveva scoperto in una grandissima caverna una polvere grigia e leggera, che, se mescolata con altri materiali, permetteva di produrre tantissimi oggetti molto, molto utili: tetti, tubi per l’acqua, sedie, vestiti…
De l’Argentier, passando da Miralaria, una bella città tra le colline e il fiume, decise di aprire proprio lì una fabbrica per produrre tutti quegli utilissimi oggetti e diventò ricco vendendoli per il mondo.
Quella polvere era magica: se finiva nel fuoco, non bruciava e se veniva catturata dal vento impiegava ore e ore a scendere a terra, vagava nell’aria, scendeva un po’, poi si sollevava, tornava a roteare lieve, si rialzava, e infine si depositava, impalpabile, dappertutto. Cadeva sui tetti, sui campi di grano, sull’insalata e i pomodori dell’orto, sui terrazzi delle case e sui marciapiedi delle città, sui capelli delle persone e persino sui panini con la mortadella! Le persone osservavano questa polvere con curiosità: era così bello vederla volteggiare, sembrava che danzasse.
Un giorno un bambino di nome Pietro, che viveva nella città di Miralaria, ne raccolse un bel po’ nel cortile di casa, perché voleva farne una pista per giocare con le biglie.
Chiamò i suoi amici e insieme tracciarono una bellissima pista. Si divertirono per tutto il pomeriggio, ma il loro divertimento si trasformò in enorme stupore quando, alla fine del gioco, si accorsero di avere le tasche piene di monete d’argento!
Nessuno sapeva spiegare come questo fosse potuto succedere, ma qualcuno pensò che potesse esservi un legame con quella polvere così particolare. Il nonno di Pietro, che era in pensione e aveva tanto tempo a disposizione, il giorno dopo uscì di casa con una carriola, una scopa e una paletta e per ore e ore raccolse quella polvere grigia e leggera. Verso mezzogiorno, quando tornò a casa per mangiare una bella zuppa di fagioli, si trovò nelle tasche della giacca cento monete d’argento! Contentissimo disse alla moglie: «Moglie cara, altro che pasta e fagioli! Da oggi arrosti e prosciutti, cioccolato e zabaione, e spumante in quantità!».
La notizia fece presto il giro della città, così le persone facevano a gara per raccogliere la polvere e portarsela a casa. Per i bambini era un divertimento grandissimo giocare con quella polvere, il «polverino», lo chiamavano. Ne facevano montagne e ci si buttavano sopra con tutto il corpo per farci lo «stampo», lo spargevano bene sulla terra battuta del cortile e potevano giocarci sopra senza mai sbucciarsi le ginocchia, neanche se cadevano, tanto era levigata la superficie che si creava. Potevano lanciarselo addosso fino a diventare tutti bianchi come fantasmi per poi spaventare i bambini più piccoli. Proprio un gran divertimento!
La cosa più strabiliante però era questa: più persone utilizzavano il polverino, più quel signore molto vecchio e molto ricco che si chiamava Silvier de l’Argentier diventava ricco, sempre più ricco! Come questo fosse possibile nessuno lo poteva spiegare, ma le cose stavano davvero così.
Un giorno Silvier, sentendosi sempre più vecchio e stanco, disse al figlio Doré: «Figlio mio, io ho scoperto questa polvere straordinaria che ci ha reso ricchi e felici. Ma adesso sono stanco di girare per il mondo a diffonderla a destra e manca, ora tocca a te! Prendila tutta tu e portala dove io non sono riuscito ad arrivare». Doré ubbidì, ben contento di prendere il posto del padre e di arricchirsi come aveva fatto lui.
E andò in giro per il mondo: a Nord, dove soffiano i freddi venti polari; a Sud, dove soffiano i monsoni dal mare; a Est, dove arriva il vento del Pacifico; a Ovest, dove arrivano le correnti dell’Atlantico. Distribuiva il suo polverino ovunque, ovunque le persone lo portavano a casa, i bambini giocavano… e lui diventava sempre più ricco.
Dopo parecchi anni, Pietro, che per primo, da bambino, aveva scoperto che il polverino per magia regalava monete d’argento, si ammalò: cominciò a tossire, a sentire male alla schiena, poi, poco alla volta, perse le forze, gli mancò il respiro, e morì.
E uno alla volta, se ne andarono anche gli amici che avevano giocato insieme a lui nel cortile della sua vecchia casa. Nessuno sapeva dare una spiegazione, poi un medico, arrivato da molto lontano, sentenziò: «Si tratta di una malattia rara: viene a quelli che hanno respirato il polverino!»
Che dramma! Che paura! Tutti quelli che si erano lasciati cadere sulle montagne di polverino, che se ne erano ricoperti per assomigliare a un fantasma e spaventare i bambini più piccoli, temevano di ammalarsi e di morire …
La notizia arrivò anche alle orecchie di Doré de l’Argentier, il figlio di quel vecchio signore ricco, che intanto, col passar degli anni, era diventato straordinariamente ricco, addirittura una delle persone più ricche del mondo. Doré de l’Argentier scrollò le spalle e disse: «Io seguo i miei affari, non mi interessa quello che succede a Miralaria!» e continuò a girare per il mondo portando il polverino ovunque ci fosse la possibilità di distribuirlo e diffonderlo, anche se sapeva che così facendo avrebbe causato la morte di tanti uomini e donne.
Intanto nella città di Miralaria le persone continuavano ad ammalarsi. A tutti sembrava molto ingiusto che si dovesse morire solo per aver respirato quella polvere così bella e leggera, ma più di ogni altra cosa si preoccupavano del polverino ancora in giro per la città: se bastava respirarlo per ammalarsi e morire, allora tutti erano comunque in pericolo!
Che fare?
I cittadini di Miralaria pensarono e chiesero pareri a destra e a sinistra, pensarono ancora e discussero, fino a quando finalmente capirono che cosa era necessario fare e approvarono una legge composta da tre articoli.

«Articolo n. 1: È indispensabile rimuovere la polvere maledetta dalla città perché nessuno la respiri più.
Articolo n. 2: È doveroso aiutare a guarire tutti quelli che si sono ammalati e che si ammaleranno per averla già respirata.
Articolo n. 3: È giusto che chi ha regalato a tutti il polverino ripari i danni che ha causato».

Crearono così tre gruppi: il gruppo «Spolverino», formato da tutti quelli che, armati di maschere, aspiratori e sacchi grandissimi, sarebbero passati casa per casa, cortile per cortile a rimuovere tutta la polvere che era rimasta.
Il gruppo «Einstein», costituito da tutti quelli che conoscevano bene come funziona il corpo umano e avrebbero studiato come curare quella malattia così rara che colpiva chi aveva giocato col polverino.
Il gruppo «Robin Hood», formato da quelli che sarebbero andati in giro per il mondo a cercare i posti in cui Doré de l’Argentier aveva nascosto tutte le sue ricchezze.
I cittadini del gruppo «Spolverino» avevano molto lavoro da fare, anzi, moltissimo, e spesso si scoraggiavano, perché il polverino sembrava essere dappertutto e rimuoverlo completamente pareva un’impresa irrealizzabile.
Gli scienziati del gruppo «Einstein» si chiusero per mesi dentro laboratori scientifici altamente specializzati, ma trovare una cura era davvero difficile e gli esperimenti erano molto costosi.
Il gruppo «Robin Hood» viaggiò per terre e per mari, raggiunse le isole più lontane, e infine trovò le ricchezze strabilianti di Doré de l’Argentier: erano state nascoste nei forzieri più nascosti delle banche. Per fortuna, questo gruppo aveva la legge dalla propria parte e quindi le banche furono obbligate a consegnare tutti quei tesori.
Carichi delle ricchezze di Doré de l’Argentier, i nostri tornarono a Miralaria e poterono portare a termine il loro incarico.
Gli scienziati del gruppo «Einstein» effettuarono gli esperimenti più difficili e costosi e dopo pochi mesi trovarono finalmente una cura efficacissima per la malattia della «polvere».
Da quel momento, chi sentiva un dolore alla schiena e cominciava a tossire, andava dal medico, che gli diceva: «Anche tu hai la malattia della polvere? Benissimo, prendi questi confettini rossi, gialli, verdi e blu per un mese, e vedrai che passa tutto».
I membri del gruppo «Spolverino» poterono pagare altre persone per farsi aiutare e così riuscirono a ripulire perfettamente la città dalla polvere.
Da quel giorno, tutti gli abitanti di Miralaria poterono respirare tranquillamente a pieni polmoni, anzi, arrivavano lì persone da tutto il pianeta per fare l’aerosol, perché una città con aria tanto pulita era unica al mondo.
E le soddisfazioni non erano finite: tutti quelli che, per arricchirsi, avevano distribuito il polverino nel mondo, quando vennero a sapere che erano state portate via tutte le ricchezze a Doré de l’Argentier, si spaventarono e smisero di diffondere quella polvere malefica. Era inutile diventare ricchi, se poi qualcuno poteva portarti via tutto!
Così in nessuna parte del mondo nessuno si ammalò mai più e Miralaria diventò famosa per i risultati strabilianti ottenuti dai suoi cittadini, grandi e bambini…



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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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