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Arvind Kejriwal, il Grillo Indiano

Arvind-Kejriwal

In India sono iniziate le elezioni più grandi della storia della democrazia nel mondo, ben 815 milioni di elettori. Ma anche le più costose della storia indiana, 35 miliardi di rupie (423 milioni di euro, escluse le spese per la sicurezza e le candidature individuali).

Tra i candidati, Arvind Kejriwal: il Beppe Grillo indiano. Nato nel 1968, ottimo oratore, vegetariano e praticante di lunga data della meditazione Vipassana, Kejriwal è stato parte del movimento anticorruzione guidato da Anna Hazare ed è balzato di prepotenza all’attenzione dei media nel corso delle elezioni di dicembre a Delhi. Come Grillo, Kejriwal si posiziona come forza dirompente nella politica del suo paese e ha subito affascinato un pubblico disincantato dalla politica. Hanno obiettivi e stile incredibilmente simili.

Il suo Aam Adami party (Aap, partito dell’Uomo Comune), raccoglie consensi crescenti nelle grandi città con una campagna contro la corruzione e il clientelismo politico che mette nello stesso calderone le grandi imprese e i grandi partiti come il Congresso e il Bjp.  Nel 1999, mentre era ancora un funzionario del fisco indiano, ha partecipato alla nascita del movimento Parivartan (cambiamento), che aiutava gli abitanti di Delhi a districarsi nelle pratiche del fisco, la fornitura di elettricità e gli aiuti alimentari. Poi si è avvicinato al movimento anticorruzione di Anna Hazare e infine ha creato il proprio partito nel novembre 2012. Nel 2013 Kejriwal si è presentato alle amministrative a Nuova Delhi, conquistando 28 dei 70 seggi in palio e diventando il secondo partito dopo i nazionalisti hindu del Bjp (31 seggi). Il 28 dicembre, Kejriwal è diventato il Chief minister di Delhi alla guida di un governo di minoranza, ma si è dimesso il 14 febbraio affermando che i grandi partiti gli avevano impedito di varare una legge anticorruzione.

Con una campagna rivolta alla base, ha visto rafforzarsi l’interesse dalle masse, le cui aspirazioni hanno preso il volo, ma sono frustrate perché lo Stato non è riuscito a creare le giuste condizioni. A Delhi, Kejriwal ha trovato uno stato in cui una classe, invece della casta, è il fattore dominante; la sua attenzione per la parte di Dehli, economicamente privata dei diritti civili mentre un’altra si sta imborghesendo, rafforza l’ideologia del suo partito .

Kejriwal vorrebbe mandare a casa i politici e i burocrati corrotti e fare pulizia negli apparati amministrativi. Anche mandare in galera i giornalisti, colpevoli a suo avviso, di non dare adeguato risalto al suo “partito dell’uomo comune”, di mentire e di distorcere i fatti.

Tutti, dai sondaggisti all’uomo comune, danno favoriti Rahul Gandhi e Modi. Ma Kejriwal ha ripetuto più volte che i suoi 49 giorni di governo sono stati migliori dei 65 anni sotto la guida dei due grandi partiti, con un significativo calo della corruzione e la riduzione dei prezzi della fornitura dell’acqua e l’elettricità (subito rialzati dopo la sua partenza). Ma intanto circolano battute e barzellette: “Rahul Gandhi è la sinistra, Modi è la destra e Kejriwal l’inversione a U”. E anche qui ci ricorda qualcuno..


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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