Angela umiliata e lasciata morire nell’indifferenza

Cosa significa, o meglio cosa dovrebbe significare, Servizio sanitario nazionale. Significa prima di tutto uguaglianza. La sofferenza ci rende uguali. Assistenza dignitosa per tutti. Per chi può permetterselo ma anche per chi non può. Ma ancora di più curare ed accompagnare il malato anche quando non riesce a guarirlo perché non si sentano soli. Umanità quell’aspetto fondamentale che spesso manca. Umanità che il personale medico dovrebbe “dare” ai pazienti che hanno bisogno di cure mediche. Ma soprattutto l’assistenza per i malati terminali. Ricevo e pubblico questa testimonianza di come spesso essere malato sembra essere una colpa. Quando il dolore per come si è trattati e più devastante della malattia.

 

“Sono il marito di Angela, mia moglie di 44 anni è morta a febbraio del 2012 per una grave malattia. Vi scrivo per farvi sapere il degrado delle strutture e la mancanza di umanità del personale medico che il mio Paese offre ai pazienti che hanno bisogno di cure mediche, soprattutto nel caso di assistenza per i malati terminali.

Ci recammo con grosse difficoltà al reparto di oncologia per poter effettuare  il ciclo di chemio che aveva consigliato il nostro oncologo di fiducia, colui il quale per ben otto lunghi anni ci aveva consigliato e assistito sempre con garbo e professionalità e soprattutto con grande umanità, quel giorno mi sono trovato davanti un’altra persona, dopo tanti anni ho visto in lui una freddezza e indifferenza che non riconoscevo. Si avvicinò senza neppure salutare, sembrava infastidito da quel corpo che non era più di mia moglie era un ammasso di sofferenza, senza neanche salutarci ci fece aspettare ben quattro ore senza darci neanche una sedia per poterci appoggiare,  cominciai ad urlare non riuscivo ad accettare che fossimo trattati come dei cani, mia moglie non riusciva a reggersi e lui era tutto preso dalle sue cose, lo vedevo andare avanti e indietro per la corsia, senza mai chiedere a mia moglie se aveva bisogno di qualcosa, si mostrava nervoso  anzi direi quasi infastidito, il suo sguardo incrociò il mio non ebbe pietà, di quell’ammasso di sofferenza, anzi pareva quasi che  mi dicesse di portarmela a casa la sua vista provocava imbarazzo  ai pazienti che aspettavano e  a tutto il personale, guardate, pareva che dicessero, noi non siamo stati capaci di debellare il suo male, la vista di Angela dava fastidio; cominciai a perdere la pazienza, vedevo mia moglie disperarsi per la sofferenza e nessuno mi chiedeva se avessi bisogno di aiuto, la mia rabbia dovette impaurire il caro dottore, che dopo una fugace visita, mi prescrisse della morfina per alleviare il dolore e potevo portarmela a casa, la chemio non poteva essere fatta perché si trovava in uno stato terminale. Poche parole e pochi gesti buttati lì con sgarbo per dirmi che il suo compito era finito. Il mio dolore  per come aveva assistita Angela fu ancora più devastante della sua malattia. Il dottore che riceveva i pazienti parlando della bellezza della vita e che quando  li dimette li ringrazia per avergli permesso di condividere la loro gioia e il loro dolore. Un dottore che considera una benedizione le scoperte scientifiche, ma che quando cura non si limita alla chemioterapia. Va oltre. Sa che l’anima di ognuno di noi non è scollegata dalle cellule e dunque un tessuto cancerogeno che difficilmente potrà guarire se lo spirito resta malato. Osserva la postura del paziente, lo fa parlare di sé, della sua famiglia, delle sue preoccupazioni per intuire il suo stato d’animo. Mettere il malato nel suo cuore, perché solo a quel punto può cominciare la lotta contro il male.  Ecco, questo era il caro dottore che mia moglie Angela considerava.
Tornati a casa, iniziammo, così  la terapia del dolore, non più quella del nostro caro oncologo, ma quella di una amica di famiglia, anch’essa oncologo, prendendosi cura di Angela, come una vera amica, sempre disponibile ed umana.
Ma  nonostante l’uso della , morfina i dolori aumentavano di giorno  in giorno, quando ci si trova di fronte al dolore non si è mai abbastanza preparati, nonostante un’adeguata formazione ed esperienza. Un’ approccio errato e un errata valutazione significa creare ancora più sofferenza.
Il vero problema per noi, non era il dolore, ma la paura. La paura che tende a spingere sempre più la morte fuori dalle pareti di casa.
I giorni passavano tra atroci sofferenze dopo che il nostro oncologo  ci aveva  letteralmente cacciati fuori dal suo ospedale le cose andavano sempre peggio,   un giorno, dopo una crisi respiratoria , la portammo al pronto soccorso di Caserta, che dopo una semplice puntura di morfina, molto elegantemente ci invitarono ad andare via perché , purtroppo non c’era più niente da fare, nonostante le mie insistenze per il ricovero, perché oltre al dolore  la  vedevo ansimante, il dottore di turno mi convinse a portarla a casa  poiché mi assicurò che c’era un servizio per ammalati terminali dell’ASL che avrebbe provveduto alle sue esigenze. Il giorno dopo  nel primo pomeriggio Angela ebbe di nuovo una crisi ancora più forte  chiamammo il servizio asl per malati terminali, che dopo varie chiamate risposero che sarebbero  arrivati in giornata,  vennero dopo un giorno e mezzo e se non avessimo provveduto privatamente, non avrebbe potuta farcela. Il giorno dopo ebbe di nuovo una profonda crisi respiratoria mi sentivo perduto, non sapevo gestire la situazione, vedevo lei che  implorava aiuto e io non potevo fare niente per aiutarla; la riportai di nuovo al pronto soccorso di  Caserta , diventò cianotica,vedevo che stava per mollare, per un attimo non la sentivo più neanche respirare, aveva smesso di lottare se ne stava andando, mentre  il personale medico e paramedico continuavano a inveire con toni aspri per la compilazione del modulo di ricovero. ”Oh Mio Dio” è stato il mio commento, come si può essere così insensibile? Lo sconforto e la disperazione stavano prendendo il posto della razionalità, dovevo calmarmi per amore di Angela. Dopo una mezz’ora venni chiamato dal personale medico, per chiarimenti in merito alla patologia di mia moglie, e dovetti insistere non poco per il ricovero, perché mancavano posti letto, quindi fu costretta a stare sulla barella, nelle sue precari condizioni; trascorsi al pronto soccorso tutta la notte   ad aspettare notizie di mia moglie. Al  mattino, dopo una notte passata su una piccola sedia, vidi il medico che aveva visitato Angela, la sera precedente, mi avvicinai per chiedergli notizie, mi rispose che doveva fare una visita pneumologia e ulteriori esami, non passò troppo tempo infatti  che la intravidi in corsia per fare una rx al torace, stava in condizioni pietose, poco dopo venni chiamato dal responsabile del reparto e con tono quasi minaccioso mi obbligava a portarmi a casa mia moglie,  in quelle condizioni non avrebbe neanche avuto il tempo di arrivare a casa, ebbi una forte discussione, sapevo che se avessi seguito il suo ordine, avrei portato il suo cadavere. Dovetti minacciare il personale perché  rimanesse un’altra notte, continuavano a ripetermi che non c’erano posti e che tutto quello che si faceva era inutile, perché era in fase terminale, portatevela a casa mi dicevano, fatela morire in pace. Testardo e cocciuto fino alla fine  la lasciai in ospedale, convinto che  avrebbero pensato loro a cercare un posto disponibile nella zona ,infatti  la  mattina seguente Angela fu trasferita  alla clinica del Sole di Caserta. Finalmente, pensai un po’ di  serenità, Angela avrebbe avuto quell’assistenza che la nostra azienda ospedaliera le aveva rifiutata, notai una certa amarezza e vergogna in lei, non voleva parlare vedevo lacrime sgorgare dai suoi occhi, pensavo fosse la gioia di un attimo di serenità, mi avvicinai per darle un bacio, meritava tutto l’affetto e l’amore , per tutto ciò che stava sopportando, tra le lacrime mi confidò, che aveva bisogno di essere lavata, perché in ospedale lasciata sola a se stessa , cadde dalla barella, implorando insistentemente aiuto con quel poco di voce che le rimaneva perché non aveva le forze. L’umiliazione che mia moglie ha dovuto subire, accanto alla sofferenza è stato disumano, trascorse la notte a terra al freddo, bagnata fradicia, a nulla valse il suo tentativo di battere le mani a terra, per farsi sentire, voleva evitare anche la vergogna al suo corpo già tanto martoriato,  evitare che il dolore  per la vergogna potesse colpire anche il suo spirito, per fortuna gli angeli esistono anche tra di noi, di prima mattina una paziente , incuriosita da quei colpi sul pavimento (batteva le mani , non avendo più voce) l’aiutò ad alzarsi tutta tremante e bagnata, neanche le sue grida riuscirono a svegliare il personale per darle almeno una coperta ; è possibile mi chiedo che in una struttura così grande non ci sia personale di notte e non ci siano coperte? Possibile che a una moribonda le sia negato il diritto di una morte serena? .”

Domenico Vozza
Caserta


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+