Anche a Pechino la macchina del fango

 

Un alto dirigente della polizia cinese, famoso per essere implacabile contro la mafia, perde repentinamente il potere. Sparisce per un po’ e riemerge in un consolato americano, dove resta 24 ore nell’apparente tentativo di ottenere asilo politico. Quando lascia il consolato statunitense con destinazione Pechino, è accompagnato da due funzionari di alto rango l’equivalente cinese del Kgb. Non passa molto tempo e i media cinesi annunciano che da quel momento l’esaurito capo della polizia «godrà di ferie». Parallelamente, il suo ex sponsor politico, un ambizioso segretario del Partito comunista cinese di una importante provincia, la cui candidatura a membro del più potente gruppo di uomini politici della Cina sembra garantita, è dato come politicamente finito. Nemmeno Hollywood concepirebbe una trama così piena d’intrigo misto a farsa.

L’alto grado di corruzione tra i responsabili della polizia cinese è noto, ma anche così, la caduta ignominiosa, per non dire comica, di Wang Lijun, il capo della polizia della città di Chongqing, non può essere considerata una vicenda comune. Il motivo è che Wang è stato messo a capo della polizia di Chongqing, una città che fino a poco tempo fa si pregiava di avere imboccato un nuovo modello di sviluppo, dal suo boss nel Partito, Bo Xilai, per sovraintendere a una molto severa campagna antimafia qualche anno prima. Ciò che è successo ora non solo ha seppellito per sempre l’ambizione di Bo di entrare a fare parte del Comitato permanente del Politburo, il super gabinetto cinese, ma ha anche gettato in aria le carte del delicato processo di successione del Partito.

IL PARTITO COMUNISTA sceglie ogni cinque anni un nuovo gruppo di dirigenti. Solitamente si cambiano quattro o cinque dei nove membri del Comitato permanente del Politburo. Quest’anno invece il partito sceglierà sette nuovi membri. La competizione per le poltrone è accanita perché i membri del Comitato permanente hanno un enorme potere sulle nomine degli altri dirigenti e in certe decisioni politiche chiave.

Hanno, per esempio, il potere di veto sulle richieste di sottoporre a giudizio i vecchi funzionari del Partito sospettati di corruzione. Il numero dei potenziali candidati è relativamente ristretto. Sono favoriti in particolare i membri del Politburo di meno di 67 anni, perché l’età massima consentita per restarvi prima del pensionamento obbligato è 68 anni. Oltre al limite di età, non ci sono purtroppo regole chiare su chi possa essere promosso e chi no.

DI NORMA, CHI HA SPONSOR POTENTI nel Partito ha maggiori opportunità in questa gara per il potere. Bo aveva invece tentato una strada insolita per un uomo di apparato che aspira a un posto nel Comitato permanente: una campagna pubblica che lo presentava come un dichiarato neopopulista, con tanto di manifestazioni dove s’intonavano inni rivoluzionari dell’epoca di Mao. La campagna antimafia da lui lanciata vantava l’arresto di varie migliaia di presunti criminali, molti dei quali funzionari del governo. Per un certo tempo la strategia di Bo ha funzionato. Tutti erano convinti che egli sarebbe diventato uno dei nove uomini che veramente governano la Cina. A quanto pare, i suoi rivali erano di un altro parere. Nessuno conosce i dettagli, ma quel che è certo è che per tagliargli la strada qualcuno è riuscito a buttare addosso a Wang sufficiente fango da persuadere l’agenzia contro la corruzione del Partito ad avviare una indagine. Poiché Bo era lo sponsor politico di Wang, l’indagine richiedeva inevitabilmente il consenso unanime del Comitato permanente. Se già questo danneggiava gravemente il futuro politico di Bo, la vicenda ora si è complicata con la permanenza di Wang in un consolato degli Stati Uniti. Si può presumere che, nella speranza di ottenere asilo politico, egli abbia fornito ai diplomatici statunitensi informazioni di grande valore. Politicamente, il tradimento implicato nella mossa di Wang ha reso Bo ancora più vulnerabile. Insomma la lotta per il potere all’interno del Partito è agguerrita come non mai, ora che si avvicina il momento della successione.

Minxin Pei

(Fonte L’Espresso 15 marzo 2012 –  traduzione di Guiomar Parada)

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