0

Allarme povertà educativa in Italia, un problema per tanti bambini

povertà educativa

La povertà educativa è la privazione delle competenze necessarie ai bambini e agli adolescenti per crescere e vivere. Queste capacità si acquisiscono soprattutto a scuola e possono essere misurate con indicatori quali i test di competenze scolastiche e il tasso di abbandono scolastico. Un ruolo importante, però, lo ricopre anche il contesto educativo in cui cresce il bambino, come la possibilità di partecipare ad attività culturali, ricreative e sportive. In Italia l’accesso alla conoscenza e alla cultura rimane un problema per tanti bambini, in particolare per chi nasce in contesti familiari svantaggiati. Come se le condizioni economiche e culturali di partenza rappresentassero, ancora oggi e per molti di loro, un destino ineluttabile.

Quasi il 25% dei quindicenni è sotto la soglia minima di competenze in matematica e quasi 1 su 5 in lettura, percentuale che raggiunge rispettivamente il 36% e il 29% fra gli adolescenti che vivono in famiglie con un basso livello socio-economico e culturale: povertà economica e povertà educativa, infatti, si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione.

D’altra parte, notevoli sono le carenze di servizi e opportunità formative scolastiche ed extrascolastiche: solo il 14% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, il 68% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno e il 64% dei minori non accede ad una serie di attività ricreative, sportive, formative e culturali, con punte estreme in Campania (84%), Sicilia (79%) e Calabria (78%). In particolare, il 48,4% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’anno precedente, il 69,4% non ha visitato un sito archeologico e il 55,2% un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva.

Lo rivela il nuovo Rapporto di Save the Children Illuminiamo il Futuro 2030 – Obiettivi per liberare i bambini dalla Povertà Educativa, diffuso stamane nell’ambito della Campagna “Illuminiamo il Futuro”, partita nel 2014 per sensibilizzare le istituzioni e contrastare il fenomeno. Lo studio fornisce dati ed elaborazioni originali e lancia 3 Obiettivi, ambiziosi ma realistici – elaborati con il contributo di un Comitato Scientifico -, per eliminare entro il 2030 in Italia la povertà economica ed educativa, sull’esempio dei nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibili indicati dalle Nazioni Unite:

1. Tutti i minori devono poter apprendere, sperimentare, sviluppare capacità, talenti e aspirazioni;
2.
Tutti i minori devono poter avere accesso all’offerta educativa di qualità;
3.
Eliminare la povertà minorile per favorire la crescita educativa.

Ogni obiettivo è declinato attraverso l’individuazione di target specifici e obiettivi intermedi. Per raggiungere tale traguardo, Save the Children  invita ad un’azione immediata tutti gli attori e istituzioni impegnati nella tutela dell’infanzia nel nostro paese e presenta una serie di proposte specifiche.

“I dati che emergono dalle nostre elaborazioni rivelano un fenomeno allarmante: in Italia, una parte troppo ampia degli adolescenti è priva di quelle competenze necessarie per crescere e farsi strada nella vita”, sottolinea Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children, l’organizzazione dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini e a tutelare i loro diritti. “La povertà educativa risulta più intensa nelle fasce di popolazione più disagiate – non dimentichiamo che in Italia più di 1 minore su 10 vive in condizioni di povertà estrema – e aggrava e consolida, come in un circolo vizioso, le condizioni di svantaggio e di impoverimento già presenti nel nucleo familiare. E’ per questo che abbiamo deciso di affrontare la sfida e ci siamo dati 3 grandi obiettivi sui quali impegnarci in prima persona, chiamando all’azione tutte le forze sociali e istituzionali che operano a tutela dell’infanzia per restituire un futuro ai giovani”.

Per ognuno dei 3 Obiettivi, Save the Children indica target precisi per la progressiva riduzione delle differenze a livello regionale. Così, per quanto riguarda il primo obiettivo (apprendimento e sviluppo), entro il 2030 tutti i ragazzi di 15 anni dovranno raggiungere le competenze necessarie in matematica e lettura, il tasso di dispersione scolastica, attualmente al 15%, dovrà scendere sotto il 5% e tutti i minori dovranno svolgere in un anno almeno 4 attività culturali e sportive tra le 7 indicate (andare almeno una volta a teatro, musei o mostre, monumenti o siti archeologici, fare sport in modo continuativo, leggere e usare internet). Riguardo al secondo obiettivo (offerta educativa), entro il 2030 la differenza della copertura pubblica dei servizi educativi per l’infanzia tra le regioni, ora al 25%, non dovrà superare il 10%, tutte le classi della scuola primaria e secondaria dovranno offrire il tempo pieno e attività extracurricolari e garantire un servizio mensa di qualità e gratuito per i minori in povertà (oggi assente nel 40% delle scuole), tutti gli alunni dovranno essere accolti in infrastrutture adeguate per l’apprendimento e dotate di connessione a Internet veloce, oggi assente nel 28% delle scuole. Ma, soprattutto, come previsto dal terzo obiettivo (eliminare la povertà minorile) entro il 2030, il tasso di povertà assoluta dei minori, attualmente al 13,8%, dovrà essere azzerato, con l’impegno di dimezzarlo entro il 2020.

L’offerta di servizi educativi di qualità.

L’analisi contenuta nel Rapporto indica che una maggiore offerta di servizi educativi di qualità determina minore povertà educativa: i ragazzi provenienti da famiglie povere ma che hanno frequentato almeno un anno di scuola dell’infanzia superano i livelli minimi di competenze sia in matematica che in lettura a differenza dei coetanei che non hanno avuto questa possibilità. Tuttavia, in Italia solo il 14% dei minori tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, con notevoli differenze tra le regioni. L’offerta di qualità si misura anche sul numero delle classi che garantiscono il tempo pieno nella scuola primaria e secondaria: il 68% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno (solo la Basilicata si avvicina al 50%, contro il 92% di Molise e Sicilia, l’89% della Campania, l’87% dell’Abruzzo e l’84% della Puglia), percentuale che sale all’80% nella scuola secondaria di primo grado: in tutte le regioni, con l’eccezione di Basilicata (41%), Calabria (55%) e Sardegna (56%), più del 70% delle classi non garantisce il tempo pieno. E in molti casi le attività pomeridiane sono a pagamento. Riguardo al servizio di mensa, fattore importante per promuovere le competenze cognitive e non cognitive, questo è assente nel 40% delle scuole, con percentuali più alte in Puglia (53%), Campania (51%) e Sicilia (49%) e minori in Piemonte e Lombardia (27%) e in Liguria (29%).

Caratteristiche della scuola frequentata e qualità delle infrastrutture

Anche le caratteristiche della scuola frequentata, come la qualità delle infrastrutture, la connessione ad internet, la partecipazione ad attività extracurriculari, sono correlate all’incidenza della povertà educativa. Il Rapporto rileva che il 45% dei ragazzi in condizioni socio-economiche svantaggiate che hanno aule con connessioni internet carenti non raggiunge le competenze minime in matematica e il 41% in lettura, percentuale che scende a 43% e 28% se le scuole sono ben connesse. In diverse regioni la percentuale di aule non connesse supera il 30% (Basilicata, Piemonte, Veneto, Lazio, Friuli Venezia Giulia), con una punta di quasi il 40% in Calabria.

La qualità delle infrastrutture è fondamentale per lo sviluppo delle capacità di apprendimento, tuttavia in Italia circa la metà delle scuole è priva di un certificato di agibilità e/o abitabilità (45%), il 54% degli edifici non è in regola con la normativa anti-incendio e il 32% non rispetta le norme anti sismiche, configurando una reale condizione di pericolo dato che il 40% degli edifici si trova in zone a rischio sismico (la metà dei quali al Sud) e il 10% in aree a rischio idrogeologico. Anche in questo caso le differenze regionali sono marcate: se in Toscana, Campania, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Veneto il 70% o più dei ragazzi frequenta scuole inadeguate, la percentuale cala a quasi un terzo nella Provincia Autonoma di Trento e Bolzano e in Valle d’Aosta. Ciò che emerge dall’analisi è cheil 60% degli alunni di 15 anni frequenta scuole non adeguate a garantire la qualità dell’apprendimento.

Attività extracurricolari

Nel Rapporto viene anche evidenziata l’importanza delle attività extracurricolari per attivare percorsi di recupero nei minori più svantaggiati. C’è, infatti, una correlazione positiva tra la partecipazione ad attività sportive, musicali, di volontariato e l’incidenza della povertà educativa dei minori in condizioni di maggior disagio: eppure in Italia il 70% degli alunni di 15 anni frequenta scuole che non prevedono attività extracurricolari. Differenze consistenti si notano tra i ragazzi che svolgono attività sportive e chi non può permettersele: il 52% degli adolescenti che non fa sport non raggiunge le competenze minime in matematica e il 43% in lettura, contro il 35% e il 29% dei coetanei che lo pratica. Stesso discorso vale per le ragazze: chi fa sport mostra in media risultati significativamente più elevati in matematica. Quanto all’abitudine di leggere libri, il 48% dei ragazzi che hanno meno di 10 libri a casa non raggiunge i livelli minimi in matematica e il 42% in lettura, percentuale quasi doppia rispetto a chi può fare affidamento su più di 25 libri (26% e 22%). D’altra parte, i dati mostrano che i ragazzi che vivono in famiglie svantaggiate ma con una disponibilità tra 11 e 25 libri superano la soglia minima di competenze in lettura.

“Gli Obiettivi 2030 indicati nel Rapporto sono realistici e raggiungibili”, afferma Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children. “La misura più urgente resta l’adozione di un piano di  contrasto alla povertà assoluta dei minori con misure di sostegno al reddito delle famiglie, accesso gratuito alle mense scolastiche e ad altre opportunità di tipo educativo. Auspichiamo che siano varati i decreti legislativi della riforma della scuola – particolarmente cruciali in primo luogo per quanto riguarda la riforma dei servizi per la prima infanzia – e che siano effettivamente realizzati, con la messa a disposizione delle risorse necessarie ed un monitoraggio serrato, alcuni obiettivi quali l’ampliamento del tempo scolastico, la digitalizzazione, il potenziamento dell’offerta educativa. Gli interventi per contrastare la povertà educativa non devono in ogni caso riguardare solo le scuole, ma è tutto l’ambiente di vita dei bambini e degli adolescenti a dover giocare il ruolo di “comunità educante”. In questo senso, un banco di prova fondamentale riguarda l’utilizzo delle risorse della nuova programmazione europea, per lasciarsi alle spalle la stagione degli interventi spot, una tantum e frammentari e definire un utilizzo strategico integrato con le risorse ordinarie. E’ di grande importanza anche il tema della riqualificazione degli spazi urbani degradati, affinché i bambini  e i ragazzi possano usufruire di spazi per il gioco, lo sport , le attività culturali e artistiche”.


Condividi:

Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo
che governano con l’inganno.
Non si rendono conto
della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono,
gli inganni non funzionano più.”
Google+

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *