Alla ricerca del paradiso (fiscale) perduto

Paradiso fiscale

“Paradiso fiscale o rifugio fiscale viene comunemente detto uno Stato che garantisce un prelievo in termini di tasse basso o addirittura nullo sui depositi bancari. La ragione di una scelta del genere è più che altro politica: attirare molto capitale proveniente dai paesi esteri, fornendo in cambio una tassazione estremamente ridotta. Dal punto di vista del contribuente (…) il cosiddetto paradiso fiscale è in effetti un rifugio dalla tassazione sui redditi (…)” da Wikipedia.

Dopo due anni e mezzo di negoziati, la Svizzera esce dalla lista nera italiana dei Paesi che non permettono uno scambio adeguato di informazioni. Fine del segreto bancario. Chi è in paradiso (fiscale) riporterà subito in patria valigie piene di dobloni? Non proprio. I grandi evasori hanno già deciso di volare lontano e le alternative alla Svizzera non mancano: dalle Isole Vergini alle Bermuda, Kenya, Cina, ma anche Olanda e Delaware. In Italia il 27% del denaro da destinare al fisco viaggia verso i paradisi fiscali.

Sono tre i fattori che rendono un Paese un paradiso fiscale, tassazione bassa o nulla, nessun obbligo di trasparenza e segreto bancario, che possono essere presenti in diversi e, di conseguenza, prevedere anche diversi divieti e obblighi per chi ci opera. Nel caso dell’Italia sono considerati paradisi fiscali tutti i Paesi la cui imposizioni fiscale è di almeno il 30% più bassa, e deve avere anche altre caratteristiche, nello specifico:

1. non prevedere obblighi di trasparenza;
2. non prevedere l’obbligo allo scambio di informazioni con altri Stati per fini fiscali;
3. non prevede che l’attività che vi si trova sia sostanziale, ovvero chi trasferisce qui la sua sede può apertamente farlo anche per fini esplicitamente fiscali.

I paradisi fiscali sono suddivisi in quattro differenti categorie in base al tipo di tassazione e agli obblighi di trasparenza:

1. Pure Tax Haven: paesi che non hanno alcuna imposizione fiscale o che prevedono solo delle tasse nominali; non scambiano informazioni a fisni fiscali e garantiscono il segreto bancario;

2. Taxation on Foreign Income: paesi che tassano solo il reddito prodotto internamente;

3. Low Taxation: in questi paesi esiste una modesta tassazione fiscale sul reddito ovunque questo venga generato;

4. Special Taxation: il regime fiscale di questi paesi è paragonabile a quello degli stati che non compaiono nelle blck list, ma hanno comunque una legislazione in materia fiscale piuttosto flessibile.

Per il 2014, l’Agenzia delle Entrate ha diramato la seguente black list di paradisi fiscali, riservata ai paesi con cui imprenditori e risparmiatori italiani non possono effettuare alcun tipo di transazione commerciale e finanziaria:

Alderney
Andorra
Anguilla
Antille Olandesi
Aruba
Bahamas
Barbados
Barbuda
Belize
Bermuda
Brunei
Filippine
Gibilterra
Gibuti
Grenada
Guatemala
Guernsey
Herm
Hong Kong
Isola di Man
Isole Cayman
Isole Cook
Isole Marshall
Isole Turks e Caicos
Isole Vergini britanniche
Isole Vergini statunitensi
Jersey
Kiribati
Libano
Liberia
Liechtenstein
Lussemburgo
Macao
Maldive
Malesia
Montserrat
Nauru
Niue
Nuova Caledonia
Oman
Polinesia francese
Saint Kitts
Nevis
Salomone
Samoa
Saint Lucia
Saint Vincent e Grenadine
Sant’Elena
Sark
Seychelles
Tonga
Tuvalu
Vanuatu

Questa black list, invece, riguarda quei Paesi che pur offrendo un quadro fiscale conveniente e la possibilità di usufruire del servizio bancario, grazie ad un più elevato standard del sistema sono soggetti ad alcune concessioni:

– Bahrein, Emirati Arabi Uniti: possibilità di effettuare operazioni relative a esplorazione, estrazione e raffinazione nel settore petrolifero senza incorrere in sanzioni.
– Monaco: non si hanno sanzioni se l’azienda con sede a Monaco con cui si fanno affari realizza almeno il 25% del fatturato fuori dal Principato.
– Singapore: si possono fare operazioni con la Banca Centrale e con gli organismi che gestiscono anche le riserve ufficiali.

Per questi Paesi le sanzioni si applicano solo su alcune attività:

Angola: operazioni con società petrolifere con esenzione dall’Oil Income Tax.
Antigua: operazioni con international buniness companies che operano fuori dal territorio.
Costarica: operazioni con società esercenti attività ad alta tecnologia o con proventi da fonti estere.
Dominica: operazioni con international companies che operano all’estero.
Ecuador: operazioni con società della Free Trade Zones.
Giamaica: operazioni con società che producono per esportare secondo l’Export Industry Encourage Act e per quelle nelle Free Zone Act.
Kenia: operazioni con società con sede operativa nelle Export Processing Zones.
Mauritius: operazioni con international companies, off shore companies e società con riduzioni sul Corporate Tax.
Panama: operazioni con società con proventi da fonti estere, società insediate nelle Colon Free Zone o nelle Export Processing Zone.
Portorico: operazioni con società bancarie o soggette al Puerto Rico Tax Incentives Act o al Puerto Rico Tourist Development Act.
Svizzera: operazioni con società che non pagano imposte cantonali e municipali.
Uruguay: operazioni con società bancarie e quelle che operano offshore.


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

Commenti

  1. […] di questi paradisi fiscali, o paesi in cui le finanze del governo sostengono la spesa pubblica autonomamente, senza chiedere […]