Acqua potabile dal mare un mercato da 13,2 miliardi di euro

Acqua-potabile-dal-mare

Nel mondo aumentano al ritmo del 10% l’anno gli impianti di desalinizzazione dell’acqua del mare per ottenere acqua da bere. Ad oggi si contano all’incirca 17 mila impianti in 120 paesi, calcolando entrambi i sistemi per il dissalamento dell’acqua marina: il metodo termico e quello dell’osmosi inversa, utilizzato dalle diverse società in campo.

Nel 2016 la produzione d’acqua potabile dal mare supererà i 130 milioni di metri cubi al giorno. E il mercato vale già oltre 18 miliardi di dollari l’anno (13,2 miliardi di euro, circa) secondo le stime di Global Water Intelligence, società di consulenza specializzata. Fra un paio d’anni oltre mezzo miliardo di persone dipenderanno dall’acqua potabile ottenuta desalinizzando quella di mari e oceani. Gli impianti di dissalazione si svilupperanno nelle regioni dove l’acqua manca e la popolazione aumenta. In particolare, nella cintura che include la California, i Caraibi, l’America centrale, l’Africa del Nord, il Medio oriente, la Cina del Nord e più a Sud, in una zona che va dal Cile all’Australia, passando dall’Africa del Sud. Si tratterà perlopiù di paesi dove l’alternativa alla desalinizzazione è praticamente inesistente. E questo anche se si tratta di un processo alquanto oneroso allorquando utilizza procedimenti termici, nei quali l’acqua è scaldata e desalinizzata per condensazione. Queste tecniche costituiscono all’incirca il 25% del mercato della desalinizzazione. E vengono utilizzate perlopiù nei paesi dove la produzione d’acqua è direttamente accoppiata alle centrali elettriche.
Ma oltre al procedimento termico c’è anche un altro processo per arrivare a ottenere acqua potabile dal mare: ed è quello dell’osmosi inversa. Consiste nel far passare l’acqua attraverso delle membrane porose ma che trattengono il sale. Questa tecnica, in forte aumento negli anni passati, costituisce oggi il 75% del mercato. L’osmosi inversa, sulla quale si sono fondate le necessità energetiche in passato, è nettamente meno onerosa rispetto alle tecniche termiche e ha un costo d produzione che varia tra 0,30 centesimi fino a un euro. C’è da considerare, comunque, che il procedimento di desalinizzazione dell’acqua necessita di un consumo maggiore di energia, da quattro a cinque volte di più rispetto al trattamento classico di potabilizzazione dell’acqua dolce.
La società Suez Environnement è specializzata nel procedimento di desalinizzazione per osmosi inversa ed è il gruppo numero due al mondo per la desalinizzazione con 255 impianti, 3 milioni di metri cubi di acqua prodotta al giorno contro i 9 milioni di Veolia, società mondiale di servizi per l’ambiente e la desalinizzazione (11% del marcato). L’anno è cominciato bene per Veolia che ha appena conseguito un importante contratto in Kuwait, in partnership con altre imprese giapponesi, kuwaitiane, e con il gruppo Gdf Suez, eterna rivale di Veolia, ma in questo caso sua alleata per portare a casa il contratto del Kuwait.
Veolia costruirà un impianto di desalinizzazione (con procedimento termico) in un sito a sud di Kuwait City. Questo contratto frutterà a Veolia 320 milioni di euro sulla commessa globale di 1,8 miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro).

(Fonte ItaliaOggi)


Condividi:

Ti potrebbe anche interessare:

This entry was posted in FuturMondo and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink.

About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+