830.000 badanti in Italia, il 90 per cento straniere e senza contratto

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“Boom di badanti: 1 milione e 600 mila”: così titolavano i giornali lo scorso mese di maggio in base a una indagine Censis-Ismu. Sempre in quel periodo si sono succedute altre cifre, molto diverse, sul numero di assistenti familiari nel nostro paese. Ma sappiamo che qualsiasi numero è approssimato, per due motivi. Primo, non esistono dati specifici sulle badanti regolarmente assunte. L’Osservatorio sui lavoratori domestici dell’Inps conteggia insieme tutti i lavoratori domestici, in cui rientrano anche le colf. Secondo, una larga quota di lavoratrici è impiegata in modo irregolare, sfuggendo a ogni conteggio certo.

A chi ci riferiamo dunque? Badanti, colf, baby sitter? Con un contratto o senza contratto di lavoro? Nella stessa indagine Censis-Ismu [1] è precisato che “Il numero effettivo dei collaboratori che, con formule e modalità diverse, prestano la loro attività presso le famiglie è passato da poco più di un milione del 2001 agli attuali 1 milione 655 mila (+53%)” (p. 1). Il riferimento, quindi, non è solo alle badanti, ma a tutto il personale domestico (colf, baby-sitter, ecc.). Più avanti, infatti, si legge che “Il 60,2% dei collaboratori si occupa della cura ed assistenza ad una persona anziana” (p. 3). Ciò si traduce, quindi, in una stima di 996.000 badanti, non 1,6 milioni.
 
L’uso impreciso dei termini per indicare i lavoratori domestici è all’origine di molti malintesi. Così come il tipo di informazioni di cui si dispone. E qui arriviamo ai numeri “ufficiali” di Inps e Istat. In quanto tali dovrebbero convergere, ma da tempo risultano molto distanti. L’Istat, nel “Rapporto sulla situazione del Paese 2013”, indica per l’anno 2012 un totale di 719.000 “addetti ai servizi alle famiglie”, ruolo assimilabile ai lavoratori domestici, in aumento di 69.000 unità rispetto all’anno precedente, quando se ne contavano 650.000.[2]
Per l’Inps i numeri sono completamente diversi: i lavoratori domestici (regolarmente assunti) risultano di più, 881.700 secondo gli ultimi dati disponibili (“Osservatorio sui lavoratori domestici”, anno 2011). Si tratta di 232.000 unità di differenza: non proprio un dettaglio. Oltretutto, dovrebbe esserci una differenza in meno e non in più rispetto all’Istat, dato che l’Inps si riferisce solo a chi ha un contratto di lavoro.
Divergenze imputabili alla diversa tipologia del dato. L’Inps dà conto di ogni lavoratore domestico che nel corso dell’anno ha ricevuto almeno un versamento contributivo. L’Istat, nella “Rilevazione sulle forze di lavoro”, fa riferimento a un campione di famiglie ai cui componenti si chiede se nella settimana precedente l’intervista abbiano svolto almeno un’ora di lavoro retribuito, anche se saltuario e senza contratto. Chi è irregolarmente presente in Italia, quindi, non è campionato e per coloro che lavorano nel mercato sommerso è comprensibile un po’ di reticenza. L’Istat garantisce la segretezza ma il timore di possibili controlli può indurre i lavoratori del sommerso a non fornire informazioni sulla propria attività. Per questo riteniamo sottostimate le proiezioni Istat.
Alcune specifiche, dunque, dovrebbero accompagnare sempre i numeri:
– di quale lavoratore parliamo: solo badanti o anche altri lavoratori domestici?
– di quale posizione contrattuale: solo regolarmente assunti o anche lavoratori irregolari?
– da quale provenienza: lavoratori stranieri, italiani o entrambi?

La nostra procedura di stima, affinata negli anni, unisce fonti ufficiali e fonti informali. Si basa su un calcolo che utilizza i dati Inps relativi ai lavoratori domestici, i dati sugli ingressi di cittadini non comunitari attraverso le quote flussi, quelli sulla presenza dei cittadini comunitari, nonché la testimonianza di molti interlocutori – nei centri di ascolto, nei sindacati, nelle associazioni, nel volontariato, nella cooperazione sociale, nei servizi impegnati nell’orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo – che ci aiutano a mettere a fuoco le dimensioni dell’irregolarità. Sia dal punto di vista della presenza nel paese (mancanza del permesso di soggiorno), sia dal punto di vista contrattuale.[3]

Il risultato finale ci dice che in Italia operano – indicativamente – almeno 830.000 assistenti familiari, di cui il 90 per cento straniere e di cui la maggioranza senza un contratto di lavoro. Tenendo presente che una parte di esse può assistere anche due persone, il numero di anziani assistiti da una badante si può ragionevolmente stimare intorno al milione di ultra 65enni. Si tratta del quadruplo degli anziani ricoverati in strutture residenziali in Italia, quasi il doppio di quelli seguiti a domicilio dai servizi socio-sanitari.[4] Nonostante la crisi e la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, il lavoro privato di cura rimane quindi una risposta essenziale alla non autosufficienza. A volte sembriamo dimenticarcelo.

[1] “Elaborazione di un modello previsionale del fabbisogno di servizi assistenziali alla persona nel mercato del lavoro italiano con particolare riferimento al contributo della popolazione straniera – Sintesi della ricerca”.
[2] L’appendice statistica indica fra 2011 e 2012 un calo di 4.000 lavoratori italiani e un aumento di 73.000 stranieri.
[3] Il procedimento di calcolo è illustrato in S. Pasquinelli e G. Rusmini (2013), Badare non basta. Attori, progetti, politiche, Roma, Ediesse.
[4] Gli anziani over 65 ospiti presso strutture residenziali sono 249.923 (Istat, anno 2010), quelli che usufruiscono dell’Assistenza domiciliare integrata ammontano a 501.607 (Ministero della Salute, anno 2010).
*qualificare.info

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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+