12 dicembre 1969 Infame Provocazione


Il 12 dicembre 1969, 43 anni fa, alle ore 16.37 una bomba ad alto potenziale e di chiara matrice neofascista esplodeva nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano provocando 17 morti e 84 feriti. Fu l’inizio della strategia della tensione e il preludio alla stagione del terrorismo e dell’eversione in Italia. Nonostante numerosi processi e diverse sentenze, nonostante i colpevoli siano stati chiaramente individuati, per questa strage nessuno ha pagato.

La bomba esplose alle 16.37, mentre lo stesso giorno una bomba venne scoperta nella sede di Milano della Banca Commerciale Italiana, fortunatamente inesplosa, ma che venne fatta brillare subito dopo, occultando così una prova importantissima che avrebbe forse permesso di risalire all’origine dell’esplosivo e a chi aveva preparato gli ordigni. A Roma, sempre lo stesso giorno alle 16.55, una bomba esplose nel passaggio sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro che collegava l’entrata di via Veneto con quella di via San Basilio, facendo tredici feriti. Altre due bombe esplosero a Roma tra le 17.20 e le 17.30, una davanti all’Altare della Patria e l’altra all’ingresso del museo del Risorgimento, in piazza Venezia, facendo quattro feriti. In sostanza 5 attentati terroristici nel pomeriggio dello stesso giorno, tra il primo e l’ultimo un lasso di tempo di soli 53 minuti. Da notare che alle 16.37 l’orario di chiusura della banca era passato, ma tuttavia vi erano molte persone dentro la banca.
Periodo storico
Il periodo storico è quello della contestazione studentesca e segna l’inizio della strategia della tensione: tra il 1968 e il 1974 verranno compiuti 140 attentati. Quello di Piazza Fontana è uno dei più gravi; verrà ricordato insieme alla strage di Bologna come uno dei peggiori eventi della storia italiana.
Le indagini

Avviate le indagini, il commissario Luigi Calabresi subentra ad un collega che stava battendo la pista degli estremisti di destra. Le indagini vennero orientate nei confronti degli anarchici del “Circolo 22 marzo”. Si cercò di accusare gli anarchici forse perché, nell’immaginario collettivo questi rappresentavano qualcosa di oscuro, di senzadio, di intangibile e pericoloso. In realtà vennero scelti perché erano disorganizzati, ingenui, poveri e isolati dalle altre forze politiche. L’anarchico Giuseppe Pinelli viene fermato e interrogato a lungo in questura. Dopo tre giorni di interrogatori cade dal quarto piano e muore. Verrà arrestato anche un altro anarchico, Valpreda. Successivamente nel corso degli anni le indagini si orientarono nei confronti di esponenti di destra. Le indagini e i processi (sette) si susseguiranno nel corso degli anni venendo accusati vari esponenti anarchici e neofascisti, tuttavia alla fine sempre tutti gli accusati saranno assolti in sede giudiziaria.

Alcuni esponenti dei servizi segreti verranno condannati per depistaggi.
Il commissario Calabresi verrà fatto segno a una dura campagna di stampa, e verrà ucciso da militanti di estrema sinistra; alcuni autori della campagna di stampa saranno condannati anni dopo la sua morte, e i suoi assassini verranno identificati e condannati vari anni dopo.
Dopo 37 anni, non è ancora stata emessa una condanna definitiva per la strage. Il 3 maggio 2005 sono stati assolti definitivamente gli ultimi indagati. Attualmente non vi è alcun procedimento giudiziario aperto.
Sulla strage anche le Brigate Rosse svolgeranno una loro inchiesta, che fu trovata in un loro covo a Robbiano di Mediglia, arrivando a conclusioni proprie divergenti.
Negli anni a venire, tantissime manifestazioni si svolgeranno in ricordo di piazza Fontana e di Giuseppe Pinelli, l’anarchico morto dopo un volo dal quarto piano avvenuto in circostanze mai chiarite, durante un interrogatorio di polizia nella stanza del commissario Calabresi, tre giorni dopo la strage. Molte di queste iniziative sono spesso degenerate in scontri tra polizia e manifestanti. Ancora oggi è attiva la contestazione, motivo ricorrente negli ambienti di sinistra milanesi e non solo. La manifestazione che si svolge ogni 12 dicembre per la strage e 15 dicembre per la morte di Pinelli, ed è diventata un appuntamento ricorrente per la città di Milano.
Clinton ha fatto, recentemente, alcune ammissioni sul coinvolgimento della CIA in combutta con una parte dei fascisti italiani di allora. Il regime democristiano cercò di coprire tutto, così come gran parte degli apparati di sicurezza dello stato (quanti ufficiali dei servizi segreti, dei carabinieri, della polizia vennero, negli anni successivi, inquisiti e condannati per depistaggio!) ma, oggi, nessuno sa ancora esattamente chi sia stato a decidere la morte di cittadini innocenti la cui unica colpa era quella di trovarsi in una banca a cambiare un assegno, fare un versamento o pagare una cambiale.
Il caso Pinelli
Sulla morte di Giuseppe Pinelli si aprì un’inchiesta. Il commissario Calabresi sostenne di non essere stato presente al momento della caduta, versione confermata da tre agenti, ma contestata da un anarchico presente in Questura e trattenuto in una stanza vicina. La Questura di Milano affermò che Pinelli si suicidò perché era stato dimostrato il coinvolgimento nella strage, versione, questa, destituita di ogni fondamento. La sentenza dell’inchiesta sulla morte di Giuseppe Pinelli fu emessa nell’ottobre 1975. Il dr. Onorevole d’Ambrosio scrisse nella sentenza : “L’istruttoria lascia tranquillamente ritenere che il commissario Calabresi non era nel suo ufficio al momento della morte di Pinelli”. Il commissario verrà tuttavia fatto segno di una violenta campagna di stampa. Calabresi verrà assassinato nel maggio 1972. La sentenza D’ambrosio passò alla storia soprattutto per la causa della morte di Pinelli: non suicidio, non omicidio, ma “malore attivo”. Un malore che avrebbe provocato un involontario balzo dalla finestra della Questura del Pinelli.
Cronologia
La Banca Nazionale dell’Agricoltura aveva inziato poco tempo prima ad emettere 500 lire cartacee con la dicitura “Biglietto di Stato a corso legale”. L’emissione fu sospesa pochi giorni dopo l’attentato.
  1. 12 dicembre 1969 – Nel pomeriggio, alle 16.37, nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, a Milano, esplode una bomba composta da circa sette chili di tritolo che provocherà la morte di 16 persone e il ferimento di altre 88. Si segue da subito la pista anarchica.
  2. 15 dicembre 1969 – Il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, arrestato subito dopo la strage, e da tre giorni interrogato in questura, muore poco dopo mezzanotte precipitando dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi, al terzo piano dell’edificio. La polizia sostenne che si era trattato di un suicidio, dichiarando in un primo tempo ai media che questo suicidio era un atto volontario conseguente al crollo del suo alibi per il giorno dell’attentato e quindi, indirettamente, indizio di colpevolezza, ma questa versione verrà smentita nei giorni successivi mentre l’alibi verrà confermato. Le cinque persone presenti nella stanza vengono indagate per omicidio colposo, ma sono assolte e la caduta viene ritenuta conseguenza di un malore che aveva colto Pinelli mentre questi era vicino alla finestra.
  3. 16 dicembre 1969 – Viene arrestato l’anarchico Pietro Valpreda, accusato (in base alla testimonianza del tassista Pietro Rolandi, che affermò di averlo riconosciuto che passeggero che trasportò alla banca), di essere l’autore materiale della strage. Con lui viene arrestato anche Mario Merlino, che si rivelerà essere un neofascista infiltrato dai servizi segreti nel gruppo anarchico 22 marzo. La provenienza delle borse usate per contenere l’esplosivo (acquistate a Padova) e del timer apre però una nuova pista che porterà dopo più di un anno all’arresto di due esponenti del gruppo neofascista Ordine Nuovo: Franco Freda e Giovanni Ventura aprendo la pista nera. Mentre le indagini della polizia sono concentrate sulla pista anarchica e sugli ambienti della sinistra, Guido Lorenzon, segretario di una sezione della Democrazia Cristiana di Treviso, fornice infatti ad un magistrato un resoconto di alcune conversazioni avute con un suo amico Giovanni Ventura (già sospettato dai magistrati di essere responsabile di un attentato contro il rettore ebreo dell’università di Padova) che potrebbero indicare l’implicazione di quest’ultimo nella strage di piazza Fontana e in alcuni attentati ai treni compiuti nel Nord Italia nella notte tra l’8 e il 9 agosto 1969.
  4. novembre 1971 – un muratore, nell’eseguire delle riparazioni sul tetto di una casa di Castelfranco Veneto (TV), sfonda il tramezzo divisorio di un’abitazione di proprietà di un consigliere comunale socialista, Giancarlo Marchesin, scoprendo un arsenale di armi ed esplosivi (alcuni riconducibili alla NATO). Marchesin dopo essere stato arrestato dichiara che quelle armi sono state nascoste lì da Giovanni Ventura qualche giorno dopo il 12 dicembre 1969, e che prima si trovavano presso un certo Ruggero Pan; questo interrogato a sua volta, afferma che durante l’estate del 1969 Ventura gli aveva chiesto di comprare delle casse metalliche di marca Jewell (simili se non identiche a quelle impiegate il 12 dicembre) da impiegare in attentati, ma che lui si era rifiutato di farlo.
  5. 21 febbraio 1972 – Durante un interrogatorio di Marco Pozzan (ne seguirà un altro l’1 marzo), amico di Franco Freda e custode di un istituto dell’università di Padova dove erano soliti riunirsi Ventura, Freda ed altri esponenti di Ordine Nuovo sostiene che il via alla pianificazione dagli attentati era avvenuto durante una riunione del 18 aprile 1969 a cui aveva partecipato anche Pino Rauti (allora a capo di Ordine Nuovo) e un giornalista membro dei servizi segreti (successivamente ritratterà la sua confessione e negherà la presenza di Rauti alla riunione). A Pozan verrà concessa la libertà provvisoria, ma dopo essere scarcerato di lui si persero le tracce (si scoprì successivamente che venne fatto fuggire in Spagna dal SID e che in loco venne usato come informatore dal capitano Labruna)
  6. 23 febbraio 1972 – Si apre a Roma il primo processo per la strage, con imputati Valpreda e Merlino. Dopo soli 4 giorni il processo verrà trasferito prima a Milano (incompetenza territoriale) e poi il 13 ottobre a Catanzaro (motivi di ordine pubblico).
  7. 3 marzo 1972 – Freda e Ventura vengono arrestati assieme a Pino Rauti (il fondatore di Ordine Nuovo). Le indagini, affidate ai giudici Gerardo D’Ambrosio ed Emilio Alessandrini (ucciso poi nel gennaio1979 da esponenti del gruppo Prima Linea), inizieranno ad evidenziare i legami tra estremismo di destra e servizi segreti.
  8. 24 marzo 1972 – Viene scarcerato Pino Rauti, senza però che vengano fatti cadere i capi d’accusa.
  9. 17 maggio 1972 – A Milano, in via Cherubini, attorno alle 9.15, il commissario di polizia Luigi Calabresi, funzionario dell’ufficio politico della questura, rimase vittima di un attentato politico, ucciso con due colpi di pistola sparati uno alla nuca e l’altro alla schiena, da un commando di due uomini, Leonardo Marino e Ovidio Bompressi, su mandato di Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, militanti nella sinistra extraparlamentare.
  10. 13 ottobre 1972 – La cassazione assegna la competenza sul processo a Catanzaro
  11. 20 ottobre 1972 – Vengono emessi tre avvisi a procedere , per omissione di atti d’ufficio nelle indagini, nei confronti di Elvio Catenacci, dirigente degli affari riservati del Ministero degli interni, del questore di Roma Bonaventura Provenza e del capo dell’ufficio politico della questura di Milano Antonino Allegra.
  12. 29 dicembre 1972 – Dopo tre anni di carcere viene rimesso in libertà Valpreda grazie ad una legge che prevede la possibilità di concedere la libertà provvisoria per i reati in cui è obbligatorio il mandato di cattura.
  13. 15 maggio 1973 – Viene incriminato Guido Giannettini che fugge a Parigi. Si scoprirà successivamente che la fuga e’ stata coperta dal SID, di cui Giannettini era collaboratore e che in Francia continuerà ad essere stipendiato per diverso tempo dai servizi.
  14. 21 novembre 1973 – Il Tribunale di Roma condanna per violazione dell’articolo 12 delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione (riorganizzazione del partito fascista) Ordine Nuovo, che viene sciolto due giorni dopo tramite un decreto governativo firmato dall’allora Ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani
  15. 18 marzo 1974 – A Catanzaro riprende il processo, ma viene nuovamente interrotto dopo un mese a causa della comparsa di due nuovi imputati: Freda e Ventura.
  16. 20 giugno 1974 – Giulio Andreotti, all’epoca Ministro della Difesa, indicherà in un’intervista a “Il Mondo” Guido Giannettini come collaboratore del SID, sostenendo che era stato uno sbaglio non rivelare durante le indagini dei mesi precedenti l’appartenenza di Giannettini al SID.
  17. 27 gennaio 1975 – Riprende il processo (il terzo), tra gli imputati ci sono sia anarchici che neofascisti. Anche questa volta il processo vene interrotto successivamente per la comparsa di un nuovo imputato: Guido Giannettini.
  18. 28 febbraio 1976 – Vengono arrestati il generale Gian Adelio Maletti, capo del reparto D (controspionaggio) del SID, e il capitano Antonio La Bruna, con l’accusa di aver cercato di far evadere Giovanni Ventura, e l’accusa di falso ideologico in atto pubblico e favoreggiamento personale nei confronti di Guido Giannettini e Marco Pozzan.
  19. 18 gennaio 1977 – Si riapre il processo a Catanzaro (il quarto) con come imputati anche membri del SID.
  20. 4 ottobre 1978 – La polizia accerta la scomparsa di Franco Freda, avvenuta secondo le indagini nella settimana precedente.
  21. 16 gennaio 1979 – Giovanni Ventura a Catanzaro elude la sorveglianza della polizia e fugge all’estero
  22. 23 febbraio 1979 – Si conclude il processo a Catanzaro: Freda, Ventura e Giannettini vengono condannati all’ergastolo, vengono condannati a quattro anni e mezzo Valpreda e Merlino per associazione sovversiva e a due anni di reclusione il capitano Antonio Labruna del SID per favoreggiamento. I condannati verranno poi assolti in appello, ma la Cassazione annullerà la sentenza e ordinerà l’apertura di un nuovo processo.
  23. 12 agosto 1979 – Giovanni Ventura viene arrestato a Buenos Aires per possesso e uso di documenti falsi
  24. 23 agosto 1979 – Franco Freda viene individuato in Costa Rica, arrestato e poi estradato in Italia
  25. 20 marzo 1981 – a Catanzaro si conclude il processo di d’appello, vengono assolti per insufficienza di prove Franco Freda e Giovanni Ventura, ma vengono condannati li comunque a 15 anni per gli attentati a Padova (13 aprile 1969) e Milano (25 aprile 1969). Vengono anche confermate le condanne di Valpreda e Merlino per associazione sovversiva, viene assolto Giannettini per insufficienza di prove e ne viene ordinata la scarcerazione. Il gen Maletti viene condannato a due anni di carcere e il cap Labruna ad un anno e due mesi, mentre viene assolto dall’accusa di falsa testimonianza per insufficienza di prove il maresciallo Gaetano Tanzilli (ex SID). Viene dichiarata inammissibile l’accusa di associazione sovversiva per Massimiliano Fachini.
  26. 21 maggio 1981 – Viene diffuso dall’ufficio stampa della presidenza del consiglio dei ministri il contenuto della lista degli iscritti alla P2 (sequestrato alcuni mesi prima), tra i nomi compare anche quello generale Gian Adelio Maletti, che pero’ neghera’ sempre un suo coinvolgimento con la loggia.
  27. 14 ottobre 1981 – la Procura generale di Catanzaro decide di riaprire l’inchiesta sulla strage ed emette due comunicazioni giudiziarie nei confronti dell’ex capo di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie per reato di strage e contro Mario Merlino per associazione sovversiva.
  28. 10 giugno 1982 – la Corte di Cassazione annulla la sentenza d’appello di Catanzaro e rinvia il processo a Bari, confermando solo solo la parte di sentenza che prevedeva l’assoluzione di Guido Giannettini.
  29. 23 dicembre 1982 – a Catanzaro il giudice istruttore Emilio Ledonne emette mandato di cattura contro Stefano Delle Chiaie.
  30. 13 dicembre 1984 – A Catanzaro inizia il quinto processo. Tutti gli imputati (Valpreda, Merlino, Freda e Ventura), vengono assolti.
  31. 1 agosto 1985 – a Bari la Corte d’Assise d’appello assolve per insufficienza di prove Franco Freda, Giovanni Ventura, Mario Merlino e Pietro Valpreda, ma condanna gli ex ufficiali del SID Gian Adelio Maletti e Antonio Labruna ad un anno e a dieci mesi di reclusione rispettivamente per falsità ideologica in atto pubblico e il maresciallo Gaetano Tanzilli è assolto per non aver commesso il fatto. La Corte di Cassazione confermerà la sentenza.
  32. 31 agosto 1985 – dopo che il governo italiano ha ritirato la richiesta di estradizione in seguito all’assoluzione le autorità argentine scarcerano Giovanni Ventura.
  33. 1 marzo 1986 – a Lecce la Corte d’appello concede la semilibertà a Franco Freda che sta scontando la condanna a 15 anni nel carcere di Brindisi.
  34. 27 gennaio 1987: la Corte di Cassazione dichiara inammissibili e rigetta tutti i ricorsi presentati dagli imputati e dal procuratore generale della Corte d’assise d’appello di Bari contro la sentenza di secondo grado pronunciata da quella Corte l’1 agosto 1985, rendendola definitiva.
  35. 27 marzo 1987 – Viene arrestato a Caracas in Venezuela Stefano Delle Chiaie dagli agenti della Disip (Direccion de servicios de inteligencia y prevencion).
  36. 31 marzo 1987 – Stefano Delle Chiaie viene trasferito in Italia e incarcerato a Roma nel carcere di Rebibbia.
  37. 26 ottobre 1987 – Sesto processo, sempre a Catanzaro, gli imputati sono i neofascisti Massimiliano Fachini e Stefano Delle Chiaie. Verranno assolti il 20 febbraio 1989 per non aver commesso il fatto.
  38. 20 febbraio 1989 – Massimiliano Fachini e Stefano Delle Chiaie vengono assolti per non aver commesso il fatto e Delle Chiaie viene scarcerato.
  39. 1990 – Le indagini subiscono una svolta decisiva. Delfo Zorzi ammette di essere l’esecutore materiale della strage. Zorzi fuggì in Giappone subito dopo la strage e vi risiede ancora oggi. Nonostante le richieste del governo Italiano, la controparte giapponese si rifiutò di estradarlo in quanto Zorzi era ormai divenuto cittadino giapponese.
  40. 5 luglio 1991 – la Corte di Assise di appello di Catanzaro conferma la sentenza del 20 febbraio 1989 e assolve Stefano Delle Chiaie dalle imputazioni di concorso nella strage di piazza Fontana e di associazione eversiva.
  41. 11 aprile 1995 – un’inchiesta parallela a quella sulla strage di piazza Fontana, incentrata sull’attività dei gruppi eversivi dell’estrema destra, dopo quattro anni di lavoro in cui sono state indagate 26 persone e ascoltati oltre 400 testimoni, porta a Milano al rinvio a giudizio per Giancarlo Rognoni, Nico Azzi, Paolo Signorelli, Sergio Calore, Carlo Digilio e Ettore Malcangi e vengono trasmessi a Roma gli atti riguardanti Licio Gelli per il reato di cospirazione politica (reato per il quale non si potrà procedere in quanto non previsto negli accordi per l’estradizione di Gelli alla Svizzera)
  42. luglio 1995 – Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi sono iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di strage.
  43. 14 giugno 1997 – il gip Clementina Forleo emette due ordini di custodia cautelare nei confronti di Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi.
  44. 21 maggio 1998 – la Procura di Milano chiude l’inchiesta sulla strage e deposita la richiesta di rinvio a giudizio per Carlo Maggi (medico veneziano che era a capo di Ordine Nuovo nel Triveneto nel 1969), Delfo Zorgi, Giancarlo Rognoni (capo del gruppo estremista di destra la Fenice), Carlo Digilio (esperto di armi e esplosivi in contatto con i servizi segreti, sarà tra i pochi pentiti dell’inchiesta e parlerà del coinvolgimento della CIA nelle attività di Ordine Nuovo) e per i due ex appartenenti ad Ordine Nuovo Andreatta e Motagner, accusati di favoreggiamento. I magistrati della procura milanese aprirono due stralci di inchiesta riguardanti Dario Zagolin, per dei suoi presunti contatti con Licio Gelli e uno riguardante la squadra 54, un nucleo speciale di quattro poliziotti dell’Ufficio Affari riservati del Viminale, che sarebbero stati presenti a Milano nei giorni dell’attentato di Piazza Fontana e avrebbero collaborato successivamente con le indagini di Calabresi e Allegra favorendo i primi depistaggi.
  45. 8 giugno 1999 – vengono rinviati a giudizio per strage Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, per favoreggiamento nei confronti di Zorzi viene rinviato a giudizio Stefano Tringali. In seguito verrà rinviato a giudizio anche Carlo Digilio.
  46. 9 febbraio 2000 – durante un’intervista al Tg2 Delfo Zorzi afferma che i servizi segreti italiani avrebbero dato 100 milioni di lire al pentito Martino Siciliano per spingerlo a indicare in lui l’autore materiale della strage.
  47. 24 febbraio 2000 – Inizia a Milano il settimo processo.
  48. 4 agosto 2000 – Gian Adelio Maletti, l’ex capo dell’ufficio D del SID (dal 1971 al 1975), ora cittadino sudafricano e con diverse condanne pendenti in Italia (oltre a quella per i depistaggi relativi alla strage di piazza Fontana) rilascia un’intervista al quotidiano La Repubblica in cui parla del coinvolgimento della CIA nelle stragi compiute dai gruppi di destra (secondo Maletti non sarebbe stata determinante nella scelta dei tempi e degli obbiettivi, ma avrebbe fornito ad Ordine Nuovo attrezzature ed esplosivo, tra cui, in base alle indagini del SID, anche quello impiegato nella strage di piazza Fontana) con lo scopo di creare un clima favorevole ad un colpo di stato simile a quello avvenuto nel 1967 in Grecia e del fatto che al SID, nonostante questo servizio informasse il governo di quanto scoperto, non fu mai chiesto di intervenire.
  49. 7 settembre 2000 – il senatore a vita Paolo Emilio Taviani, interrogato nell’abito delle nuove indagini sulla strage di piazza Fontana, disse che “La sera del 12 dicembre 1969 il dottor Fusco, defunto negli anni ’80, stava per partire da Fiumicino per Milano, era un agente di tutto rispetto del SID … Doveva partire per Milano recando l’ordine di impedire attentati terroristici. A Fiumicino seppe dalla radio che una bomba era tragicamente scoppiata e rientrò a Roma. Da Padova a Milano si mosse, per depistare le colpe verso la sinistra, un ufficiale del SID, il Ten. Col. Del Gaudio.”, ricostruzione che successivamente, il 13 marzo 2001, venne confermata dalla figlia del dottor Fusco (la quale sostenne anche che il non aver impedito la strage fu per il padre il “cruccio della sua vita” e che questi, “rautiano di ferro”, molto probabilmente aveva appreso dell’episodio del 12 dicembre non dai servizi per cui lavorava, ma dalle sue conoscenze negli ambienti della destra). Taviani sostenne di essere venuto a conoscenza di questo fatto in un primo tempo da un religioso e che poi gli fu confermato da Vito Miceli.
  50. 30 giugno 2001 – vengono condannati all’ergastolo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, mentre i reati per Carlo Digilio, che avrà concesse le attenuanti generiche per la sua collaborazione, risultano prescritti. Stefano Tringali verrà condannato a tre anni per favoreggiamento (il pm ne aveva chiesto due).
  51. 19 gennaio 2002 – vengono depositate le motivazioni della sentenza, in queste i pentiti Carlo Digilio e Martino Siciliano sono dichiarati credibili.
  52. 6 luglio 2002 – a 69 anni muore Pietro Valpreda, 69 anni, l’anarchico che fu accusato per primo per la strage.
  53. 22 novembre 2002 – viene scoperta la fuga all’estero di Martino Siciliano, ex appartenente ad Ordine Nuovo e vecchio amico di Delfo Zorzi, collaboratore di giustizia nell’ambito delle indagini per la Strage di Piazza Fontana e di quelle per la Strage di Piazza della Loggia che aveva l’obbligo di dimora in un paese sugli Appennini.
  54. 12 dicembre 2002 – in un’intervista al Corriere della Sera Martino Siciliano, latitante in Francia, sostiene di aver cambiato versione sul coinvolgimento di Zorzi nella strage a seguito del ricevimento di alcune somme di denaro (115 mila dollari in tutto) e, invitando gli ex membri di Ordine Nuovo a “trovare il coraggio di aggiungere al mio anche il loro pezzo di verità”, sostenendo che al tempo “Ordine Nuovo era la mano armata del Msi” e che furono tutti strumentalizzati.
  55. 12 marzo 2003 – rientra in Italia e si costituisce l’ex pentito Martino Siciliano
  56. 16 ottobre 2003 – a Milano comincia il processo d’appello.
  57. 22 gennaio 2004 – il sostituto procuratore generale al termine della requisitoria chiede la conferma delle condanne emesse nella sentenza di primo grado e invita la Corte a trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per verificare eventuali false testimonianze da parte di alcuni testimoni della difesa
  58. 12 marzo 2004 – la Corte d’assise d’appello di Milano assolve Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi (che è sotto processo anche per la strage di Brescia e quella alla questura di Milano) per insufficienza di prove, Giancarlo Rognoni per non aver commesso il fatto e riduce da tre anni ad uno la pena per Stefano Tringali con la sospensione condizionale e la non menzione della condanna. Vengono revocate l’ordinanza di arresto (mai eseguita) nei confronti di Zorzi e la misura cautelare dell’obbligo di dimora per Maggi.
  59. 21 aprile 2005 – inizia la verifica della corte di Cassazione, che deve valutare il ricorso presentato dalla Procura generale milanese contro l’assoluzione disposta dalla corte d’assise d’appello.
  60. 3 maggio 2005 – L’ennesimo processo, il settimo, sulla strage si chiude in Cassazione con la conferma delle assoluzioni degli imputati e l’obbligo, da parte dei parenti delle vittime, del pagamento delle spese processuali. Quest’ultima decisione, pur se dettata dalla legge, viene duramente criticata anche da figure istituzionali, che parlano di “beffa” per i parenti delle vittime.

La sentenza della Corte di Cassazione

da “l’Unità” del 13 dicembre 1969

Spaventosa carneficina Milano. Tredici morti (ma questo numero sembra destinato tragicamente a salire) e un centinaio di feriti per un criminoso attentato fascista alla Banca Nazionale dell’Agricoltura nella centralissima piazza Fontana. Tra le 16,15 e le 16,30 un boato violentissimo ha squassato l’aria. Dalla porta della Banca dell’Agricoltura si è visto gente uscire di corsa e cadere a terra, mentre un fumo acre si diffondeva nella piazza. Alle prime persone accorse nella banca si è presentato uno spettacolo allucinante: decine di corpi sanguinanti, alcuni ridotti letteralmente a brandelli, sedie e tavoli rovesciati, documenti sparpagliati dappertutto. Al centro del salone per il pubblico, proprio dove era situato un massiccio tavolo restano solo i frammenti del mobile e un buco di 80 centimetri e profondo quasi altrettanto ad indicare dove era stato collocato l’ordigno. Uno dei primi accorsi, don Corrado Fioravanti ha detto: «Mi sono fatto forza e sono entrato nel locale devastato. C’era il classico odore di polvere bruciata, che io conosco bene perché ho fatto la guerra. Ho visto una quindicina di persone tra morte o moribonde. Non so bene, forse erano tutte morte. Ho dato loro l’assoluzione una per una. Poi ho dato, come potevo, assistenza ai feriti».
Di fronte alla carneficina non si voleva credere ad un attentato. Si parlava di esplosione della caldaia dell’impianto di riscaldamento. Poi la tragica, agghiacciante conferma: qualcuno aveva deliberatamente provocato il massacro. La coincidenza dell’attentato milanese con quelli avvenuti – quasi alla stessa ora – a Roma indicano un disegno preordinato.
«Mi trovavo al primo piano degli uffici quando una grande ventata mi ha scagliato contro un armadio». Chi racconta è Carlo Masanzani uno dei 280 impiegati della banca, che ha il suo posto di lavoro su uno dei due piani a balconate della banca. «Ho sentito un grande boato – ripete Masanzani – e sono finito contro l’armadio. Mi sono allora affacciato dall’alto e ho visto l’ufficio centrale della banca, dove un momento prima si trovavano almeno centocinquanta persone, quasi tutti commercianti e agricoltori, completamente devastato. Mi sono toccato e mi sono reso conto che perdevo sangue dalla fronte, da un braccio e dalle gambe. Il rumore dell’esplosione è stato terrificante».


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+